Fisco, consulenti e commercialisti al governo: “Partire dall’Irpef guardando al modello tedesco”
Gli esperti chiedono di equiparare la pressione fiscale tra le partite Iva e i dipendenti. Tasse sul patrimonio? “No, grazie”
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Promuovere la digitalizzazione per incentivare gli investimenti verso il settore produttivo italiano attraverso il servizio di consulenza finanziaria e per rendere le imprese più competitive sui mercati internazionali, utilizzando a tale scopo anche strumenti innovativi come Eltif e Pir. È questo il messaggio principale che il presidente Anasf, Luigi Conte, ha lanciato nel corso del suo intervento in Senato nell’ambito della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per Conte, stando ai dati di raccolta 2020, i consulenti finanziari hanno dimostrato di essere “proattivi”, anche di fronte ad uno scenario critico. “Proprio attraverso la diversificazione del portafoglio degli investitori i consulenti finanziari sono riusciti ad evitare atteggiamenti prudenziali dei clienti puntando piuttosto su una prospettiva temporale di medio-lungo periodo“, ha sottolineato.
“È indubbio che la professionalità dei consulenti, la centralità del servizio di consulenza e il rapporto di fiducia con la clientela abbiano giocato un ruolo fondamentale nel sostenere l’industria del risparmio. La consulenza finanziaria dovrebbe pertanto essere valorizzata nel Piano di nazionale di ripresa e resilienza – ha quindi scandito il presidente Anasf -, perché potrà avere un ruolo centrale nel veicolare i risparmi degli italiani in attività produttive che possano portare evidenti benefici alle imprese e allo stesso tempo alle famiglie italiane, per consentire all’Italia di ripartire, attraverso le sue imprese, e di ritrovare la collocazione che merita in Europa”.
Quanto agli Eltif, secondo Anasf questi strumenti possono potenzialmente fungere da importanti canali di investimento per sostenere l’unione dei mercati dei capitali, fornendo una fonte di finanziamento alternativa non bancaria alle imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, ma non sono decollati per una serie di motivazioni. “In primis – ha spiegato Conte – per la mancanza di un’incentivazione fiscale per gli investitori che li ripaghi dell’illiquidità dello strumento. Gli Eltif sono infatti uno strumento finalizzato alla diversificazione e i costi di implementazione per la selezione del sottostante e per il controllo delle imprese in cui investire sono alti per i gestori. Considerata l’illiquidità dello strumento e la finalità di finanziare le pmi e l’economia reale, gli investitori dovrebbero ricevere un ‘premio’ per l’illiquidità dell’Eltif che può identificarsi in un vantaggio fiscale. L’ideale, al fine di favorire lo sviluppo europeo di questi prodotti, potrebbe essere prevedere una percentuale di benefit fiscale in tutti gli stati Eu, con la portabilità del benefit in caso di cambio di stato di residenza”.
L’Associazione ritiene inoltre che debbano essere incrementati i parametri che definiscono le imprese di portafoglio ammissibili, aumentando la soglia di capitalizzazione di mercato massima, in modo da consentire l’investimento anche in società di dimensioni maggiori. “Alzando i limiti – ha chiarito Conte -, si consentirebbe ai gestori di creare nuovi Eltif e di rendere questi strumenti più competitivi, suscitando un maggior interesse degli investitori. Dovrebbe inoltre essere favorito lo sviluppo di un mercato secondario di questi prodotti, per rendere lo strumento più appetibile per gli investitori”.
Per i Piani individuali di risparmio, invece, a detta di Conte le nuove previsioni normative dovrebbero contribuire a dare nuovo slancio sia ai Pir tradizionali sia ai Pir alternativi, contribuendo così a incoraggiare l’afflusso di liquidità verso l’economia reale. Per i consulenti finanziari si tratta infatti di uno strumento che, sin dalla sua creazione, può davvero favorire la crescita e il risparmio di medio/lungo termine.
