Dal private banking 125,7 miliardi all’economia reale
Il segmento pesa per il 68% nel totale delle scelte di investimento a favore delle imprese. In calo il contributo delle famiglie. La ricerca Intermonte
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Quali sono i trend che ridisegneranno l’industria del private banking dal 2020 in poi? Secondo Artur Baluszynski, capo della ricerca di Henderson Rowe, saranno in particolare cinque: la trasparenza, la compressione delle commissioni, l’ascesa degli investimenti passivi, degli investimenti alternativi (in particolare infrastrutture e rinnovabili) e degli Etf attivi.
“Che si tratti di prodotti o cultura aziendale, la trasparenza è in cima alle priorità della maggior parte dei clienti quando selezionano i gestori degli investimenti. I risultati, dall’esposizione di strutture di commissioni complicate al miglioramento della visibilità del portafoglio sottostante, saranno a vantaggio degli investitori”, commenta Baluszynski. Del resto, è la mancanza di trasparenza ad aver consentito alcuni dei maggiori casi di frode e una serie di illeciti finanziari. Lo schema di Bernie Madoff sarebbe stato individuato ben prima se investitori e regolatori avessero esaminato esattamente cosa c’era nel fondo.
Certo, aggiunge l’esperto, se si guarda attentamente si potrebbe anche non apprezzare ciò che si vede, e alcuni clienti potrebbero persino rivalutare le loro attuali relazioni con i gestori patrimoniali scoprendo che il team di ricerca sugli investimenti, riceve solo 30 punti base dalla commissione di gestione dell’1,5%.
“Il problema fondamentale del settore risiede nel fatto che non ci sia una solida catena di responsabilità. Le persone che prendono decisioni di investimento sono spesso disconnesse dai clienti da strati di intermediari le cui azioni spesso non vengono controllate”, continua. La trasparenza delle commissioni e la rendicontazione delle prestazioni dovrebbero porre fine a tutto questo e proteggere soprattutto gli investitori meno esperti.
Poi c’è l’ascesa dei fondi passivi, che ad agosto hanno superato i fondi attivi sul mercato statunitense raggiungendo raggiungendo 4,27 trilioni di dollari di attività totali (il 50,15% del mercato). Anche in Europa, il flusso netto di prodotti passivi (95,3 miliardi di euro, pari al 51%) ha superato quello dei fondi attivi (90,7 miliardi, ovvero il 49%). “L’industria dei fondi passivi su entrambe le sponde dell’Atlantico è fiorente, perché consente ai clienti di gestire i propri soldi eliminando gli intermediari”, dice Baluszynski. E questo fa scendere le commissioni.
Alcune società accetteranno di far pagare commissioni minori ai clienti; altri passeranno a un sistema di remunerazione basato sulla performance; altri, secondo Baluszynski, potrebbero cercare di indurre in errore i clienti, mascherando i costi più alti. Oggi i clienti hanno accesso a varie formule di investimento low cost, e anche questo esercita una pressione al ribasso sulle commissioni.
C’è poi l’ascesa degli investimenti alternativi, dopo che nella fase post-crisi i rendimenti su titoli di stato e bond societari si sono abbassati in misura vistosa, spingendo alla ricerca di fonti di rendimento su altre asset class. Molte assicurazioni, fondi pensione e fondi sovrani hanno risorse che possono essere impiegate su investimenti alternativi e molti proprietari di infrastrutture (governi compresi) ne hanno approfittato per mettere in vendita tali asset, che per di più producono cash flow protetti dall’inflazione e indipendenti dal ciclo economico.
Senza contare il settore delle rinnovabili, in particolare dell’energia solare, che è cresciuto molto nell’ultimo decennio. La quota di energia solare ed eolica combinate dovrebbe crescere dal 7% attuale al 48% entro il 2050, secondo un report di Bloomberg NEF. Ma Baluszynski sottolinea che sarà in particolare il solare a farla da padrone, perché come fonte di elettricità è meno volatile del vento, ha un’infrastruttura più stabile, e presenta quindi un vantaggio di costo rispetto alle complesse turbine dell’eolico. “L’impegno globale contro il cambiamento climatico e la discesa dei prezzi delle energie rinnovabili è adesso un trend di lungo periodo, contrariamente a quanto si era creduto inizialmente”, prosegue Baluszynski.
Infine, un trend importante sarà rappresentato dalla crescita degli Etf attivi, cioè che non sono legati a un indice, che stanno diventando sempre più popolari, perché sono trasparenti e consentono di fare trading intraday. “Gli Etf attivi e altri prodotti simili adesso contano per circa 110 miliardi di dollari, una piccola fetta del mercato globale degli Etf e Etp. Che vale circa 6mila miliardi di dollari a livello globale (dati di novembre 2019).
Tra i pionieri di questo mercato vanno annoverate le strategie smart beta, che sono state efficacemente impacchettate in contenitori Etf, attraendo l’interesse di alcuni tra i più grandi player mondiali del mercato, come Vanguard and iShares. “Questo ha comportato concorrenza sulle fee e una maggiore scelta per gli investitori. Con un accesso agli strumenti online di asset allocation e un menu di strategie rules-based, il ruolo del “wealth manager” tradizionale sarà sotto pressione quest’anno”, conclude Baluszynski.
