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L’economia crescerà del 4,2% nel 2021 (+3,7% nel 2022). Limati i Pil di Usa (+3,2%) ed Eurozona (+3,6%). Confermato lo sprint della Cina (+8%). Meglio l’Italia, ma è allarme debito
Lo sviluppo di vaccini efficaci ha acceso la speranza di porre fine alla pandemia di coronavirus, ma non è ancora il tempo di mollare, perché le prospettive di breve termine restano molto incerte e la ripresa appare sempre più esitante. E’ questo, in sintesi, il messaggio principale che emerge dalle Prospettive economiche pubblicate dall’Ocse, in cui gli economisti di Parigi hanno tagliato le loro previsioni di crescita per la maggior parte delle principali economie, citando la recente ondata di nuovi contagi nell’emisfero settentrionale che ha provocato nuove restrizioni per famiglie e imprese e cautela tra i consumatori.
L’Organizzazione si aspetta ora che l’economia globale cresca del 4,2% nel 2021, dopo una contrazione di eguale misura quest’anno, e del 3,7% nel 2022. A settembre aveva invece previsto un incremento del prodotto interno lordo mondiale del 5%. Nel complesso precisano gli esperti, entro la fine del 2021, il Pil globale tornerebbe “ai livelli pre-crisi, sostenuto dalla forte ripresa in Cina, ma la performance differirebbero notevolmente tra le principali economie”. Mentre la “produzione dovrebbe rimanere del 5% circa al di sotto del periodo pre-crisi”.
Giù le stime sulla crescita del Pil 2021 sia per gli Stati Uniti, dal precedente 4% all’attuale 3,2%, che per l’Eurozona, la cui crescita era stimata al 5,1% e crolla al 3,6%. Resta invece confermato il trend positivo della Cina, il cui Pil nel 2021 dovrebbe aumentare dell’8%, in linea con quanto stimato in precedenza, mentre per il Regno Unito, complice anche il caos Brexit, la previsione è stata drasticamente rivista al ribasso, dal 7,6% al 4,2%.
Per il futuro l’Ocse si mostra pragmatica: “Vivere con il virus ancora per almeno 6-9 mesi sarà complicato”, avverte, ma quanto al debito e le politiche di bilancio, non è questo il momento di stringere la cinghia. “Garantire che il debito sia sostenibile diventerà una priorità solo quando la ripresa sarà sui binari”, ribadisce, assumendo quindi la stessa posizione di Fmi e Bce.
Quanto all’Italia, il quadro è ugualmente preoccupante. Dopo il brusco calo del 2020 (-9,1% rispetto alla precedente stima di -10,5%) , il Pil dovrebbe crescere al 4,3% nel 2021 (contro il +6% previsto nella Nadef) e al 3,2% nel 2022, ma la ripresa “sarà lenta e disuguale”, avverte l’organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, che insiste sul fatto che le restrizioni legate al coronavirus e l’incertezza peseranno sull’attività economica, gli investimenti e l’occupazione “fino al raggiungimento dell’immunità generale”, quando un vaccino efficace sarà stato distribuito ampiamente, stimolando il consumo e facilitando il risparmio”.
Per l’Ocse, la crescita dei consumi dovrebbe ripartire, ma la propensione delle famiglie al risparmio “resterà elevata”. Gli investimenti dovrebbero trovare nuova linfa nel 2022, “poiché gli investimenti pubblici aumenteranno e le imprese in settori più resilienti” inizieranno a intraprendere “investimenti sostitutivi”. Al contrario, il settore dei servizi “si riprenderà più lentamente poiché la domanda interna e il turismo rimarranno deboli fino a quando un vaccino efficace non sarà ampiamente diffuso”. “Questo – sottolinea l’organismo – aggraverà il mercato del lavoro e le disuguaglianze regionali”.
Particolarmente preoccupante è infatti per gli economisti parigini la situazione del mercato del lavoro e quella dei conti pubblici del nostro Paese. Il tasso di disoccupazione crescerà infatti dal 9,4% del 2020 all’11% del 2021 e “resterà elevato”, al 10,9%, nel 2022, mentre il “ritmo di crescita” dell’Italia avrà un “grande impatto” sull’evoluzione del debito, che rimarrà elevato, poco al di sotto del 160% del Pil. Secondo l’organismo, il rapporto tra debito e Pil passerà dal 159,8% del 2010, al 158,3% del 2021, al 158,2% del 2022.
La legge di bilancio del governo “prevede una crescita più rapida, più verde, digitalizzata e più inclusiva”. Ma, avvertono in conclusione da Parigi, “lo stimolo deve essere accompagnato da continue riforme strutturali e dalla loro effettiva attuazione”. In particolare, andrebbe semplificato il regime normativo, andrebbero affrontati i ritardi nei procedimenti giudiziari e migliorata la formazione dei lavoratori.
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