Eurozona, nel 2019 crescita all’1,5%
La questione Brexit e le incertezze politiche rappresentano due minacce per lo sviluppo della zona euro e, in tale contesto, le elezioni del parlamento europeo saranno una tappa importante
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“Le probabilità di una recessione, pur essendo aumentate secondo le nostre stime, restano comunque al di sotto della soglia critica, a conferma della nostra previsione che ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo. I nostri modelli, però, non segnalano un brusco rallentamento nei prossimi dodici mesi”. Per Alessandro Tentori, cio Axa Investment managers Italia, gli Stati Uniti dovrebbero evitare la recessione nei prossimi 12 mesi.
“Comunque – prosegue l’esperto – ci aspettiamo da parte delle banche una contrazione delle condizioni di credito alle famiglie e alle piccole e medie imprese che, secondo noi, sarà la causa del rallentamento economico negli Stati Uniti per questo e per il prossimo anno. Di conseguenza, abbiamo rivisto le nostre prospettive di crescita del Pil Usa leggermente al ribasso al 2,2% per il 2019 (dal 2,3%). Si tratta di un dato inferiore anche al consensus del 2,5% ma comunque superiore, secondo noi, al tasso di crescita potenziale negli Stati Uniti”.
“È interessante notare – prosegue l’economista – che ci vorrà del tempo (da diversi trimestri fino a un intero anno) prima che la trasmissione di questo deterioramento, dalle condizioni finanziarie all’economia reale, attraverso il sistema bancario e le condizioni di credito più in generale, si rifletta sulle variabili economiche e di mercato più seguite. Persino un indicatore di tendenza come l’indice ISM sulla fiducia delle imprese, storicamente, è rimasto indietro rispetto al nostro modello delle recessioni di circa sei mesi”.
“Secondo le nostre analisi e stime, questo rassicurante messaggio proveniente dall’economia Usa può essere esteso su scala globale”, conclude Tentori.
