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Ribaltate le stime: +0,1% da -0,4%. Arrancano i servizi. Sale ancora il tasso di disoccupazione. Gli economisti di Intesa: ripresa più forte nel secondo semestre
Segno più per il Pil italiano. A sorpresa, l’Istat ribalta le stime dello scorso aprile relative al primo trimestre 2021 e, seppure flebile, compare la luce: +0,1%. Insomma, l’inizio del nuovo anno si è chiuso in crescita per l’economia italiana, contro il previsto calo congiunturale dello 0,4%. Ritoccata in meglio anche la stima sul primo trimestre 2020, a -0,8% rispetto al -1,4% comunicato ad aprile. La variazione acquisita del prodotto interno lordo per l’intero anno è pari a +2,6%.
Il “moderato recupero” dell’attività produttiva, spiegano i tecnici, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria e di una contrazione del terziario che in alcuni comparti ha risentito ancora degli effetti delle misure di contrasto dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid. Su base congiunturale, infatti, agricoltura e industria hanno registrato incrementi pari, rispettivamente, al 3,9% e all’1,8%, mentre i servizi hanno messo a segno un calo dello 0,4%.
Nel dettaglio, spiega ancora l’istituto di statistica, rispetto al trimestre precedente i consumi finali nazionali hanno registrato una diminuzione dell’1%, mentre gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,7%. Le importazioni sono aumentate del 2,3% e le esportazioni sono scese dello 0,1%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla crescita del Pil: -0,7 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), -0,1 la spesa delle Amministrazioni Pubbliche, +0,7 gli investimenti. La variazione delle scorte ha contributo positivamente per 0,8 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è stato negativo per 0,6 punti percentuali.
Non va meglio, invece, sul fronte lavoro. Sempre stando all’Istat, ad aprile le persone in cerca di lavoro risultano in “forte crescita” pari a +870mila unità (+48,3% sul 2020), a causa “dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria”. D’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila), che ad aprile dello scorso anno avevano registrato, invece, un forte aumento. Rispetto a marzo, si registra un lieve aumento degli occupati (+0,1%, pari a +20mila unità) e rispetto ad aprile 2020 un calo (-0,8%) pari a -177mila unità.
Intesa Sanpaolo vede il rimbalzo nel 2021
Praticamente in contemporanea con i dati Istat sono arrivate anche le previsioni di Intesa Sampaolo, stando alle quali la crisi Covid non è ancora definitivamente in archivio e il Pil italiano è calato anche a inizio 2021, zavorrato dai servizi, ma le condizioni per un rimbalzo già nel trimestre in corso ci sono e lo slancio dovrebbe poi rafforzarsi nella seconda metà dell’anno. Lo scrivono nella “Bussola dell’economia italiana” gli economisti Paolo Mameli, Andrea Volpi e Elisa Coletti della Direzione Studi e Ricerche dell’istituto, la cui view si pone in scia a quella espressa ieri dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e dall’Ocse, mentre dall’Eurozona arrivano dati incoraggianti con il Pmi manifatturiero di maggio volato ben oltre le attese a quota 63,1, dai 62,9 punti di aprile.
Stando all’analisi di Intesa Sanpaolo, il Pil italiano ha subito una nuova contrazione nel primo trimestre (-0,4%), sia pure di intensità minore rispetto a quella registrata nel quarto trimestre trimestre 2020 (-1,8%, rivisto al rialzo di un decimo). Il dato è stato marginalmente migliore delle aspettative di consenso (-0,5%) e lievemente più debole della stima dell’istituto (-0,2%). Nel trimestre, il dato italiano è circa in linea con la media Eurozona e con l’economia spagnola (-0,6% e -0,5%, rispettivamente), e più debole rispetto alla Francia (+0,4%), ma decisamente migliore rispetto alla Germania (-1,7%). La contrazione di inizio 2021 è tutta dovuta ai servizi, frenati dalle restrizioni ancora in vigore su alcuni comparti del settore, mentre si è avuta una crescita del valore aggiunto sia nel settore primario che nell’industria.
