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Jp Morgan Am: nei prossimi 10-15 anni crescita più lenta e inflazione più alta. Giù i rendimenti azionari e quadro desolante per i bond. Rally di private equity e private debt
Gli asset alternativi offrono un netto vantaggio rispetto ai mercati pubblici e gli investitori che aggiungeranno altre fonti di premio al rischio agli attivi tradizionali saranno in grado di vincere la sfida del rendimento nel lungo periodo. Parola degli esperti di Jp Morgan Asset Management, che nell’edizione 2022 delle consuete “Long-term capital market assumptions” fanno il punto sui mercati post-pandemia e mettono in guardia sui ritorni degli investimenti, destinati a restare al di sotto delle medie storiche.
Secondo le previsioni degli analisti americani, su un orizzonte temporale di 10-15 anni, le proiezioni per un portafoglio 60/40 si attestano al 4,3%. Una prospettiva che suggerisce agli investitori di guardare oltre le tradizionali asset class per ottenere ritorni più elevati. Inoltre, la ricerca evidenzia che sebbene i rendimenti reali delle obbligazioni continuino a restare contenuti, un rischio di liquidità non ben valutato potrebbe contribuire a posizionare meglio gli attivi reali.
“Siamo sempre più convinti che la pandemia lascerà poche cicatrici dal punto di vista economico, ma ci aspettiamo che gli interventi politici adottati al culmine della crisi avranno un impatto duraturo sui mercati”, spiega John Bilton, head of global multi-asset strategy di Jp Morgan Am, che sottolinea come la view nel complesso sia ottimistica. “Gli investitori disposti ad ampliare lo spettro delle opportunità di investimento aggiungendo altre fonti di premio al rischio agli attivi tradizionali, hanno ancora la possibilità trovare alfa e generare rendimenti solidi ed efficienti, anche se le aspettative di ritorno dei mercati pubblici restano basse”, assicura.
Quanto alle prospettive economiche, Karen Ward, chief market strategist per la regione Emea, sottolinea come per la prima volta in molti anni le proiezioni di inflazione a lungo termine siano al rialzo per tutte le economie, considerando una dinamica leggermente differente rispetto a quella vista dopo la crisi finanziaria globale. “Le economie hanno rapidamente eliminato i gap produttivi, mentre le politiche fiscali e monetarie continuano a lavorare in modo congiunto – afferma -. Prevediamo una crescita modesta del Pil reale rispetto agli standard storici, con i giganti economici quali Stati Uniti, Cina e India a guidare le previsioni. Prevediamo un aumento della produttività, stimolato dallo shock pandemico che incoraggia l’adozione di tecnologia da parte delle aziende, ma lo scenario demografico debole continuerà a pesare sulla crescita, sia nelle economie sviluppate sia in quelle emergenti”.
Crescita più lenta e inflazione al rialzo
Quanto alla crescita globale, gli esperti Jp Morgan Am prevedono un aumento del Pil reale del 2,2% per l’insieme di economie considerate nei prossimi 10-15 anni, inferiore rispetto al 2,9% dal 2010 al 2020 e al 2,7% dal 2000 al 2020. La crescita aggregata dei mercati sviluppati, che viene stimata all’1,5%, sarà abbastanza in linea con il track record storico, mentre la decelerazione della Cina peserà sull’aggregato dei Mercati Emergenti per i quali la stima è di un incremento del Pil del 3,7% rispetto al 6% del periodo 2000-2020.
Passando all’inflazione, come si diceva, per la prima volta in molti anni gli analisti Usa hanno aumentato le proiezioni a lungo termine al 2,4% (dal 2,2%) e ora vedono meno rischi di pressioni deflazionistiche persistenti. Nel report si sottolinea una dinamica inflazionistica diversa: dopo la recessione, i gap produttivi si stanno riducendo rapidamente e nel frattempo le politiche fiscali e monetarie accomodanti stanno lavorando in modo congiunto. L’inflazione che si sta manifestando nelle ultime fasi della pandemia Covid-19 si sta dimostrando leggermente più resistente di quanto si aspettassero le banche centrali.
