Boom delle Ipo su AIM Italia con i Pir 3.0. I numeri dell’Osservatorio
Nel triennio 2020-2022 l’Osservatorio AIM individua 126 titoli potenziali target dei nuovi Pir. Atteso un incremento del numero di Ipo del 30% medio annuo
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Quello dei costi associati alla ricerca finanziaria sulle aziende quotate, soprattutto se queste rientrano nell’alveo delle piccole e medie imprese (pmi), è uno dei temi d’attualità più importanti nel panorama europeo.
Ora che si è tornati a parlare anche di Pir, aziende quotate su AIM Italia e costi associati alla direttiva Mifid 2, diventa quindi inevitabile associare questi tre elementi in un’unica equazione.
In apertura del convegno Aiaf – l’associazione degli analisti finanziari italiani – dal titolo “Il valore della ricerca nell’investimento: possibili scenari futuri”, lo ha ricordato il presidente di Borsa Italiana Alberto Sironi, che definisce quello della ricerca finanziaria un “tema d’attualità”.
“Siamo consapevoli dell’importanza della ricerca finanziaria per avere mercati efficienti e liquidi“, ha chiosato Sironi, rimarcando l’impegno di Borsa Italiana coinvolta a un lavoro con l’Ocse per puntare al miglioramento del funzionamento del mercato dei capitali (la presentazione a Roma la prossima settimana, ndr).
“Si tratta di sette o otto raccomandazioni, che sottolineano l’importanza di incentivi per rafforzare la ricerca finanziaria. Collaboriamo con l’Aiaf e siamo in una serie di organismi consultivi”, ha aggiunto il presidente della società che gestisce il mercato azionario italiano.

A oggi, le pmi quotate coperte da ricerche e studi in Italia sono circa il 55%, a fronte del 50% in Spagna e del 60-65% in Germania. “A più ricerca finanziaria corrisponde maggiore fiducia possibile da parte degli investitori”, spiega Alberto Borgia, presidente di Aiaf. L’esperto precisa che “le ricerche sul sistema economico italiano sottolineano un tessuto caratterizzato da pmi e poche grandi aziende, a cui si accompagna un prevalente ricorso al finanziamento bancario, piuttosto che al mercato dei capitali”.
“In questo quadro – prosegue Borgia – per una maggiore liquidità dei titoli stessi servirebbe un terzo fattore: una maggior copertura dei titoli quotati attraverso la disponibilità di studi e di ricerche anche per aumentare la propensione dei risparmiatori verso l’investimento azionario. Ma la vera sfida del settore finanziario è avere un quadro informativo adeguato a ridurre i costi di asimmetria informativa presente fra gli azionisti di riferimento, il management e il pubblico dei risparmiatori dell’azionariato diffuso”.
Di passi se ne sono fatti, come ad esempio incentivi fiscali per le società intenzionate a quotarsi su Aim Italia o l’attivazione di strumenti volti a favorire la domanda di titoli quotati delle pmi come i Pir.
Su quest’ultimo fronte le attese del mercato riposte nel 2020 sono alte. La nuova modifica regolamentare che prevede la sostituzione dei due vincoli – di almeno il 3,5% degli investimenti da destinare a società quotate sull’Aim e dell’altro 3,5% al venture capital – con un unico obbligo di riserva del 3,5% del valore complessivo dello strumento in società di medio-piccola capitalizzazione, diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa Italiana o in indici equivalenti in altri mercati regolamentati, dovrebbe far ripartire la raccolta di questa tipologia di fondi aperti.
“Non faccio previsioni sulla raccolta dei Pir nel 2020 perché è un prodotto che si è appena riaperto, ma penso possa andare bene perché con le performance che ha avuto la Borsa italiana e con le aziende che si presentano è abbastanza facile”, commenta Ugo Loser, amministratore delegato di Arca Fondi Sgr, società di gestione italiana presente nel business dei Pir con una quota pari a circa il 10% del mercato tricolore. “Abbiamo un po’ meno di 2 miliardi di euro di Pir nel portafoglio e la crescita è importante per noi”, spiega il top manager intervenendo al convegno Aiaf.
Fra le altre high conviction di Aiaf ci sono i criteri Esg. Linee guida essenziali per “una strategia d’impresa che voglia essere attrattiva per gli investitori deve essere guidata da una governance propedeutica all’analisi misurabile degli elementi ambientali e sociali e orientata al rispetto dei criteri Esg”.
Il presidente degli analisti finanziari ribadisce lo scopo del messaggio rivolto alla sostenibilità nelle scelte che riguardano gli investimenti da effettuare in futuro: “Aiaf sostiene che la figura dell’analista sia cruciale per comprendere e valutare quali fattori propri della finanza sostenibile debbano essere incorporati nei report finanziari destinati agli investitori istituzionali e retail, come i fattori Esg devono essere analizzati e valutati per la definizione del prezzo di un titolo. Finora la sostenibilità è stata valutata soprattutto con riferimento alla parte ambientale, e non abbastanza per la parte sociale e di governance”, analizza Borgia.
Altri aspetti sottolineati sono stati quelli della tecnologia – robo advisor e blockchain su tutti – che ha sempre più un ruolo chiave per selezionare e analizzare i numerosissimi dati a disposizione.