A far da traino per l’economia tricolore sarà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che avrà effetti positivi sul Pil, in particolare nel biennio 2022-23: stando all’analisi questo effetto sarà in linea con gli scenari più ‘prudenti’ ipotizzati dal governo. “L’impatto – avvertono gli economisti – sarà permanente e potenzialmente maggiore di quanto suggeriscano le nostre simulazioni se accompagnato da un’efficace e tempestiva implementazione delle riforme incluse nel Pnrr (sia di quelle ‘abilitanti’ che di quelle ‘orizzontali’)”.
Mameli, Volpi e Coletti sottolineano poi che i dati sul commercio internazionale hanno evidenziato, a marzo, il terzo incremento mensile consecutivo per esportazioni ed importazioni, con entrambi i flussi tornati per la prima volta sui livelli pre Covid. Ad aprile, sull’indice domestico, l’inflazione annua, proseguono, è salita da 0,8% a 1,1%, il massimo da due anni: le pressioni al rialzo sulla tendenza annua sono venute principalmente dalla crescita dei beni energetici (a 9,8% a/a da 0,4% precedente). In prospettiva, secondo gli esperti l’inflazione resterà sopra l’1% per tutto il 2021 e il picco in corso d’anno dovrebbe essere raggiunto a settembre, attorno all’1,7%. “Si stanno manifestando già da qualche mese pressioni inflazionistiche a monte della catena produttiva nell’industria”, osservano.
Brutte notizie – ancora – sul fronte del mercato del lavoro, per il quale, scrivono gli esperti, è ancora lontana una svolta. A marzo il tasso di disoccupazione è calato a 10,1% da 10,2% precedente e la flessione è spiegata da un aumento degli occupati (+34 mila unità rispetto al mese precedente) più ampio rispetto a quello delle forze di lavoro (+15 mila unità); gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono diminuiti di -40 mila unità. “La crescita occupazionale nel mese è concentrata soprattutto tra i dipendenti a termine mentre tornano a crescere per la prima volta da agosto dello scorso anno anche i lavoratori indipendenti (che rimangono comunque la categoria più penalizzata dall’emergenza sanitaria, assieme a donne e giovani)”, si legge nel report.
Dall’inizio della pandemia sono andati in fumo quasi 900 mila posti di lavoro, con un tasso di occupazione che a marzo si è attestato al 56,6%, in calo di 2 punti percentuali rispetto a febbraio 2020. Da allora, sottolineano Mameli, Volpi e Coletti, il calo degli occupati si è però tradotto prevalentemente in un aumento degli inattivi (in rialzo di oltre 650 mila unità) che ha contribuito, congiuntamente al blocco dei licenziamenti e all’ampio ricorso delle imprese alla Cig, a contenere la salita del tasso dei senza lavoro. “Riteniamo però che nei prossimi mesi, con il venir meno delle misure governative di protezione dell’occupazione e con il progressivo rientro degli inattivi nella forza lavoro, la disoccupazione possa tornare a salire (nel nostro scenario, il picco in media d’anno sarebbe registrato nel 2022, oltre l’11%)”, avvertono.
Passando alle imprese, a marzo lo stock di prestiti alle società non finanziarie ha segnato un rallentamento, che risente di un effetto base. Il ritmo di sviluppo, stando all’analisi di Intesa Sanpaolo, rimane tuttavia sostenuto (del +5,7%) anche se più contenuto di quasi due punti rispetto al mese precedente: un’evoluzione è in linea con quella media dell’area euro. Il rallentamento dei prestiti alle imprese è concentrato sul settore manifatturiero, mentre i prestiti al commercio e quelli alle costruzioni hanno confermato il tasso di crescita del mese precedente. I prestiti alle famiglie hanno registrato un miglioramento del credito al consumo mentre il ritmo dello stock di mutui è in fase di rafforzamento, grazie alla crescita delle erogazioni per nuovi contratti a tasso fisso.
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