Ma la ripartenza delle pmi attraverso il risparmio non è l’unico punto che sta a cuore all’Associazione dei consulenti finanziari. Conte si è infatti soffermato anche sulla rivoluzione verde e sulla transizione tecnologica. “Da diversi anni Anasf è impegnata in attività che favoriscano tra i cittadini una maggiore consapevolezza nelle scelte di investimento, promuovendo la necessità di sostenere la canalizzazione del risparmio privato verso prodotti finanziari sostenibili e innovativi, al fine di dare impulso a un percorso di crescita dell’economia italiana rispondente a criteri di sostenibilità ambientale e sociale – ha spiegato il presidente -. Sensibilizzare i risparmiatori verso queste tematiche significa compiere un’opera di educazione del cittadino che, inserita nell’ambito dell’attività di pianificazione svolta dai consulenti finanziari, si coniuga con l’importanza delle attività volte a innalzare l’alfabetizzazione finanziaria degli investitori, al fine di consentire l’assunzione di scelte di investimento informate e responsabili”.
Terzo punto illustrato da Conte di fronte alle commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione Europea, quello dell’istruzione e della ricerca. “La società italiana è gerontocratica e attraversata trasversalmente dalla criticità del ricambio generazionale, che intercetta qualsiasi settore, non solo quella della consulenza finanziaria”, ha evidenziato. “E’ necessario mettere in atto una serie di provvedimenti, temporanei e stabili, tesi a garantire un nuovo ritmo naturale in questo processo di ringiovanimento sistemico, gestendo un fenomeno con fini di efficienza e miglioramento della qualità della vita. Anasf è pronta a dare il suo contributo in questo cammino, con proposte di settore che possano essere allargate a tutti i giovani che vogliano intraprendere percorsi professionali e/o imprenditoriali in un momento, così difficile, complesso e delicato”, ha concluso.
Anasf è poi stata ascoltata dalle commissioni Finanze di Senato e Camera sulla riforma dell’Irpef. Anche qui il tema del ricambio generazionale è stato tra i punti segnalati da Conte a proposito della riforma del sistema tributario, in un’ottica di crescita generale del sistema Paese. Il presidente ha infatti rilevato che nell’attuale ordinamento tributario è presente una sola norma a favore delle nuove attività, che prevede nel periodo d’imposta in cui il lavoro è iniziato, e per i quattro anni successivi, un’aliquota pari al 5%. L’auspicio di Anasf è quello che questa norma, che sicuramente incentiva l’avvio di nuove imprese, sia resa stabile, grazie all’inserimento della stessa nel Testo unico sui redditi (e non solo nella legge di Bilancio).
Inoltre, il presidente dell’Associazione ha proposto alle Commissioni che l’elemento distintivo su cui testare la maturità di un’impresa diventi il fattore tempo (ad esempio un periodo triennale/quinquennale) e non il limite quantitativo di ricavi, oggi pari a 65mila euro. Per quanto riguarda la rimodulazione delle aliquote Irpef, per rendere il calcolo delle imposte più chiaro e per evitare il brusco passaggio tra uno scaglione e l’altro, l’idea di Anasf è quella di mettere in atto un meccanismo che preveda un’aliquota calcolata per via logaritmica, quindi predeterminata, oltre a un’intervento diretto sulle numerose deduzioni e detrazioni di imposta.
Un altro tema esposto è stato quello che riguarda una maggiore compliance tra Amministrazione finanziaria e contribuenti, con il fine di incrementare la digitalizzazione e l’uso di nuovi strumenti non solo per i lavoratori dipendenti ma anche per quelli autonomi e i piccoli imprenditori. Già oggi l’Amministrazione finanziaria dispone di un set di informazioni idoneo a elaborare una dichiarazione precompilata, anche per gli imprenditori individuali. Occorrerebbe, a giudizio di Anasf, fare un passo in avanti, utilizzando il bagaglio informativo di cui si dispone non solo nell’ottica di misura di contrasto all’evasione, ma anche come strumento di compliance del contribuente.
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