Private asset, un buon investimento. A due condizioni
12 giugno 2019
di La redazione
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“I private asset comportano impegni di lungo termine: chi investe in tali strumenti dovrà quasi certamente attraversare almeno un intero ciclo economico”. L’analisi di Schroders
Tim Boole, head of product management, Schroder Adveq Group
In un contesto di rendimenti inferiori, sia gli investitori retail che quelli istituzionali cercano un modo per ottenere performance migliori.Con mercati azionari che scambiano a livelli prossimi ai massimi storici e bond che offrono bassi rendimenti, in molti stanno esplorando alternative meno liquide per ottenere i rendimenti richiesti. Di conseguenza, strumenti come gli investimenti infrastrutturali o il private equity hanno visto una forte crescita di interesse. “Anche nell’universo dei private asset, un anno di record come il 2017 ha fatto sorgere dubbi riguardo alla sostenibilità dei rendimenti storici”, osserva Tim Boole, head of product management, Schroder Adveq Group.
Ma l’esperto sottolinea che esistono differenze tra gli investimenti in mercati pubblici e privati. “Gli investitori dovrebbero tenere a mente che i private asset comportano impegni di lungo termine, e ciò significa che chi investe in tali strumenti dovrà quasi certamente attraversare almeno un ciclo economico intero. Le decisioni di investimento dovrebbero essere prese quindi con particolare attenzione. Generalmente, selezionare investimenti che siano in linea con i trend economici di lungo termine premia”, avverte.
Oltre al lungo termine, l’altra parola d’ordine è diversificazione.Nonostante l’attrattività dei private asset, esistono infatti anche difficoltà, sfide e rischi quando si investe in quest’asset class. “I mercati privati presentano una forte dispersione. Se i gestori migliori hanno ottime performance, i peggiori potrebbero far sperimentare un’esperienza abbastanza negativa agli investitori.È di cruciale importanza, quando si investe in questo segmento, evitare di seguire il gregge e cercare invece di individuare le migliori opportunità future”, afferma Boole.
Secondo l’esperto, per quegli investitori che sono relativamente nuovi all’universo dei private asset, un’altra lezione importante è mirare alla diversificazione del portafoglio, sia in senso tradizionale (settore, regione), sia dal punto di vista del ‘vintage year’. “Quest’ultimo rappresenta una caratteristica propria dei fondi chiusi in cui gli investimenti vengono inclusi nel portafoglio in momenti diversi del ciclo. Questo aiuta a combinare investimenti che sono già positivi a livello di cash flow con un fondo che si trova nella fase di lancio. Gli investimenti in una più avanzata fase del ciclo di investimento tendono anche ad essere più stabili”, assicura.
“All’interno del private equity – prosegue – ci sono alcune aree che hanno attratto grandi quantità di capitale e altre in cui la crescita non è quasi mai cambiata. Per esempio, grandi capitali sono confluiti in fondi di buyout large e mega e in venture capital in fasi avanzate, mentre i fondi di buyout piccoli e medi e i venture capital in fasi iniziali hanno visto molti meno cambiamenti a livello di capitali negli ultimi 20 anni”.
Altro fattore importante è il tempo, che gioca a favore degli investitori. “La pazienza e l’attenzione ai dettagli sono spesso sottovalutati nella corsa agli investimenti, ma grazie ai mandati più lunghi nel segmento dei private asset, gli investitori possono permettersi di scavare più a fondo in nuove opportunità – spiega ancora Boole -.Gli investitori vogliono investire molto denaro e di conseguenza sono alla ricerca di grandi opportunità. Tuttavia, chi decide di collaborare con investitori specializzati in buyout più piccoli o in venture capital potenzialmente potrebbe avere rendimenti più attraenti. Ciò a causa del fatto che il divario tra le valutazioni dei buyout più grandi e di quelli più piccoli non è mai stato così ampio”.
“Dato che la principale modalità di accesso agli investimenti in private asset è attraverso strutture di limited partnership o fondi chiusi, al momento avere facile accesso a questa asset class rappresenta una sfida per gli intermediari – continua l’analisi -.Uno dei cambiamenti che ci aspettiamo di vedere nei prossimi 10 anni è l’aumento delle opzioni a disposizione degli intermediari per investire nei private asset. Schroders si sta focalizzando proprio su questa ‘democratizzazione dei private asset’. Al momento stiamo lavorando alla creazione di nuovi prodotti per il mercato degli intermediari, che siano aperti e con liquidità periodica per offrire un’esposizione ai private asset sottostanti”.
La complessità degli strumenti esistenti nell’universo dei private asset e l’impegno di lungo termine, possono rendere complessa la scelta del partner per gli investimenti. Nella fase di selezione del gestore, gli investitori dovrebbero considerare il livello della sua esperienza, prima di impegnarsi, è dunque l’avvertimento. “Schroders è spesso associata agli investimenti nei mercati pubblici, tuttavia ha una storia e una piattaforma negli investimenti in private asset molto più estesa di quanto si pensi. Per esempio, nel 1971 ha creato un business di real estate, che alla fine di giugno 2018 gestiva poco meno di 20 miliardi di dollari e nel 2017 ha acquisito Adveq, un business di private equity svizzero con più di 20 anni di esperienza negli investimenti privati e che oggi gestisce circa 10 miliardi di dollari. Con tali competenze, Schroders è ben posizionata per muoversi in tutte le aree dei private asset”, conclude Boole.
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