I Pir pronti a spingere small e mid cap
Scauri (Lemanik): “Abbiamo incrementato il peso dei titoli di piccola-media capitalizzazione e ridotto la componente delle utilities”
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Qual è la situazione della piccola e media impresa in Italia? La crisi finanziaria del 2008, poi la crisi del debito sovrano nel 2011 e infine lo scoppio della bolla Npl – i cui effetti sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti – hanno zavorrato la crescita della manifattura italiana, ma non in tutti i casi.
Una rappresentazione della situazione economico-finanziaria delle Pmi italiane fornita da modefinance, agenzia di rating FinTech certificata Cra e Ecai da Esma nel 2015, porta all’attenzione diversi segnali positivi che di fatto contrastano con il trend di contenimento del credito emerso in questi anni nel paese.
“Vi è una forte presenza di Pmi, spesso ex microimprese, che dimostrano un potenziale di crescita notevole, ma non sfruttato pienamente, che potrebbero assicurarsi condizioni più favorevoli per l’accesso al capitale di debito tradizionale o di finanza alternativa (factoring, invoice trading, private equity, crowdfunding, mini-bond)”, sostiene Valentino Pediroda, amministratore delegato di modefinance.
Partendo da questo scenario, la società di rating ha condotto un’analisi su un campione di 49.574 imprese (che al 30 novembre 2019 avevano depositato i bilanci dell’anno precedente), per valutare lo stato dell’arte economico-finanziario delle principali Pmi italiane.
Le imprese sono state individuate secondo i criteri di classificazione dell’Unione europea, ossia:
La ricerca mostra un generale e continuo miglioramento dei conti economici delle Pmi, con una valutazione di investment grade, e si attestano attorno a un rating mediano BB per il 2018, dimostrandosi equilibrate sia a livello di bilanci sia di eventuale capitalizzazione.
In generale, il fatturato mediano mostra una crescita del 16% da 3,18 milioni di euro nel 2015 a 3,7 milioni nel 2018. La distribuzione del fatturato vede una netta crescita delle piccole e medie imprese a discapito delle micro (modefinance precisa che si può stimare un passaggio di molte attività da micro a piccola impresa).
Analizzando più a fondo i dati, un segnale positivo è quello relativo all’indice di indebitamento – che rappresenta il totale delle passività rispetto al patrimonio netto – che passa dal 3.60 al 2.89. Il leverage finanziario mediano passa dallo 0.97 allo 0.80, e anche questo è un dato positivo, poiché rappresenta un dato sulla riduzione all’indebitamento finanziario, quindi una diminuzione del ricorso al debito bancario.
La distribuzione del leverage mostra come la maggior parte delle imprese si attesta a un livello equilibrato, con valori che, tra 0 e 2, toccano il 40% mentre sopra il 5 si abbassano a poco più del 30%.
Per quanto riguarda il Roe mediano – la misura della redditività del capitale proprio – si nota una leggera diminuzione rispetto al 2017 (11,08% contro 11,45%), che si fa decisamente più importante se raffrontata al 2015 (9,42%), con una distribuzione sopra il 10% che scavalca il 50% delle imprese. Il Roce mediano – l’indice che misura la redditività degli investimenti e, quindi, quanto una società sia in grado di rendere profittevole l’investimento effettuato – rimane stabile.
La distribuzione tra aziende in utile e aziende in perdita mostra una significativa diminuzione: nel 2015 erano oltre 5.700, nel 2018 si aggirano attorno alle 4.200 (con un andamento previsto di aziende in utile 2018 stabile attorno alle 38.000).
Modefinance sottolinea che l’insieme di questi elementi concorre a una lenta ma costante crescita dello standing creditizio delle Pmi italiane comprese nello studio: “L’andamento è quasi impercettibile, ma sta spostando le valutazioni in direzione sempre più positiva verso l’investment grade (al raggiungimento previsto della classe BBB)”.
Se nel 2015 la maggior parte delle imprese si trovava nella parte centrale della scala, nel 2018 si nota uno spostamento verso le classi più positive (nonostante la mancanza di un quantitativo importante di dati di bilancio depositati pubblicamente).
