Verso una nuova ondata di M&A
Trezzi (Invesco): “Post Mifid II, la rilevanza delle dimensioni e la capacità di offrire una molteplicità di soluzioni di investimento sono diventati elementi imprescindibili per sopravvivere”
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Passerà dal risparmio gestito e dalla gestione patrimoniale il prossimo risiko sulle Piazze internazionali. Ne sono convinti gli esperti dopo che sul mercato si sono già intraviste le prime indicazioni in questa direzione. E il consolidamento potrebbe anche attraversare Piazza Affari mentre all’orizzonte si stagliano nuovi protagonisti pronti a prendere posizione sulla scacchiera, big tech e fintech.
Solo nel primo semestre del 2020, secondo uno studio di Pwc, sono stati 55 gli accordi siglati nel wealth management (in aumento del 15% rispetto alla seconda metà del 2019) per complessivi 14,6 miliardi di dollari e 33 gli accordi nell’ambito del consolidamento del gestito (+18% rispetto al 2019) per un valore complessivo di 5 miliardi di dollari. E la seconda ondata di Covid19, accompagnata dalla politica monetaria delle banche centrali volta a lasciare i tassi ai minimi e a immettere liquidità nel sistema per scongiurare gli effetti di una crisi economica prolungata, potrebbe accelerare il consolidamento. Senza considerare che costi regolatori, commissioni in calo e necessità di tenere il passo con le innovazioni tecnologiche rendono sempre più conveniente raggiungere dimensioni di scala adeguate.
“La pressione imposta dal Covid19 rende più probabile che banche e assicurazioni decidano di sbloccare liquidità mettendo sul mercato le quote di controllo detenute nelle società del risparmio gestito. Il che potrebbe portare a un incremento dell’M&A nel comparto con le società pronte a non lasciarsi scappare occasioni d’acquisito in business complementari o in ambito tecnologico”, sostiene Caroline Chambers di Accenture.
Le direttrici di marcia da tenere sotto osservazione per comprendere i prossimi flussi sono tre: prodotti, distribuzione e innovazione tecnologica. L’obiettivo dei protagonisti è quello di giocare una partita a livello globale rafforzando possibilmente la propria presa sui settori a maggiore redditività e su quei mercati che presentano ancora ampia prospettiva di crescita. A iniziare dall’Italia dove, secondo i dati più recenti, sono quasi 1700 i miliardi accumulati sui conti correnti e che potrebbero essere convogliate verso soluzioni di investimenti auspicabilmente più redditizie e meno soggette al rischio di patrimoniali.
L’anno, come nota Pwc, è iniziato con tre maxioperazioni: l’acquisizione di E-trade da parte di Morgan Stanley per 13,1 miliardi di , seguita da quella di Personal Capital Corp da parte di Empower Retirement per un miliardo e, infine, il matrimonio tra Franklin Templeton e Legg Mason per 4,5 miliardi
Il trend non ha accennato a rallentare. “A trainare l’M&A nell’ambito del gestito vi è la considerazione che numerose società stanno cercando migliorare la competitività aumentando la propria dimensione. Ci aspettiamo che gli accordi futuri si focalizzino sulle società performance superiori alla media e, più in dettaglio, favoriscano le società che offrono prodotti popolari come i fondi Esg” commenta in merito Pwc secondo cui poi nell’ambito della gestione patrimoniale saranno sempre di più nel mirino gli indipendenti.
Due settimane fa Morgan Stanley ha annunciato di aver raggiuto un accordo di acquisizione di Eaton Vance, per sette miliardi di dollari. Lo shopping raddoppierà gli asset in gestione del gruppo che toccherà così quota 1200 miliardi di dollari, un livello con cui arriverà potrà competere con colossi del gestito come Blackrock e Vanguard. Complessivamente l’asset management del gruppo guidato da James Gorman sarà in grado di generare un giro d’affari di 5miliardi di dollari. Negli Usa invece il fondo attivista Trian Fund di Nelson Peltz è recentemente sceso in campo acquistando una partecipazione pari al 9,9% sia in Invesco sia in Janus Henderson per spingere, a una fusione. L’idea di Trian Fund sarebbe quella di convincere, da dentro, Invesco a rilevare Henderson per dare vita a un gruppo di gestione del risparmio in grado di rivaleggiare con un gigante come Blackrock. Non solo: Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, intervistato da Bloomberg, si è detto prendere parte attivamente al risiko nel settore.
La sensazione, secondo quanto riportato da dietro le quinte dai protagonisti della scena, è quella di un momento di enorme fermento in cui tutti parlano con tutti alla ricerca della perfetta quadratura del cerchio. Se a settembre si è parlato di un avvicinamento tra Ubs e Credit Suisse per ora rimasto sulla carta, c’è chi non manca di ricordare come Amundi sia stata ipotizzata in avvicinamento verso Dws, ma anche verso Natixis Investment Manager e Allianz Global. Peraltro, solo un anno fa le nozze ipotizzate erano quelle di Dws e Ubs. Senza considerare che proprio nelle ultime settimane è stato alzato il velo su una ipotesi di trattativa rimasta sulla carta: quella di Mediobanca su Banca Generali (controllata al 50,1% da Generali che, a sua volta, è partecipata da Piazzetta Cuccia con il 13% del capitale). Insomma, le danze sono state aperte e i carnet di ballo sono in attesa di essere riempiti. Ma è meglio affrettarsi prima che le prede più ambite trovino partner adeguati.
In vetrina, nel frattempo, è stato messo Lyxor AM (Soc. Gen.) terzo fornitore di Etf in Europa valutato intorno al miliardo di euro ed entrato nel mirino di Amundi e Dws. Sul mercato sarebbe appena arrivata anche la divisione di asset management di Wells Fargo valutata che, forte di 578 miliardi di dollari di asset in gestione, avrebbe una valutazione intorno ai tre miliardi di dollari. Il colosso a stelle e strisce, tuttavia, nonostante il crollo del 57% dei profitti registrato nel terzo trimestre dell’anno, si terrebbe stretto il business della gestione patrimoniale rivolto ai clienti di fascia elevata.
A Milano a essere osservate speciali sono Anima e Arca sgr, per la loro compagine azionaria, e FinecoBank, che con l’uscita di Unicredit è diventata una public company completamente contendibile. Da Anima, partecipata al 19,4% da Banco Bpm e al 10% da Poste Italiane, potrebbe passare un eventuale matrimonio italo francese tra Credit Agricole e lo stesso Banco Bpm. Tra le ipotesi avanzate dagli analisti vi è anche quella di una possibile offerta da parte di Amundi (controllata al 69,8% da Credit Agricole) su Anima. Indiscrezioni mai confermate avevano poi annoverato, fino a qualche mese fa, anche Arca sgr (al 57% controllata da Bper, e partecipata anche da Pop. Sondrio) e Azimut tra i potenziali pretendenti alla mano di Anima per la costituzione di un campione tricolore del settore.
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