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Ne hanno parlato, nel corso del Fee Only Summit, Roberta D’Apice (Assogestioni), Carla Rabitti Bedogni (Ocf), Flavio Bongiovanni (Consob), Cesare Armellini (Nafop), Andrea Carboni (AssoSCF), Marco Tofanelli (Assoreti), Maurizio Bufi (Anasf) e Mauro Ruffini (Felsa-CISL)
L’Albo unico dei consulenti finanziari è finalmente realtà. Seppur tra diversi incidenti di percorso, il primo dicembre, entrerà in vigore e permetterà ai cf autonomi di potersi finalmente iscrivere. Certo, le difficoltà e i dubbi permangono, soprattutto legati all’impossibilita di praticare la professione nei sei mesi che intercorrono tra la presentazione della (complessa) richiesta di ammissione all’Albo e la decisione definitiva.
Una questione però, giurano i relatori, a cui il Mef porrà presto rimedio. Durante la conferenza “Futuro: I protagonisti dell’industria a confronto sul nuovo mercato della consulenza finanziaria”, tenutasi nel corso del Fee Only Summit di Verona, a cui hanno partecipato Roberta D’Apice (Assogestioni), Carla Rabitti Bedogni (Ocf), Flavio Bongiovanni (Consob), Cesare Armellini (Nafop), Andrea Carboni (AssoSCF), Marco Tofanelli (Assoreti), Maurizio Bufi (Anasf) e Mauro Ruffini (Felsa-CISL), si è discusso di numerose questioni: dai costi d’ingresso, alla vigilanza, ai tempi per presentare le domande per iscriversi al nuovo ordine.
Bufi, considera l’Albo un’opportunità “che l’Anasf ha voluto fortemente. Dal punto di vista del mercato è un bene che nasca visto che si confronteranno diversi modelli di business”. E a chi gli chiede del futuro peso politico che potranno esercitare i consulenti risponde che “il settore del risparmio va tutelato. Quindi quale forma migliore dell’Albo per tutelare il risparmio? Siamo un settore strategico e faremo sentire la nostra voce”.
Le prime iscrizioni
Come ha rivelato Carla Rabitti Bedogni, finora “le domande di ammissione all’Albo sono state solo ottanta, di cui dieci da parte delle Scf (Società di consulenza finanziaria). La presidente di Ocf ha poi lanciato un appello a presentare la domanda d’iscrizione entro il 30 novembre, prima dell’entrata in vigore dell’Albo.
I costi di iscrizione? Cinquecento euro a consulente e 3mila euro a carico delle società, più ovviamente una quota di 500 per i soci che la compongono. A questi costi si aggiunge un contributo annuo per ogni iscritto di circa 160 euro da versare all’Ocf. La copertura assicurativa per i soci? “C’è una polizza specifica, non obbligatoria, al costo di 300 euro”, argomenta Armellini.
Tra Mifid…
D’Apice di Assogestioni ha concentrato il suo intervento sull’attività di formazione delle Sgr, previste dalla Mifid II: “L’attività formativa – spiega – è un incentivo. Il legislatore europeo e poi la Consob, nel recepire la disciplina, include e riconosce la formazione tra le prestazioni non monetarie minori ammissibili, nell’ipotesi in cui colui che le riceve, sia un intermediario che presta consulenza indipendente o gestione di portafogli. Anche l’articolo 54 del nostro regolamento intermediari, riconosce che l’attività di formazione sia un incentivo minore è ammissibile. Però non è ammissibile tout court, nel senso che deve essere valutato alla luce di due criteri importanti: la ragionevolezza e la proporzionalità”.
… e sostenibilità
Intanto, a livello europeo, si sta discutendo di portare nella consulenza finanziaria il tema della sostenibilità: “Si tratta di un pacchetto di misure pubblicate dalla commissione europea il 24 maggio – argomenta il direttore del settore legale di Assogestioni – che agisce su vari fronti tra cui quello della sostenibilità. Per la consulenza incide sugli intermediari che prestano servizio di consulenza o sui gestori di portafogli. È presumibile che la Consob, dovendo prevedere una disciplina analoga a quella degli intermediari, estenderà anche la normativa anche ai consulenti autonomi e alla società di consulenza”.
Che cosa prevede la nuova legislazione? “Che la valutazione di adeguatezza, fatta seguendo i criteri della Mifid II, tenga conto, non solo degli obiettivi finanziari, ma anche delle cosiddette preferenze Esg. Un passaggio importante, che andrà a incidere nel questionario sulla valutazione di adeguatezza che il consulente dovrà sottoporre al cliente per conoscere le sue preferenze in tema di sostenibilità . Ma non finisce qui – conclude l’esponente di Assogestioni- la valutazione di adeguatezza deve anche tenere conto dei prodotti che il consulente propone. Successivamente, il consulente dovrà relazionare il cliente di come ha tenuto conto delle sue preferenze sui prodotti raccomandati. È un intervento importante che occorrerà monitorare. C’è una discussione in corso di carattere tecnico, ma la strada è tracciata”.