Hasenstab (Templeton Global Macro): “Prevediamo in generale un passaggio dalla crescita globale sincronizzata degli ultimi anni a una crescita trainata dagli Stati Uniti”
Michael Hasenstab, Cio di Templeton Global Macro
“La crescita globale e l’economia statunitense sembrano trovarsi in una decelerazione ciclica, che noi tuttavia non riteniamo sia la fine del ciclo”. Questo è l’assunto da cui parte l’analisi di Michael Hasenstab, Cio di Templeton Global Macro.
Per quanto riguarda la Cina “nei trimestri precedenti aveva accelerato il suo piano di produzione per essere in anticipo sui potenziali aumenti dei dazi inizialmente previsti per il primo gennaio. Ora ha tagliato il ritmo ed è passata a un volume di produzione inferiore e questo effetto si sta trasmettendo ad altri Paesi”.
“In generale -argomenta l’analista – non riteniamo che per gli Stati Uniti o per l’economia globale vi sia una recessione all’orizzonte. Vi è una decelerazione in termini di alcune dinamiche d’investimento dopo i grandi piani di stimolo, in particolare negli Stati Uniti. Tuttavia l’economia statunitense non è massicciamente surriscaldata in quanto non abbiamo osservato lo sviluppo di un eccesso di investimenti o di capacità che dovrebbe essere eliminato da una recessione. Complessivamente, a nostro avviso non sussistono le condizioni economiche per una recessione massiccia, eccetto alcuni importanti eventi sui mercati finanziari”.
Quali prospettive per l’anno in corso? “Prevediamo un passaggio dalla crescita globale sincronizzata degli ultimi anni a una crescita trainata dagli Stati Uniti. Un mercato del lavoro eccezionalmente contratto rimane un elemento distintivo dell’attuale economia statunitense. Gli Stati Uniti sono oltre la totale occupazione, mentre al contempo l’attuale amministrazione ha ristretto l’immigrazione legale e illegale. L’effetto naturale sarebbe una tendenza in aumento dei salari ed è esattamente ciò che stiamo osservando. A sua volta, l’aumento dei salari sostiene i consumi, il maggior propulsore dell’attività economica statunitense”.
“Prevediamo che nel 2019 un robusto mercato del lavoro, salari in aumento e solidi consumi continueranno a trainare l’espansione dell’economia statunitense”, conclude Hasenstab.
Flossbach: (Flossbach von Storch): “A lungo termine questo fenomeno politico fa innalzare il debito pubblico, sia a causa di costosi programmi di governo sia che si debbano attuare misure ad hoc per calmare le proteste. Questo non vale solo per l’Eurozona, ma anche per gli Stati Uniti, che vedranno aumentare il proprio deficit fino a quasi il 5% in quest’anno fiscale”
Monier (Lombard Odier): “La performance dell’indice S&P 500 è ancora al disotto del 7% rispetto ai massimi di settembre e se gli utili continueranno a crescere, anche se a un ritmo più lento rispetto al 2018, ci sono buone possibilità di una revisione di tale percentuale”
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