Tassa patrimoniale “ipotesi remota”
Mazziero allontana l’ipotesi di una tassa sul patrimonio degli italiani ma ammonisce dall’investimento in titoli del Tesoro: “Basta Bot-people, bisogna investire con la mentalità da imprenditore”
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La crisi da covid-19 ha messo in luce – di nuovo – le fragilità delle finanze pubbliche italiane. Siamo di fronte a un decennio di sottovalutazione del debito e ora arriva il conto, salatissimo.
Ma oltre allo stock di debito pubblico, in agguato c’è un pericolo ancora più grande di cui nessuno sembra preoccuparsi: nel 2020 lo Stato è pronto a concedere garanzie per 750 miliardi con accantonamenti di bilancio estremamente ridotti.
“L’eventuale escussione delle garanzie in un quadro di ripresa asfittica insieme a condizioni critiche di finanziamento potrebbe indurre i conti pubblici in una condizione di pre-default”, spiega Maurizio Mazziero, che con la sua società di ricerca pubblica oggi il suo 38° Osservatorio trimestrale dei dati economici italiani.
Secondo l’esperto siamo di fronte a un rischio da non sottovalutare, perché “già ora dobbiamo pensare alle possibili soluzioni, come l’utilizzo di tutti i sostegni in ambito europeo. La convinzione che ce la possiamo fare da soli è miope oltreché insostenibile”.
Un debito a fine anno tra 2.550 e 2.580 miliardi con una contrazione del Pil tra il 6 e 9%, che porterebbero il deficit/PIL al 10% e il debito/PIL al 157%. Queste le stime che la Mazziero Research presenta nel suo 38° Osservatorio sui conti italiani.
“Sebbene ci troviamo di fronte a un evento estremo e inaspettato come una pandemia, paghiamo le conseguenze dell’incapacità della politica italiana di amministrare le risorse secondo principi di sostenibilità”, sostiene Mazziero, che rincara: “tutti gli schieramenti politici hanno sempre annunciato l’intenzione di ridurre il debito, ma sono state solo vuote promesse mai realizzate”.
Eppure, la colpa non è solo della politica, sottolinea l’economista, ma anche dei cittadini che si fanno ammaliare da chi promette il “Paese dei balocchi”.
Al di là del debito, Mazziero sottolinea l’enorme rischio di natura imponderabile rappresentato dalle garanzie concesse dallo Stato per la concessione di finanziamenti, principalmente all’industria e in particolare alle Pmi.
“Occorre specificare che le garanzie si distinguono in standard o una tantum – spiega l’analista –, mentre le prime vengono parzialmente registrate nell’indebitamento in base a calcoli prudenziali sulla probabilità di escussione, le seconde vengono prestate in base a valutazioni che rendono difficile calcolare il rischio associato e quindi le eventuali escussioni entrano nell’indebitamento netto solo qualora abbiano effettivamente luogo”.
Dall’osservatorio di Mazziero si evince che le garanzie a fine 2019 erano pari a 87,7 miliardi (pari al 4,9% del PIL), in aumento dai 74,4 miliardi del 2018 (pari al 4,2% del PIL). Nel 2020 si prevede la concessione di ulteriori garanzie per 750 miliardi, oltre ai 90 miliardi precedenti, con un impatto sull’indebitamento che nel Def risulta essere inferiore ai 3 miliardi.
Considerando che secondo il Rapporto Cerved 2019 il rischio di default per le Pmi è intorno all’11,5%, “potremmo considerare plausibile un livello di escussioni a 24-36 mesi pari al 10%”, dice Mazziero.
“Questo ci porterebbe a un ulteriore fardello di debito di circa 80 miliardi, che al momento non viene contemplato da nessun analista. Qualora la ripresa come in passato, si mantenesse asfittica, un maggiore indebitamento da escussioni insieme a critiche condizioni di finanziamento sul mercato potrebbe indurre i conti pubblici in una condizione di pre-default”.
