Direct lending, ecco come competere con le banche
"Il fattore chiave è avere accesso a un flusso di origination dei prestiti che permetta ai gestori di essere credit picker piuttosto che credit taker". L'analisi di Hermes Im
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La strada per il consolidamento bancario, a livello italiano e europeo, è ancora lunga e ricca di ostacoli. E’ questa in sintesi l’analisi del direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, nel suo intervento al convegno “Oltre Basilea”. Il consolidamento degli istituti bancari a livello nazionale “è in corso, tra marzo 2017 e marzo 2019, siamo passati da più di 431 a 113 banche o gruppi bancari indipendenti, anche grazie agli effetti normativi, con le Bcc raggruppate in due gruppi e quelle trentine che hanno scelto l’investor protection”, ha spiegato, aggiungendo che sul tema di come creare campioni europei “la questione è complicata, perché finché non sarà completata e riconosciuta come unica giurisdizione l’Unione bancaria europea, ci saranno ostacoli che rendono poco efficienti fusioni e acquisizioni”.
Sabatini ha anche sottolineato che persiste anche un problema di incertezze per gli investitori, ad esempio “su quale sarà il requisito patrimoniale di Cet1 richiesto alle entità post-fusione, si tratta di un elemento oggi incerto”.
Il dg Abi ha anche toccato il tema degli Npl. Il processo di riduzione dei crediti deteriorati “è molto più accelerato di quanto immaginassimo, a fine 2021, secondo le nostre nuove proiezioni, riteniamo che il rapporto fra i crediti deteriorati lordi e il totale degli impieghi scenderà sotto il 5%, ossia la soglia individuata da Eba come quella di normalità”, ha assicurato.
Tornando al tema del consolidamento bancario, un appello in tal senso è arrivato anche dal vice presidente della Bce, Luis de Guindos. “Il consolidamento domestico è cruciale. Fusioni e acquisizioni possono generare notevoli risparmi sui costi, in particolare nei mercati bancari meno concentrati”, ha affermato, aggiungendo che “ciò può essere ottenuto attraverso economie di scala”, ad esempio con “minori spese amministrative e una razionalizzazione delle filiali”.
Tuttavia, ha proseguito de Guindos, il consolidamento cross border “è un complemento indispensabile alle fusioni e acquisizioni domestiche”, infatti, le banche più diversificate geograficamente “hanno mostrato una maggiore redditività negli ultimi anni”. Per il vice di Draghi “ci sono ancora alcuni ostacoli significativi che ci impediscono di sfruttare appieno i vantaggi del consolidamento transfrontaliero” e per facilitare le fusioni e le acquisizioni delle banche dell’area euro, “dobbiamo compiere ulteriori progressi verso il completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali e superare gli ostacoli normativi e di vigilanza prevalenti”.
“Le banche veramente paneuropee – ha continuato de Guindos – devono condurre la liquidità e la gestione del capitale a livello consolidato per essere efficienti”. In questa direzione, “passi concreti comportano l’istituzione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi e, successivamente, anche l’eliminazione di opzioni e discrezionalità nazionali, ad esempio per quanto riguarda il capitale e la liquidità, nonché l’armonizzazione delle leggi in materia di insolvenza e dei regimi fiscali”, ha aggiunto.
Nel mirino anche le discrepanze nell’insolvenza e nei sistemi giudiziari che “ostacolano l’attività transfrontaliera nei mercati dei capitali. Un quadro coerente ed efficiente è fondamentale per ridurre l’incertezza per gli investitori transfrontalieri”, ha concluso de Guindos.
