Ben Zimra (Edmond de Rothschild): “Decennale americano al 3%? Fuoco di paglia, preferiamo scadenze brevi”
30 aprile 2018
di Eugenio Montesano
3 min
I rendimenti del decennale USA sono saliti oltre la soglia simbolica del 3% per la prima volta dal 2014. Eliezer Ben Zimra, bond manager del gruppo svizzero, spiega quali sono gli strumenti obbligazionari meglio equipaggiati per far fronte all’aumento di tassi e rendimenti.
“I mercati obbligazionari stanno affrontando parecchie sfide. Sono costosi, offrono rendimenti decisamente modesti e devono far fronte al rischio di un aumento dei tassi d’interesse. Ci sono ancora opportunità, ma per sfruttarle c’è bisogno di una selezione più rigorosa su tutti gli strumenti del mercato obbligazionario”.
Secondo Eliezer Ben Zimra, cogestore assieme a Guillaume Rigeade del fondo obbligazionario unconstrained Edmond de Rothschild Fund Bond Allocation, la strategia migliore per investire nei mercati obbligazionari correnti dev’essere imperniata su un approccio attivo e flessibile.
In uno scenario caratterizzato dall’andamento incerto dei tassi di interesse, dalla divergenza – seppur ancora debole – dei rendimenti dei titoli europei rispetto agli Stati Uniti e dalla normalizzazione della politica monetaria da parte della Fed, cui dovrebbe far seguito quella della Bce, qual è il modo corretto per gestire l’allocazione obbligazionaria? Quali settori o aree geografiche dovrebbero privilegiare gli investitori?
Eliezer Ben Zimra, bond manager del fondo obbligazionario unconstrained Edmond de Rothschild Fund Bond Allocation
Il credito, e in particolare l’alto rendimento europeo, sta beneficiando del miglioramento dei fondamentali aziendali. E il credito subordinato di tipo finanziario è ancora interessante in quanto il segmento registra minori crediti in sofferenza (non-performing loan) e gode di un contesto normativo più favorevole. Se i tassi di interesse aumentano, le obbligazioni di tipo finanziario dovrebbero sovraperformare gli altri segmenti obbligazionari in quanto la redditività delle banche (e conseguentemente il rischio di credito bancario) è destinata a migliorare.
I paesi periferici europei come il Portogallo, la Grecia e Cipro sono interessanti. Grazie all’aumento della dinamica economica nella regione e alla riduzione del rischio politico, alcuni dei rating di questi paesi sono migliorati. Moody’s, ad esempio, ha portato la Grecia da Caa2 a B3 con outlook positivo nel febbraio 2018. Gli investitori dovrebbero anche considerare il debito dei paesi emergenti, le obbligazioni europee indicizzate all’inflazione e il credito investment grade statunitense.
Il rendimento dei Treasury statunitensi decennali ha superato la soglia psicologica del 3%. Cosa significa per i mercati e per l’economia globale? Il presidente della Fed Jerome Powell potrebbe decidere di accelerare i suoi piani per la normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti già dalla prossima riunione di mercoledì 2 maggio?
Non siamo più sottopesati sul Treasury americano, e terremo la nostra esposizione anche qualora i rendimenti degli Stati Uniti dovessero aumentare ulteriormente. Anche se i guadagni in conto capitale sembrano ancora molto contenuti, l’esposizione a questa asset class aumenta la diversificazione del portafoglio in uno scenario avverso e deflazionistico. Ci aspettiamo due ulteriori rialzi dei tassi nel 2018, seguiti da altri tre rialzi nel 2019. Il portafoglio detiene obbligazioni indicizzate all’inflazione coperte dal rischio legato ai tassi d’interesse.
Alcuni gestori di fondi obbligazionari globali come Pimco e Fidelity ritengono che oltre il 3% i rendimenti del decennale USA siano decisamente allettanti. Allo stesso tempo, dicono questi asset manager, è improbabile che il rendimento possa aumentare ulteriormente alla luce di un’inflazione ancora contenuta e in lenta risalita. Qual è la vostra lettura?
Siamo neutrali sui titoli del Tesoro USA a 10 anni, in quanto a nostro avviso i livelli attuali dei tassi a breve termine diminuiscono l’attrattività del decennale. Ci attendiamo dunque un irripidimento della curva dei rendimenti. Preferiamo le scadenze brevi a obbligazioni a lunga scadenza, che potrebbero essere colpite da un qualsiasi cambiamento a sorpresa delle aspettative di inflazione: c’è il rischio che i prezzi del petrolio (ai massimi dal 2014), la riforma fiscale di Donald Trump e la politica monetaria della Fed possano spingere al rialzo l’inflazione americana.
La maggiore allocazione del fondo nello spazio investment grade è sui titoli del debito pubblico italiano, che offrono ancora spread più elevati a prezzi relativamente più bassi rispetto ad altre obbligazioni governative europee. C’è ancora molta incertezza in merito al superamento dell’impasse politico. Che impatto ha questa dinamica sulla vostra visione di lungo termine del paese? Continuerete ad acquistare obbligazioni italiane o ridurrete la vostra esposizione?
Le prospettive politiche sono ancora molto poco chiare. Anzitutto, non si può escludere un’alleanza tra la Lega e il Movimento 5 stelle. Anche se la loro posizione sull’Europa è meno aggressiva di una volta, questa moderazione potrebbe essere solo una soluzione politica dell’ultimo minuto fatta in chiave elettorale. In secondo luogo c’è una stanchezza verso le politiche di austerità che tutti i principali partiti principali vogliono sfidare. Il grosso problema è che il debito pubblico italiano non è diminuito, e va dunque sottolineato che non c’è spazio di manovra per modificare le principali riforme attuate durante i governi precedenti, come quella sulle pensioni.
“Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
Il rischio bolla sui Pir ventilato da alcuni osservatori del mercato andrebbe ridimensionato alla luce delle valutazioni, ancora a sconto. E la rimozione dell’incognita politica potrà dare nuova linfa al settore.
“Non è saggio possedere un’ampia concentrazione di un’asset class la cui performance dipende così tanto da un unico compratore”. Amanda Stitt, Head of Fixed Income Product Specialists di Legg Mason, suona l’allarme in vista del tapering Bce.
Premiato da Morningstar come miglior gestore in Europa per la categoria reddito fisso, lo specialista Emerging market debt (EMD) del gestore newyorkese spiega quali paesi prediligere, quali sottopesare e come investire tra bond locali e in valuta forte.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio