Fed, Powell: “Tassi altamente accomodanti fino alla ripresa”. Che rimane incerta
L'annuncio del presidente: "Useremo tutti gli strumenti per sostenere l'economia". Ma Wall Street chiude contrastata
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I mercati volevano di più. E così l’annuncio che la Fed manterrà i tassi a zero almeno fino a fine 2023 per sostenere la ripresa, mossa impensabile fino a pochi mesi fa, ha avuto come effetto quello di deprimere gli indici. Le Borse europee partono tutte in calo, con Milano che segna -1,24%, Parigi -0,99%, Francoforte -1,35%, Londra -0,98%. Stessa sorte per le piazze asiatiche su cui pesano anche le scelte della Bank of Japan, che ha deciso di non effettuare interventi rispetto alla propria politica monetaria già ultra accomodante: a Tokyo il Nikkei ha concluso gli scambi a -0,67%.
Per gli investitori conta il fatto, sottolineano tutti i gestori, che Powell e colleghi non abbiano annunciato alcun piano di stimolo aggiuntivo. “Nonostante l’outlook più ottimistico e l’introduzione di un quadro di politica monetaria più ‘colomba’, la Federal Reserve non ha intrapreso alcuna azione in questo ultimo meeting. I tassi di interesse e il ritmo degli acquisti di asset sono rimasti invariati, nonostante la banca centrale abbia delineato il nuovo target di inflazione media, affermando che ‘punterà a raggiungere un’inflazione moderatamente sopra il 2% per un certo periodo di tempo, in modo che l’inflazione media si tenga sul 2% nel tempo, e che le aspettative di più lungo termine sull’inflazione restino ben ancorate al 2%'”, sottolinea Keith Wade, chief economist and strategist di Schroders.
“Le nuove previsioni mostrano che l’inflazione tornerà al 2% nel 2023, senza alcuna variazione nelle previsioni sui tassi di interesse, e ciò demarca un cambio di passo rispetto al passato, quando la Fed avrebbe comunicato un inasprimento della politica monetaria in risposta a un outlook simile – prosegue l’esperto -. In base al regime precedente, un’accelerazione dell’inflazione al 2% sommata a una crescita solida avrebbe determinato un inasprimento preventivo, volto a raffreddare l’economia e a mantenere l’inflazione stabile. La necessità di agire in anticipo rispetto a un potenziale aumento dell’inflazione sopra il 2% rifletteva il ritardo persistente tra le azioni di politica e il loro impatto sull’economia reale. Il nuovo quadro, quindi, implica che la Fed sarà più paziente ed è disposta ad aspettare fino a quando l’inflazione non sarà andata oltre il 2% prima di reagire”.
Per Wade anche le imminenti presidenziali Usa hanno condizionato la scelta del Fomc. “Le dichiarazioni non sorprendono, ma potrebbero deludere coloro che si attendevano una guidance più esplicita su come la politica risponderebbe di fronte a un cambiamento delle condizioni economiche. Detto questo, risultano in linea con i meeting che in passato hanno preceduto le elezioni presidenziali, durante i quali l’approccio è stato quello di evitare di dire o fare qualcosa di controverso”, conclude.
L’annuncio della banca Usa ha avuto effetto immediato anche sulla divisa americana: il dollaro si è rafforzato dello 0,4% contro l’euro e indebolito dello 0,4% contro lo yen. Il Dollar Index è salito dello 0,1%, guadagnando dopo la riunione del Fomc. “Nonostante l’impegno della Fed di mantenere i tassi più bassi più a lungo”, il dollaro “ha realizzato alcuni guadagni, soprattutto contro l’euro”, sottolinea Robert Carnell, regional head of research Asia-Pacific di Ing, rimarcando come il mercato appunto “volesse di più”. Per l’esperto la forward guidance basata su un orizzonte temporale e non su condizioni specifiche è “doppiamente irrilevante quando il mercato stesso non sta scontando nulla per anni”. Tuttavia, spiega Carnell, Powell ha ragione nel rimarcare che “la Fed non può creare domanda” e che “è tempo che il Congresso si faccia avanti” sullo stimolo fiscale.
Insomma, la palla è passata a Washington. “Nonostante le revisioni al rialzo delle prospettive macroeconomiche americane per quest’anno, la Fed ha confermato la sua intenzione di perseguire un aumento dell’inflazione, come mezzo per favorire la ripresa economica, di fatto scambiando inflazione per una maggiore crescita economica e maggiore occupazione. Powell ha confermato la sua politica di bassi tassi d’interesse fino al 2023 e sta fondamentalmente passando la palla alla politica fiscale”, osserva Edoardo Fusco Femiano, market analyst di eToro in Italia. “Allo stesso tempo, gli investitori ipotizzano che gli stimoli fiscali futuri saranno finanziati da ulteriori acquisti di obbligazioni da parte della Fed. Si tratta di un’ipotesi potenzialmente rischiosa ma, senza di essa, il rischio di una spirale recessiva per l’economia potrebbe essere ancora più elevato”, mette in guardia l’esperto.
“È chiaro che la Fed rimane convinta che l’economia statunitense stia affrontando una ripresa difficile e prolungata, con incertezze sul sostegno del governo, le elezioni presidenziali e l’evoluzione della pandemia stessa -avverte infine Karl Schamotta, chief market strategist di Cambridge Global Payments -. E, dato che c’è luce diurna significativa tra quella visione e la prospettiva attualmente incorporata nei mercati, i livelli di volatilità potrebbero mettere in scena un rimbalzo nei mesi a venire”.
