“Banche sempre meno banche dopo Covid19”
La pandemia conferma le difficoltà delle banche italiane sul lato della marginalità, soprattutto a causa della politica monetaria ancora fortemente espansiva della Bce. I numeri nel report Kpmg
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Non è più una questione di se, ma di quando. Il risiko bancario in atto da tempo nel mercato italiano è destinato ad accelerare nei mesi a venire, creando opportunità anche per gli investitori. Non a caso il settore è uno dei più monitorati dagli addetti ai lavori, a caccia dei titoli che potrebbero offrire le maggiori soddisfazioni e del momento giusto per puntarci.
Consolidamento necessario
Il calo dei margini sta interessando il settore in tutta Europa, tra tassi negativi (che limitano la profittabilità degli istituti), crescita nell’utilizzo dell’home banking e normativa sempre più pressante. Aspetti ai quali andrebbe aggiunta anche la necessità di investire massicciamente in tecnologia per tenere il passo dell’innovazione. Uno scenario in virtù del quale oggi molti istituti faticano ad avere ritorni pari ad almeno il costo del capitale, costringendoli di fatto a valutare aggregazioni. Perché le grandi dimensioni consentono di generare economie di scala, e per questa strada di difendere i margini. Soprattutto in una fase come quella che stiamo vivendo in cui si prospetta un forte incremento dei crediti deteriorati in pancia alle banche, come conseguenza delle difficoltà di molte aziende clienti alla presa con la crisi Covid. Come ricorda Marco Troiano, deputy head of the financial institutions team di Scope Ratings, in Italia “vi sono ancora ampi margini di consolidamento a causa dell’elevato numero di banche presenti nel settore e della quota di mercato ridotta detenuta dai maggiori player. La più grande banca italiana, Intesa Sanpaolo, è l’unica con una quota superiore al 20%, mentre UniCredit e Banco Bpm detengono rispettivamente la seconda e la terza posizione con circa il 12% e il 5% del mercato domestico”.
Per Angelo Meda, responsabile azionario di Banor Sim, sono tre i fronti da monitorare: “Il primo vede Banco Bpm in cerca di un alleato, da ricercarsi nella Bper in prima istanza o in Unicredit in caso di fallimento della pista emiliana”, spiega l’esperto. “Il secondo è valutare l’eventuale insuccesso dell’Opa di Credit Agricole su Credito Valtellinese. Il terzo è il destino di Mps, ancora incerto tra un futuro da sola, ma ridimensionato, o una vendita”. Secondo Meda, per chi vuole investire su questo tema, i titoli più interessanti sono quelli delle tre potenziali prede, cioè Banco Bpm, Mps e Creval. Senza dimenticare il potenziale di rivalutazione “del cosiddetto ‘mondo di mezzo’, fatto di istituti chiamati a cercare un’aggregazione per uscire da dinamiche provinciali”. Qualche esempio? “Banca Popolare di Sondrio, Banco di Desio e Credito Emiliano”.
Secondo gli analisti di Deutsche Bank, le banche italiane sono entrate nella crisi Covid 19 con ratio sui crediti deteriorati ai minimi degli ultimi cinque anni (grazie alla pulizia dei bilanci effettuata in questo periodo) e coefficienti patrimoniali forti. Uno scenario che garantisce un cuscinetto protettivo in vista dell’incremento dei crediti deteriorati. Complici le novità normative nazionali per favorire le aggregazioni, gli esperti dell’istituto tedesco vedono ben posizionate per l’m&a Mediobanca e Banca Popolare di Sondrio, che potrebbero offrire buone soddisfazioni agli investitori, complice la sottovalutazione del settore bancario italiano rispetto a quello dei Paesi vicini.
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