La top ten dei gestori di fondi aperti in Italia. In un anno solo due cambiamenti
Le prime dieci società hanno tutte visto crescere le proprie masse in gestione sia grazie alla raccolta che per gli effetti positivi della gestione
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Cala ma tiene la fiducia degli investitori professionali italiani nella ripresa tricolore. Lo certifica il Cfa Radiocor “Sentiment Index” che a settembre registra un valore di 31,4 punti, in lieve diminuzione rispetto ai 38,2 di agosto, ma ancora sui valori più elevati da fine 2020. Stando al sondaggio, infatti, oltre la metà dei professionisti, il 51%, ritiene stabile la situazione attuale dell’economia Italiana, il 40% la vede in una condizione positiva mentre solo il 9% circa ritiene negativa la situazione attuale.
Quanto alle aspettative per i prossimi sei mesi, il 48,6% degli intervistati prevede un miglioramento delle condizioni macroeconomiche (-4,4% rispetto al mese scorso), il 34,3% condizioni invariate (+1,9% rispetto a luglio) mentre il 17,1% si aspetta un peggioramento (+2,4% rispetto al mese scorso). La differenza tra coloro che risultano ottimisti e i pessimisti è pari a +31,4, valore che rappresenta appunto il Cfa Society Italy – Radiocor Sentiment Index per il mese di settembre 2021.
Nel complesso, si mantengono positive anche le view sul prossimo semestre per l’Eurozona e per gli Stati Uniti: mentre per Washington il dato di previsione risulta positivo ed invariato rispetto al sondaggio precedente, per la zona euro si registra un dato positivo ma in diminuzione di 20 punti circa rispetto al risultato di inizio agosto.
Gli intervistati prevedono un incremento dei prezzi al consumo in tutte le aree nei prossimi sei mesi, anche se le aspettative di inflazione scendono per il secondo mese di fila. Permane la previsione di un incremento dei tassi di interesse: mentre questi sono attesi salire in misura diversa sulla parte a breve delle curve dei rendimenti (in maniera più marcata negli Usa ed in misura minore in Europa), vi è un consenso diffuso tra gli intervistati per l’incremento dei tassi sulle scadenze più lunghe.
Positive le previsioni sui mercati azionari: per l’Italia, le stime sono anche supportate dalle attese sulla buona redditività delle aziende. Sulle valute prevalgono le aspettative per un apprezzamento del cambio euro-dollaro, in linea con le diverse previsioni sul possibile andamento dei tassi a breve. Infine, per la prima volta da alcuni mesi, sul petrolio si attende un ribasso nel prossimo semestre dagli attuali livelli.
Proprio sul mercato azionario si sofferma l‘analisi di Generali Investments, secondo cui nonostante le possibili turbolenze all’orizzonte, il rischio rimane un buon affare per gli investitori. “Gli indicatori di crescita poco incoraggianti e l’attuale fase più matura del ciclo potrebbero preannunciare una maggiore volatilità e più frequenti battute d’arresto per gli asset rischiosi. Ma con gli investitori che hanno già ridimensionato l’ottimismo e con l’espansione globale ancora forte, manteniamo un orientamento pro-rischio nelle nostre raccomandazioni tattiche”, spiega Thomas Hempell, head of macro & market research.
Per l’esperto, gli utili aziendali ad oggi sono ancora rassicuranti: rendimenti reali in calo (di nuovo sotto il -1% a 10 anni per gli Usa) sostengono le valutazioni, con i premi per il rischio azionario che appaiono ancora favorevoli.
Quanto al credito, questo è destinato ad estendere la sua comprovata resilienza per tutto l’anno. “Mentre gli spread risultano già stretti, una persistente ricerca di rendimento, la riduzione dei tassi d’insolvenza e il continuo sostegno politico della Bce fanno ben sperare – osserva Hempell -. Restiamo tuttavia più cauti sul segmento high yield, che risulta essere più rischioso, soprattutto nel mercato Usa tra l’incombente tapering Fed e una ripresa dell’attività di m&a”.
I rendimenti core sono orientati al rialzo, tra una crescita superiore al potenziale e le persistenti preoccupazioni per l’inflazione negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo l’esperto di Generali Investments, l’incombente confronto al Congresso Usa circa l’innalzamento del tetto del debito potrebbe richiedere al Tesoro di attingere ulteriormente ai suoi conti presso la Fed, invece di emettere obbligazioni.
“Qualsiasi aumento più netto dei rendimenti potrebbe anche rivelarsi controproducente – conclude quindi Hempell -, considerando la maggiore fragilità della ripresa, le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito e i potenziali maggiori impatti sul risk sentiment e sulle condizioni finanziarie. Preferiamo quindi mantenere una posizione moderatamente corta rispetto alla duration obbligazionaria”.
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