Siamo entrati in una nuova era della volatilità
Il livello di incertezza molto elevato sui mercati spinge il Vix a livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria del 2008. Un trend destinato a proseguire nel breve
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Nei giorni più caldi della crisi da coronavirus i mercati finanziari globali hanno vissuto sedute molto turbolente. La volatilità del mercato azionario – tipicamente misurata dall’indice Vix, vale a dire la rischiosità dei derivati scambiati sull’indice S&P500 – ha sfiorato addirittura quota 90, livelli mai visti neanche ai tempi di Lehman Brothers.
Ma ad impressionare anche chi ha più familiarità con la volatilità è stata soprattutto la velocità del ribasso: “La velocità del recente sell-off è ben al di sopra degli standard storici poiché drawdown di oltre il 30% di solito impiegano almeno 40-50 giorni per svolgersi. Questa volta, ci sono voluti solo 23 giorni”, spiega a FocusRisparmio Simon Aninat, gestore del fondo Seeyond Equity Volatility Strategies di Seeyond, affiliata di Natixis Investment Managers.
Nell’intervista l’esperto confronta l’attuale crisi con quella del 2008 in termini di volatilità e osserva una statistica: “Le prime misure per contrastare la crisi scaturita dal crack Lehman sono state prese fra ottobre e novembre 2008, ma il mercato toccò il suo minimo qualche mese dopo, a marzo 2009”. Un motivo in più per preoccuparci nell’attuale contesto?
Questo fondo investe in volatilità con uno stile contrarian: acquista molta volatilità quando la volatilità è bassa e la rivende quando la volatilità aumenta. Di recente, il fondo ha registrato un andamento molto positivo poiché la crisi è iniziata all’improvviso e da livelli di volatilità molto bassi. Pertanto, il fondo ha avuto un’elevato beta, ovvero un’esposizione alla volatilità, pari a circa due volte la volatility annua. Ciò significa che quando la volatilità sale di 1 punto, ad esempio da 15 a 16, il fondo offre una performance del +2%. Nell’ultima settimana, quando la volatilità ha raggiunto livelli molto elevati, il fondo ha gradualmente guadagnato profitti grazie al suo lungo posizionamento di volatilità per raggiungere una beta a volatilità intorno allo 0 alla fine di marzo. Ciò significa che se i mercati azionari subissero un altro calo, il fondo non performerebbe su di esso. Al contrario, se il rimbalzo dei mercati e la volatilità diminuiscono, il fondo non dovrebbe soffrirne e anzi utilizzeremo livelli più bassi di volatilità per ricominciare ad acquistare, seguendo il vero spirito del nostro approccio contrarian.
Alcune persone non considerano la volatilità come una vera classe di attività perché non è possibile effettivamente acquistare volatilità come se si acquistasse un’azione e la si trattenesse nel proprio portafoglio. Ma la volatilità è una vera e propria classe di attività ormai da anni in quanto è investibile e liquida, non solo a causa dell’ambiente attuale. Infatti, al contrario di molte altre asset class, è più liquida in tempi di crisi. Ma dal punto di vista di un investitore, ciò che è stato davvero impegnativo negli ultimi anni è che I sell off del mercato sono inattesi e molto veloci e profondi. Ciò significa che quegli shock sono quasi impossibili da prevedere per gli investitori. La nostra conclusione è che “Se non si riesce a prevedere uno shock di volatilità, è necessario essere preparati prima che accada” e, di conseguenza, disporre di un’allocazione di portafoglio realmente diversificata e “per tutte le condizioni”. Per fare ciò, strategie contrarie come le strategie di volatilità possono aiutare a ridurre parzialmente quella brusca inversione mentre cercano di sfruttare i picchi di volatilità su mercati molto movimentati. Tuttavia, per gli investitori dovrebbe essere chiaro che anche le strategie di volatilità possono subire perdite. Le strategie contrarie, ad esempio, possono soffrire dei periodi in cui I mercati si muovono poco, sono in fase laterale. Tali strategie non dovrebbero essere considerate in modo autonomo, ma piuttosto in modo organico all’interno di un’allocazione di portafoglio di lungo termine.
Come abbiamo visto, per il mercato azionario l’ultima settimana di febbraio è stata la peggiore fin dalla crisi Lehman Brothers del 2008. Vediamo come questo recente picco di volatilità si confronta con quelli precedent: nel 2008, come nel 1987, la settimana peggiore per il mercato è arrivata dopo una prolungata capitolazione delle quotazioni, durata settimane. Al contrario, nel 2020, come all’inizio del 2018, la settimana peggiore è arrivata subito, a sorpresa, mentre era ancora in atto un chiaro trend rialzista. Per fornire un’analisi obiettiva dei drawdown, abbiamo considerato rolling period di 3 mesi dal 1950 ad oggi, per capire in quanto tempo l’indice S&P500 è in grado di recuperare dal suo punto minimo raggiunto dopo un sell off. La velocità del recente sell-off è ben al di sopra degli standard storici poiché drawdown di oltre il 30% di solito impiegano almeno 40-50 giorni per svolgersi. Questa volta, ci sono voluti solo 23 giorni.
I rischi pandemici sono particolarmente complicati da gestire, sia per i governi sia per le banche centrali. Queste ultime hanno reagito molto rapidamente fornendo liquidità su larga scala al sistema finanziario. L’obiettivo è prevenire o almeno ridurre la probabilità di fallimento delle grandi organizzazioni. Ma nel complesso, tutti i banchieri centrali hanno messo in evidenza che la liquidità da sola non aiuterà ad assorbire uno shock di tale portata che interessa oltre la metà dell’umanità e circa il 92% del Pil globale. Sono necessarie misure fiscali per aiutare le economie a superare l’attuale crisi. Molti paesi hanno annunciato piani d’intervendo, ma senza un coordinamento significativo tra di essi. È particolarmente vero in Europa, dove la discussione sui cosiddétti Coronabond, che si presume dovrebbero mutualizzare il rischio in tutti i paesi europei, sta facendo rivivere divergenze strutturali di punto di vista tra il Nord e il Sud Europa. Tutte queste misure sono necessarie e dovrebbero infine avere un impatto positivo sull’economia e sui mercati finanziari. Ma se la storia è indicative: misure simili – almeno dal punto di vista monetario – sono state prese in ottobre e novembre 2008, ma i mercati azionari hanno toccato il fondo nel marzo 2009. Se si dovesse verificare un modello simile oggi, e se è vero che il picco di volatilità è stato raggiunto a metà marzo, allora dovremmo aspettarci che i corsi delle azioni a livello globale potrebbero peggiorare ancora nel corso dell’anno.
