Investimenti responsabili sempre più diffusi in Europa
Presentato l’European Sri Study 2018. Ottima performance dell'Italia che primeggia nel Vecchio Continente nel campo degli investimenti tematici
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“Data la necessità di cooperazione su scala europea riguardo alle questioni economiche e politiche e in considerazione del rischio che la Brexit incoraggi le forze politiche anti-sistema in altre aree d’Europa, non è chiaro chi ne trarrà davvero vantaggio”. Tristan Perrier, seniror economist di Amundi, prefigura gli scenari che la Brexit potrebbe comportare per i Paesi dell’Unione Europea.
“Al massimo – argomenta l’economista – si potrebbe sostenere che l’Irlanda potrebbe utilizzare proficuamente la sua posizione geografica come porta di accesso tra il Regno Unito e l’UE, anche se è più esposta di altri Paesi a potenziali problemi economici nel Regno Unito. Alcune attività ad alto valore aggiunto continueranno a trasferirsi nelle principali città europee, ma finora questo spostamento, sebbene significativo, non è stato eclatante”.
In termini di flussi commerciali “dopo l’Irlanda, ci sono il Belgio e i Paesi Bassi dove le esportazioni verso il Regno Unito rappresentano la quota maggiore del Pil (beni e servizi) ma, a causa della complessità delle catene del valore integrate europee, gli effetti negativi potrebbero essere più estesi in molti paesi di quanto non sembri”.
“In caso di Brexit no-deal – conclude Perrier – ci sarebbe un danno economico per tutta l’Europa (sebbene molto di più per il Regno Unito rispetto al resto d’Europa) attraverso i canali finanziari, commerciali e di fiducia, nonché problematiche politiche poiché l’Unione europea dovrebbe gestire questa sfida (compresa la grande incertezza su ciò che potrebbe accadere con l’Irlanda) in un contesto interno già complicato dalla situazione italiana e dall’aumento generale di movimenti politici avversi”.
