Inflazione Ue senza freni. La Bce è attesa al varco
A febbraio nuovo balzo dei prezzi al 5,8%. de Guindos: la guerra in Ucraina li alimenterà ulteriormente. E Bruxelles lancia l’allarme: dal conflitto impatto negativo sulla ripresa
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Adelante, con juicio. Il board della Bce arriva all’importante riunione del 10 marzo sempre tra gli stessi due fuochi, inflazione e ripresa economica, solo con le fiamme sensibilmente più minacciose a causa dell’aggressione della Russia all’Ucraina. Mai probabilmente si era trovata davanti a una situazione tanto complessa e imprevedibile. Per questo, secondo i gestori, la posizione che i membri del board assumeranno sarà con tutta probabilità quella di proseguire sulla strada annunciata ma garantendo massima prontezza e flessibilità. Avanti, con cautela.
Chi dunque si aspettava per giovedì un annuncio riguardo la normalizzazione della politica monetaria, e quindi l’apertura a un aumento dei tassi per fine anno, ha dovuto rivedere le attese e ora gli occhi sono tutti puntati sulle nuove stime macroeconomiche che Francoforte diffonderà al termine del meeting.
“Nel momento in cui la Banca Centrale Europea si stava orientando verso una normalizzazione delle proprie politiche, la crisi ucraina in corso e le sanzioni alla Russia potrebbero invece contribuire a rafforzare un approccio più cauto”, osserva Pietro Baffico, european economist di abrdn, secondo cui il board dell’Eurotower dovrà valutare il trade-off tra un’inflazione alta e crescente e le implicazioni economiche negative del conflitto.
“La riunione di marzo è importante per i mercati anche in vista delle previsioni macroeconomiche trimestrali, che rivelano le prospettive di inflazione a medio termine della Bce. Data l’elevata incertezza, gli investitori possono quindi aspettarsi che la Bce eviti di impegnarsi in anticipo sui futuri aumenti dei tassi al fine mantenere una certa flessibilità – aggiunge Baffi -. Sarà altrettanto importante vedere se il Consiglio direttivo prenderà in considerazione eventuali cambiamenti nella pianificazione delle sue politiche, o qualsiasi impegno per assicurare la trasmissione regolare della politica monetaria, per salvaguardare i premi per il rischio di credito nella zona euro dai rischi di frammentazione”.

Anche per Konstantin Veit, portfolio manager european rates di Pimco, l’elevata incertezza sulle prospettive macroeconomiche porterà Christine Lagarde a concentrarsi sull’opzionalità della politica. “Ci aspettiamo che la Bce riveda al rialzo le sue proiezioni trimestrali sull’inflazione e che mantenga l’apertura verso una fine anticipata degli acquisti netti di asset rispetto al piano stabilito a dicembre, una volta che la crisi attuale si sarà attenuata”, afferma, chiarendo di non aspettarsi l’annuncio formale di una data di fine definitiva o una ritaratura sostanziale del programma App. Il peggioramento dello scenario geopolitico offusca troppo la visibilità e impone una rivalutazione delle prospettive di crescita.
“Nel medio termine crediamo che la Bce punterà certamente a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a tassi di riferimento a zero, con poche ambizioni al di là di questo. A lungo termine rimane una notevole incertezza su dove potrebbe collocarsi un tasso di riferimento neutrale per la zona euro, ma qualsiasi livello tra lo 0% e l’1% sembra ragionevole in confronto alle altre aree”, sostiene Veit.

Per Gilles Moëc, group chief economist di Axa Im, la principale differenza dell’attuale scenario rispetto a quello pandemico sta nel fatto che Francoforte non ha lo stesso potere di aiutare i governi a finanziare un aumento del debito pubblico: questa volta, l’inflazione è la prima manifestazione della crisi in campo economico, non un effetto ritardato. “Mentre questa settimana ci aspettiamo che Christine Lagarde segnali un ritmo di normalizzazione della politica più lento di quanto ci si potesse aspettare dopo la riunione di febbraio, pensiamo che la direzione generale di marcia non sia cambiata. In tempi incerti i banchieri centrali tendono a reagire con due precedenti storici in mente. Uno è l’errore politico di mantenere una posizione troppo hawkish durante la Grande Depressione degli anni ’30. L’altro è l’errore simmetrico di mantenere un atteggiamento troppo dovish nel corso degli anni ’70. Il nuovo orientamento fiscale non sarà indolore”, avverte.

In mezzo a tanta incertezza, per Enguerrand Artaz, gestore di La Financière de l’Echiquier, una delle poche cose sicure è che sarà l’Europa a pagare il conto più salato del conflitto, con la bolletta energetica che rischia di salire alle stelle facendo rallentare ulteriormente la produzione in molti settori. Alla luce di questo, quindi, a detta di Artaz la posizione di Lagarde e colleghi potrebbe non essere così complicata. “Con un’inflazione sottostante nell’Eurozona significativamente più bassa che negli Stati Uniti, la Bce aveva già maggior margine di manovra rispetto alla Fed – chiarisce -. Nel caso di un rallentamento dell’attività, insieme a un’impennata dei prezzi dell’energia che, alla fine, avrebbe un impatto negativo sul potere d’acquisto delle famiglie e quindi sui consumi, la Bce sarebbe poco incentivata ad agire rapidamente”.
Diverso il discorso per Powell. “L’impatto sull’economia statunitense sarà molto più moderato. Di contro, l’aumento dei prezzi dell’energia accentuerà ulteriormente un tasso d’inflazione già molto elevato e soprattutto diffuso in tutti i settori dell’economia. La Fed non ha quindi altra scelta se non quella di proseguire a ritmo serrato verso la stretta monetaria”, aggiunge.
Per il gestore di La Financière de l’Echiquier, quindi, i mercati potrebbero trovarsi in una situazione in cui gli Usa dovranno far fronte a una drastica stretta monetaria e l’Europa a un vuoto d’aria nella crescita. “Non è una prospettiva molto rassicurante anche se la si può circostanziare: in molti mercati, le valutazioni sono scese parecchio rispetto ai picchi dell’estate del 2021. In Europa, per esempio, il p/e dell’Eurostoxx 50 è ora dell’8% sotto la mediana a 15 anni, mentre era del 26% più alto l’estate scorsa. In altre parole, buona parte della strada potrebbe già essere stata fatta”, conclude.
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