Effetto Biden sui bond Usa
Secondo Ubp i nuovi stimoli fiscali rischiano di penalizzare gli investitori obbligazionari. Loomis Sayles vede rosa per il segmento investment grade
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Inflazione al 2-2,5% e rendimento nominale del Treasury decennale non oltre il 2,5%: sono le previsioni di dove arriverà il mercato delle obbligazioni americane entro la fine dell’anno fatte da Alessandro Tentori, Chief investment officer di Axa Italia Im.
A chi si chiede quanto ancora possano salire i rendimenti dei bond Usa, l’esperto risponde che finché l’economia Usa è vigorosa e supportata da un mercato del lavoro in miglioramento, “un aumento dei rendimenti obbligazionari non desta preoccupazioni per la politica monetaria né tantomeno preoccupa la dinamica dei prezzi, che con una economia in forte crescita è per definizione prevista in accelerazione”.
Pertanto, lo yield sul Treasury può continuare a salire durante il corso del 2021, aggiunge Tentori, “basta che non lo faccia troppo velocemente, cioè senza innescare un dedalo di effetti negativi su tutte le asset class a rischio in tutti i paesi”.
La domanda più gettonata delle ultime settimane è quella sul livello di equilibrio del Treasury decennale. “È una domanda importantissima, non solo per tutti i portafogli che sono esposti al Treasury (trivialmente), ma anche per tutte le classi di attivo globali. In un certo senso, il Treasury è il barometro dei mercati: ne determina la direzione, il sentiment, la liquidità e il costo di finanziamento”, osserva il capo degli investimenti di Axa Italia Im.
Da inizio anno lo yield del Treasury decennale è aumentato di 65 punti base, impattando così in maniera negativa la performance dell’indice governativo statunitense (-3.5%).
“Personalmente, trovo corrette le dichiarazioni della Federal Reserve in merito – spiega Tentori. In buona sostanza, non ci sarebbe né da preoccuparsi né da aspettarsi interventi correttivi da parte di Washington, fintanto che l’aumento dei rendimenti accompagni uno sviluppo congiunturale positivo. Occhi puntati sulla dinamica dei prezzi e del mercato del lavoro. In quest’ottica, sottolineo l’eccellente dato sull’occupazione Usa di febbraio: un incremento sopra le attese di 379 mila posti di lavoro fa da contraltare al tasso di disoccupazione che scende a 6,2%”.
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