Da punto di vista politico, invece, gli effetti delle scelte adottate durante la pandemia permarranno e gli esperti di Ip Morgan Am riconoscono che i coraggiosi provvedimenti fiscali e monetari che hanno consentito di uscire dal buio della crisi rappresentano un’evoluzione importante e duratura della politica economica. “Dopo un decennio di investimenti in conto capitale fiacchi, periodi di austerità e produttività debole, compensati da una politica monetaria accomodante – si legge nelle Ltcma -, ora ci troviamo in una fase che pone enfasi sulla crescita nominale e sulla disponibilità a tollerare bilanci elevati e debiti nazionali maggiori di quanto osservato dal 1945. Incoraggiati dal successo della loro politica durante la pandemia, i governi sono ora concentrati su obiettivi di medio termine. Sono già stati definiti piani di spesa pluriennali con una particolare attenzione alla ricostruzione di infrastrutture fatiscenti, alla disuguaglianza sociale e al cambiamento climatico”.
Azionario in frenata
Venendo ai mercati, la previsione è di un rendimento annuo invariato del 4,1% per le azioni statunitensi a grande capitalizzazione, mentre margini favorevoli e l’impatto delle valutazioni portano a un miglioramento delle attese per l’Eurozona di 60 punti base, al 5,8%. Piccolo taglio di 10 punti base sul Giappone, con le aspettative che calano al 5%, e un notevole aggiustamento al ribasso di 260 punti base, al 4,1%, per le azioni del Regno Unito, dove l’attuale mix settoriale indica sostanziali venti contrari sui margini e una probabile contrazione multipla. I mercati emergenti vedono un calo più modesto di 20 punti base, al 6,6%.
“Questi cambiamenti combinati fanno diminuire la nostra stima sui rendimenti azionari globali di 10 punti base, al 5% in dollari”, avvertono gli analisti.
Reddito fisso, fuori dagli Usa un quadro desolante
Per il reddito fisso, se le prospettive per i titoli di Stato rimangono preoccupanti, le previsioni sui rendimenti nominali delle obbligazioni migliorano rispetto al 2021. Rendimenti iniziali più elevati e il semplice spostamento in avanti di un anno ( in modo che i calcoli non considerino un anno di tassi zero o negativi e includano un anno di tassi almeno modestamente più alti alla fine dell’orizzonte di previsione) migliorano i rendimenti delle obbligazioni.
Insieme, questi fattori spingono la previsione di rendimento del Treasury decennale statunitense al rialzo di 80 punti base al 2,4%, mentre le previsioni di rendimento della liquidità in dollari sono in aumento di 20 punti base all’1,3%. “Tuttavia – viene precisato nel report -, la nostra stima dell’inflazione statunitense al 2,3% implica ancora rendimenti reali negativi per la liquidità e un rendimento reale praticamente nullo per i Treasury, in media, nel nostro orizzonte di previsione”.
Al di fuori degli Stati Uniti, invece, il quadro appare desolante, con rendimenti nominali dei titoli di stato decennali dell’area euro di appena l’1,25% e dell’1,7% per i decennali inglesi, che implicano rendimenti reali significativamente negativi.
Rally di private equity e private debt
Diverso il discorso per gli attivi alternativi, che secondo Jp Morgan Am offrono un netto vantaggio rispetto ai mercati pubblici, con il private equity cap-weighted in aumento di 30 punti base rispetto allo scorso anno, all’8,1%, e il private debt al 6,9%. Il rendimento atteso del private debt è in aumento di 10 punti base nel 2021 e presenta un maggiore potenziale di rialzo rispetto ai rendimenti dei titoli del credito pubblico.
“Gli attivi alternativi hanno generalmente un beta azionario ma i rendimenti aggiuntivi provenienti dalla selezione dei gestori possono fornire una spinta significativa ai portafogli”, evidenziano gli analisti, secondo cui gli attivi reali continuano a distinguersi come un insieme di opportunità valutato in modo interessante (non avendo partecipato pienamente al rally degli attivi di rischio post-pandemia) e sono probabilmente resilienti in molteplici situazioni future.
“Nel breve termine, i forti flussi di reddito da immobiliare, infrastrutture e trasporti sono particolarmente benvenuti considerati i rendimenti obbligazionari compromessi”, concludono.
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