Petrolio in rialzo nel breve termine su tensioni Usa-Iran
L'uccisione del generale Soleimani ha fatto balzare il greggio e i beni rifugio. Ma per gli esperti a meno di escalation i prezzi non dovrebbero salire ancora a lungo
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Inizio 2020 all’insegna dei venti di guerra in medio oriente, tornati a soffiare all’alba del 3 gennaio scorso dopo l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani per mano dell’esercito statunitense su ordine del presidente Donald Trump.
I principali beneficiari sono stati oro e petrolio. Le Borse hanno accusato il colpo, anche se la flessione provocata dalle probabilità di uno scoppio di una guerra globale per il controllo economico del medio oriente non sembrano preoccupare troppo gli investitori in azioni globali.
Gli shock geopolitici in passato – sostengono alcuni analisti – hanno creato volatilità a breve termine ma non hanno scalfito la tendenza rialzista dei mercati dell’ultimo decennio.
Intanto però oro e petrolio sono saliti: il metallo giallo è salito fino ai 1.600 $ per oncia aggiornando un nuovo record oltre gli ormai vecchi massimi del 2013, mentre l’oro nero si è apprezzato di oltre il 4% sulla scia di timori su possibili ripercussioni lato offerta.
Dove puntare ora? Ora però i prezzi dei due asset potrebbero tornare a divergere. “Il premio al rischio incorporato nei valori attuali del petrolio è già alto, mentre l’oro si è mostrato storicamente una miglior protezione per i portafogli in queste fasi di turbolenza”, sostengono gli analisti di Goldman Sachs in un report.
Con il deterioramento della situazione fra Usa e Iran le quotazioni di oro e argento sono aumentate rapidamente. Sebbene entrambi i metalli preziosi stiano continuando muoversi principalmente in base a dinamiche legate ai rendimenti reali, alcuni investitori hanno reagito all’escalation delle tensioni acquistando questi tradizionali beni rifugio.
“Se la situazione peggiorasse e ciò facesse accettare ulteriori politiche monetarie e fiscali espansive negli Usa, ci aspetteremmo un contesto di rendimenti reali in dollari in calo, che darebbe una spinta rinnovata e sostenibile ai prezzi dei metalli monetari”, commenta Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Merian Gold & Silver, Merian Global Investors.
L’aumento del prezzo dell’oro in dollari, quindi, è più un riflesso della possibilità di rendimenti reali più bassi che di un ‘rischio di guerra’ in aumento. Il mercato obbligazionario percepisce un maggiore rischio di aumento dell’inflazione core e di ulteriore espansione dei bilanci delle banche centrali a causa di questa situazione preoccupante, e questo è il driver principale dei prezzi dei metalli monetari.
Anche fra gli investitori istituzionali sembra esserci una nuova propensione all’investimento in oro: “Le allocazioni istituzionali sono sui minimi rispetto ai livelli storici, il che significa che siamo potenzialmente sull’orlo di un continuo spostamento di liquidità dai veicoli alternativi long-only verso quelli monetari assicurativi. L’oro ovviamente è già lo strumento a rischio zero per le scelte di banche centrali, super-ricchi e pubblico asiatico. Crediamo che il 2020 potrebbe essere l’anno in cui il mondo degli investimenti in senso lato tornerà in modo preponderante allo zero monetario”, spiega Naylor-Leyland.
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