Le Olimpiadi 2020 di Tokyo quarto pilastro dell’Abenomics
Il primo ministro giapponese vuole rendere i Giochi un fattore scatenante, che permetta di spazzare via 15 anni di deflazione e declino economico. Le opportunità? Soprattutto tra le small cap
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“I titoli Usa hanno registrato una performance nettamente superiore ai mercati globali nel mese di agosto raggiungendo nuovi massimi, spinti dai solidi risultati finanziari e dal riacquisto di azioni, nonostante un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, con entrambi i fronti che hanno applicato nuovi dazi alle rispettive importazioni”. Anja Eijking, gestore del fondo F&C global convertible bond di Bmo global Am, sottolinea l’ampliarsi del divario tra gli Stati Uniti e gli altri mercati.
“Le nostre proiezioni – rileva l’analista – rimangono positive con una stima di crescita per gli Usa pari al 3% nel e al 2,5 nel 2019. L’Eurozona dovrebbe fermarsi al 2% nel 2018 e all’1,5, massimo 2%, nel 2019. La Cina nel 2018 dovrebbe cresce del 6,5% e nel 2019 tra il 6% e il 6,5%. Il Giappone nel 2018 tra l’1 per cento e 1,5%, nel 2019 lo stesso. Ci aspettiamo che la crescita Usa si mantenga al di sopra della media nei prossimi mesi grazie allo stimolo fiscale, mentre la crescita dell’Eurozona dovrebbe tornare su valori abituali. Ci aspettiamo anche che gli Usa eviteranno una recessione nel 2020, anno delle elezioni, aumentando la spesa nelle infrastrutture”.
Le preoccupazioni relative alla fine del ciclo di crescita “si sono ridotte grazie ai livelli record dell’ISM Manufacturing Index, che suggerisce che una recessione sia ancora abbastanza lontana. Gli utili e il fatturato delle società sono solidi. Anche la crescita degli utili europei dovrebbe essere buona, con l’indice PMI prossimo a un valore pari a 55 e un Euro più debole. L’inflazione core dovrebbe arrivare all’1,5% – 2% in Europa e intorno al 2% – 2,5% negli Usa. Tuttavia, continua ad aleggiare sul mercato la preoccupazione di una possibile escalation nella guerra dei dazi”.
“Ma l’impatto diretto dei 200 miliardi di dollari di dazi applicati alle importazioni Cinesi – conclude l’economista – sarà molto limitato per l’economia americana, mentre per Pechino gli effetti negativi di una guerra commerciale potrebbero essere bilanciati tramite stimoli fiscali e monetari”.
