L’outlook sul dollaro resta negativo. Bene l’oro
Novelli (Lemanik): “Siamo decisamente negativi sulle prospettive della moneta statunitense perché la curva dei rendimenti Usa rischia di invertirsi nel corso del 2019”
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“L’era delle sovraperformance dell’economia Usa rispetto all’Eurozona sta per finire? Alcuni segnali indicano di sì. Molti degli indici che misurano le sorprese in termini di dati rispetto alle previsioni ora segnalano punteggi inferiori per gli Stati Uniti rispetto all’Eurozona, per la prima volta dall’inizio dell’anno, implicando quindi un peggiore outlook di consensus per l’economia statunitense rispetto a quello europeo”. Lo rileva Ken Orchard, co-portfolio manager, diversified income bond strategy, T. Rowe Price.
“Altri indici di sorpresa – spiega l’economista – non hanno ancora mostrato dati a favore dell’Eurozona, ma indicano che il gap si sta assottigliando e se tale tendenza continuerà ci potrebbero essere implicazioni importanti per il dollaro e per i rendimenti dei Bund. Gli indici di “sorpresa” riflettono la perfomance economica rispetto alle aspettative: ovvero, la differenza tra ciò che mostrano i dati economici e quello che si aspettavano gli economisti. La solida crescita dell’Eurozona lo scorso anno ha portato gli economisti ad alzare le loro aspettative: quindi, quando la crescita ha iniziato a rallentare a partire da febbraio 2018, l’indice di sorpresa dell’Eurozona è crollato”.
“Contemporaneamente – conclude l’esperto – i tagli e gli stimoli fiscali hanno fatto sì che la crescita negli Stati Uniti superasse le aspettative, portando l’indice di sorpresa Usa a livelli superiori. Ora i dati iniziano a convergere tra loro, l’Eurozona sta infatti mostrando una crescita più stabile mentre i dati Usa stanno iniziando a rallentare: lo scambio di posto tra le due regioni ne è una conseguenza”.
