Governance, investitori in pressing su clima e diritti
I gestori fanno fronte comune: nasce la Net Zero Asset Managers Initiative. Cosa c’è dietro le richieste del mercato agli emittenti
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Fra le esternalità positive provocate dalla pandemia Covid si annovera il contenimento delle temperature globali, sceso per il secondo trimestre consecutivo grazie al calo degli investimenti in combustibili fossili, all’aumento dei prezzi del carbonio e al significativo impegno verso la decarbonizzazione da parte di paesi e aziende.
E verso queste ultime sempre più asset manager sono convinti che si debba richiedere una reportistica più completa e regolare sui rischi legati alle problematiche di sostenibilità e governance. È stato uno dei temi cardine trattati nella Masterclass virtuale di Schroders dal titolo “Sustainability: Expect more than financial returns” nell’ambito del quale gli speaker hanno risposto al quesito su come, in qualità di investitori, possono valutare l’impatto degli investimenti sulla società e di conseguenza offrire rendimenti aggiustati per il rischio ai propri clienti.
“Il ritmo del riscaldamento globale è calato a 3,6°C rispetto ai livelli pre-industriali, al 30 marzo 2021, in calo rispetto all’aumento di 3,7°C registrato nell’ultimo trimestre del 2020”, fanno sapere da Schroders che per rilevare e misurare gli impatti delle aziende in cui investe sul clima si avvale di uno strumento proprietario lanciato nel 2017, la Climate Progress Dashboard. “Il dato rilevato nel primo trimestre di quest’anno – spiega Kate Rogers, head of sustainability di Schroders Wealth Management – è il più basso sin dal lancio della piattaforma”.
La Dashboard di Schroders offre ad analisti, fund manager e clienti della società londinese un’indicazione riguardo ai progressi di governi e industrie in tutto il mondo nei confronti del target di contenimento dell’aumento delle temperature entro i 2°C, stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015.
“Gli investimenti in petrolio e gas hanno continuato a diminuire rispetto agli asset globali del settore – dicono dalla società di asset management londinese –, mentre il prezzo delle emissioni di carbonio continua ad aumentare, sia nel mercato chiave del Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue, sia in quello più ridotto della US Regional Greenhouse Gas Initiative”.
Il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue, parte della politica europea di lotta ai cambiamenti climatici e primo e maggiore schema mondiale per lo cambio di emissioni, ha raggiunto nuovi massimi nelle ultime settimane, con prezzi superiori ai 40 euro per tonnellata di CO2.
“Riteniamo che saranno necessari prezzi più elevati per il carbonio, su una gamma più vasta di emissioni, affinché il cambiamento abbia la portata necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici. L’aumento sostenuto dei prezzi negli ultimi anni, nonostante il crollo della produzione industriale, ha dimostrato la resilienza di questo trend e i benefici dell’azione politica”, commenta Andy Howard, global head of sustainable investments di Schroders.
Su questo fronte si sta muovendo la Commissione europea che ad aprile ha annunciato la proposta di allargare il bacino delle imprese europee obbligate a fornire la dichiarazione non finanziaria (Dnf) alle grandi imprese quotate e non quotate eliminando la soglia dei 500 dipendenti.
“Se guardiamo alla sostenibilità nel contesto della pandemia globale, è diventato sempre più evidente che le imprese non sono isolate rispetto al proprio ambiente, né potrebbero esserlo. In qualità di steward del capitale dei nostri clienti, ci attendiamo che le aziende siano trasparenti e che si assumano la responsabilità per l’impatto delle proprie attività sul pianeta e sulla società in generale. Le persone si aspettano sempre più che assumano un ruolo da protagoniste sulle questioni sociali. Riteniamo che questo sia l’inizio di un nuovo contratto sociale tra aziende e società”, ha detto Katherine Davidson, gestore del fondo Schroder ISF Global Sustainable Growth di Schroders.
Davidson e Rogers hanno esaminato il ruolo che gli asset manager dovrebbero svolgere nel promuovere la responsabilità delle aziende; dalle stime e reporting sull’impatto, a come confrontarsi con le società per generare profitti aggiustati per il rischio per i clienti.
Schroders, inoltre, guarda con attenzione e ottimismo al resto del 2021, “con l’avvicinarsi della COP26 – spiegano – le autorità delle principali economie hanno dichiarato pubblicamente il loro impegno ad agire, preparando la scena per un’azione coordinata a livello globale che potrebbe portare a una riduzione sostenuta delle emissioni di gas a effetto serra, necessaria per l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia globale”.
“Abbiamo già visto i governi responsabili del 70% delle emissioni globali o del pil impegnarsi verso l’obiettivo della completa decarbonizzazione delle loro economie”, chiosa Howard. “In modo simile, il numero di aziende che si è impegnata al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, attraverso l’iniziativa Science Based Target, è cresciuto del 50% circa nel corso dell’ultimo anno ed è in continuo aumento”.
Schroders è fra gli 87 asset managers firmatari dell’accordo Net Zero Asset managers Initiative, un’alleanza che conta su circa 37mila miliardi di masse in gestione e si impegna a sostenere investimenti coerenti con l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 e vede fra gli aderenti i grandi nomi dell’asset management europeo, americano e internazionale.
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