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Secondo Bankitalia circa la metà della liquidità nazionale è detenute dalle famiglie di centro e sud Italia. Ecco come banche e reti si attrezzano per mobilizzarla
Banche e reti di consulenza finanziaria guardano sempre più a sud nell’esecuzione delle loro strategie commerciali. Il motivo? È lì che risiede gran parte della liquidità in eccesso che le famiglie tengono parcheggiata su conti correnti e depositi infruttiferi.
È quello che emerge dalle analisi dei rapporti sulle “Economie regionali” di Bankitalia secondo cui la maggior parte della liquidità in Italia è detenuta proporzionalmente più a sud che a nord. Secondo i dati di Via Nazionale i cittadini del centro, sud e isole hanno il 38% della ricchezza finanziaria complessiva del Paese, ma quasi il 50% in liquidità (elaborazioni ufficio studi Assogestioni). In soldoni, al nord c’è più ricchezza ma gran parte di questa è già investita; è nel Sud Italia che il bacino di liquidità non investita è più grande. Il potenziale per banche e reti di consulenti finanziari è quindi enorme.
“La liquidità rappresenta un asset importante per le famiglie di questi territori, per i motivi che si possono intuire: molti clienti hanno la concezione errata che tenere i soldi sul conto corrente possa tenere al riparo la ricchezza da quello che accade all’esterno”, spiega a FocusRisparmio Cosimo Russo, responsabile del servizio wealth management di Banca Popolare di Puglia e Basilicata (BPPB d’ora in avanti). “Dimenticano però il potere dell’inflazione, seppur minima, che erode il valore reale del denaro con il trascorrere del tempo”, sottolinea il manager della banca che può contare su una forza vendita composta da oltre duecento consulenti bancari e da una piccola rete di 40 consulenti fuori sede.
Crociata al Sud Italia
Gli operatori più importanti attivi sull’intero territorio nazionale sono consapevoli delle potenzialità inespresse della ricchezza detenuta dalle famiglie del Mezzogiorno e mettono a punto strategie commerciali ad hoc per veicolare queste risorse in impieghi al servizio dell’economia reale della regione.
La rete di consulenti finanziari di IwBank, per esempio, su 40 nuovi ingressi da inizio anno 26 sono afferenti all’area centro-sud. Per Widiba – da sempre caratterizzata da una forte presenza al Sud ereditata dai tempi dell’operazione di acquisizione di Banca 121 (ex Banca del Salento) – i nuovi ingressi sono stati 7 di cui ben 5 nelle regioni del centro (Toscana e Lazio) e del sud (Calabria e Sicilia). In totale, la rete guidata da Nicola Viscanti su 528 consulenti finanziari ne conta ben 360 operanti nelle regioni del centro e del sud.
Ma come investono, oggi, i cittadini del Mezzogiorno? “Più di un quarto della clientela che investe in Puglia e Basilicata è in risparmio gestito (fondi comuni e polizze assicurative)”, ci spiega Russo di BPPB, che aggiunge, “il fascino esercitato dall’immobile rappresenta ancora un forte retaggio culturale del passato, ma va detto che c’è molta differenziazione fra fasce d’età. Oggi anche fra i più giovani le scelte strategiche d’investimento ricadono per lo più in strumenti di risparmio gestito”.
Ecco allora l’opportunità che banche e reti non possono lasciarsi scappare. I dati Assoreti relativi ai primi 6 mesi dell’anno confermano che il lockdown non ha fermato l’attività e il recruiting dei consulenti finanziari. Da gennaio il numero di consulenti attivi con mandato presso le reti di consulenti finanziari è aumentato di 142 unità, superando i numeri del 2019.
Le risposte positive all’emergenza Covid19 non si limitano quindi alla tenuta del patrimonio ma si estendono anche al settore dello sviluppo professionale e territoriale delle reti di consulenza, un segnale forte che va nella direzione di trasformare la ricchezza improduttiva in motore dell’economia reale.
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