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Mentre il mondo criptovalute è in fermento – il Bitcoin aggiorna di continuo nuovi massimi – e le banche centrali americana ed europea tentano un cauto e guardingo approccio verso le valute digitali, la Cina si prepara ad accogliere il primo sistema di pagamento elettronico con valuta digitale (Dcep).
“L’idea di introdurre una moneta digitale centrale si inserisce in un piano di ristrutturazione del modello di crescita economica della Cina più focalizzato sulla domanda interna. L’idea non è nuova, ma sarà migliorata come parte del prossimo piano quinquennale”, spiega Carlos Casanova, senior economist Asia di Union Bancaire Privée (Ubp).
Il peso della strategia di arrivare prima sul grande tema del momento, quello di una valuta digitale che a differenza delle altre criptovalute sia però centralizzata, è anche geopolitico.
“Il Decp servirà a rafforzare l’agenda cinese sia all’esterno che all’interno. Il commercio e il finanziamento della catena di approvvigionamento sono due aree in cui le applicazioni blockchain sono ben sviluppate e che si allineano perfettamente con i punti di forza commerciali della Cina”, aggiunge Casanova. L’economista sostiene che il Dcep possa “promuovere l’internazionalizzazione del Renminbi, lungo la Belt and Road e nel sud-est asiatico”. Più precisamente, “il Dcep mira a migliorare la convenienza dei pagamenti transfrontalieri e a ridurre la dipendenza dal dollaro, dagli Swift e dalle società di servizi finanziari statunitensi. Questo è importante nel contesto di una maggiore incidenza delle sanzioni statunitensi, che hanno un impatto diretto sulle aziende nazionali”.
Proposto nel 2014, Dcep sarà la prima valuta digitale al mondo a essere emessa da una Banca Centrale, la People’s Bank of China (PBoC).
A differenza dei Bitcoin o di Ethereum, il Dcep non è decentralizzato, ma sarà emesso a livello centrale dalla Banca Popolare cinese e successivamente distribuito attraverso le banche statali agli utenti finali utilizzando una crittografia asimmetrica. La moneta digitale emessa dalla Banca Centrale sarà depositata in un portafoglio digitale (ad esempio un’app o dispositivo mobile) invece che su un conto bancario, sostituendo così la moneta a corso legale.
Uno yuan sarà uguale a un Dcep. Le transazioni digitali saranno condotte tra due portafogli digitali senza coinvolgere banche o società di carte di credito.
“La valuta digitale cinese presenta dei vantaggi per i titolari – spiega Casanova –, poiché può essere usata senza connessione mobile o internet. Inoltre, i commercianti non saranno costretti a scegliere tra uno dei due player principali né dovranno incorrere in commissioni di circa 30-60 bps. Ciò è particolarmente importante nel contesto di una recente spinta regolamentare in seguito alle preoccupazioni circa la posizione monopolistica goduta dai colossi tecnologici cinesi sui pagamenti non bancari”.
Il 20 gennaio, la Banca Popolare cinese ha rilasciato una bozza di regole antitrust che richiedono a qualsiasi entità con la metà delle quote di mercato o a due entità che hanno congiuntamente due terzi di quote del mercato di conformarsi alle regole anti-monopolio e sciogliere le proprie sussidiarie.
L’interesse per il mondo cripto non è nuovo neanche in Europa, dove però l’atteggiamento prevalente è più guardingo. Nell’ottobre 2019, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha pubblicato un op-ed sul Financial Times per spiegare come Libra possa sfidare la sovranità monetaria della Banca Centrale Europea nel caso in cui gli attori privati dietro il progetto decidano di cambiare l’allocazione di una determinata valuta nel paniere. Più recentemente, il presidente della Bce Christine Lagarde ha invocato la necessità di una regolamentazione globale sui Bitcoin, dicendo che la moneta è stata usata per attività di riciclaggio di denaro.
“Il Dcep smorza queste minacce offrendo una concorrenza credibile nell’area delle valute digitali internazionali permettendo allo stesso tempo alla Banca Popolare cinese di mantenere il controllo sulla crescita del denaro e sugli sforzi di deleveraging in corso”, dice l’esperto di Ubp.
Con le Olimpiadi invernali del 2022 come test, la Banca Popolare Cinese potrebbe richiedere agli stranieri che effettuano transazioni in Cina di aprire propri conti Dcep, il che significa che il sistema di premi e multe descritto sopra potrebbe trascendere i confini cinesi. “Ma la strada è ancora molto lunga”, conclude Casanova.
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