Noia (Pictet): “I consulenti giocano un ruolo chiave nell’educare i risparmiatori alla finanza sostenibile”
26 febbraio 2018
di Eugenio Montesano
5 min
Il country head Italia di Pictet spiega perché l’asset manager elvetico punta fortemente sulle strategie d’impatto sociale e sulla trasparenza del business, sfatando alcuni dei pregiudizi più radicati nella mente degli investitori.
Manuel Noia, country manager di Pictet Asset Management in Italia
“La distinzione tra finanza tradizionale e finanza sostenibile è anacronistica. Nel rispondere alla crescente attenzione delle nuove generazioni alle tematiche legate alla sostenibilità, tutti noi attori del sistema dobbiamo muoverci verso una maggiore responsabilità in termini di condotte societarie e in termini di prodotti offerti alla nostra clientela, attraverso adeguati controlli dei criteri di sostenibilità delle aziende in cui investiamo”.
Manuel Noia, country manager di Pictet Asset Management in Italia, sostiene da tempo un approccio attento alle questioni ambientali, sociali e di governance (Esg). Eppure la finanza responsabile è stata a lungo considerata una nicchia della finanza tradizionale, meno efficiente ed efficace in termini di rendimento e di rischio. Ma un numero sempre maggiore di analisi dimostra che non è così.
Come quella di Dan Lefkovitz, index strategist di Morningstar, che ha messo a confronto gli indici sostenibili con quelli tradizionali provando a rispondere a una delle domande più diffuse sugli investimenti green: c’è una penalità da pagare in termini di performance per investire con la propria coscienza? La risposta è stata largamente negativa, con 16 indici su 20 che hanno ottenuto rendimenti migliori dal 2009 alla data della rilevazione (30 settembre 2017).
Come si promuove una maggior consapevolezza dei cittadini e dei risparmiatori europei in materia di finanza sostenibile? Che lavoro possono svolgere in tale direzione i consulenti finanziari nel loro ruolo anche educativo di tramite primario tra i risparmiatori e i mercati? Che aiuto possono ricevere da case prodotto e mandanti?
Da anni siamo convinti che la sostenibilità sia una parte necessaria e fondamentale dell’educazione finanziaria dei risparmiatori. Le ricerche restituiscono un triste quadro dell’educazione finanziaria in Italia come 36esima nazione al mondo in termini di alfabetizzazione finanziaria. Per questo è necessario che tutti gli attori della finanza svolgano il proprio ruolo per trasmettere alle nuove generazioni quelle competenze tecniche necessarie per effettuare un’attenta valutazione delle conseguenze finanziarie, ma anche sociali e ambientali delle proprie scelte di investimento.
In tal senso è necessario capitalizzare il rinnovato interesse dei più giovani, i Millennials, ai temi eticamente rilevanti. Ed è necessario farlo parlando la loro stessa lingua, abolendo i tecnicismi e i formalismi tipici della nostra industria. I consulenti finanziari dovranno svolgere un ruolo cruciale in tal senso, adattando il tono di voce in funzione dei loro interlocutori, supportati da validi contenuti delle case prodotto resi disponibili sui canali abitualmente frequentati dai Millennials: i social, il web e le community di discussione.
La distinzione tra finanza tradizionale e finanza sostenibile verrà meno nel medio-lungo termine? Con quali implicazioni per l‘industria italiana del risparmio gestito?
Questa distinzione verrà a scomparire forse anche prima del medio-lungo termine, quantomeno dal lato dell’offerta. Penso però che resista un generale diffuso pregiudizio secondo cui sostenibilità degli investimenti significhi «sacrificio» in termini di rendimenti. Siamo invece convinti che le aziende con condotte societarie virtuose siano in effetti le società di successo del futuro, grazie alla sempre maggiore attenzione della loro clientela al tema in questione. Crediamo quindi che condotte virtuose si riflettano in maggiore valore del brand, clienti più fedeli, maggiori fatturati e bilanci più solidi.
Qual è il suo punto di vista sul report dell’High-Level Group on Sustainable Finance (HLEG), le cui raccomandazioni alzano l’asticella dei requisiti di sostenibilità degli investimenti, che saranno recepiti nel piano d’azione sulla finanza sostenibile che la Commissione europea presenterà entro fine marzo?
Il benvenuto della Commissione al report dell’HLEG sulla finanza sostenibile rappresenta un passaggio fondamentale verso la formalizzazione del ruolo della finanza per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi. Per riuscire a ridurre del 40% le emissioni entro il 2030 sono necessari circa 180 miliardi di euro all’anno di nuovi investimenti e i capitali privati devono necessariamente svolgere un ruolo chiave in tal senso.
Il rapporto traccia una roadmap con precise opportunità e sfide per il sistema finanziario per creare il contesto ideale per gli investitori sostenibilità-consapevoli per contribuire alla transizione verso una più pulita e più efficiente (in termini di consumo di risorse) economia circolare, reindirizzando i capitali verso aziende e progetti sostenibili. Personalmente ritengo rappresenti la definitiva presa di coscienza del fatto che finanza sostenibile non significa (e non deve significare) compromesso sugli obiettivi finanziari, come alcuni anacronistici pregiudizi ancora indicano.
Puntare sulla sostenibilità premia gli investitori anche dal punto di vista delle performance? Quali sono le opportunità di rendimento corretto per il rischio dell’esposizione agli investimenti ambientali?
Da una nostra analisi emerge che le società che rispettano i principi Esg registrano performance migliori e più stabili nel tempo, beneficiano di un costo del capitale inferiore e di rating creditizi più elevati. Le società che non sono in grado di gestire i rischi ambientali, invece, hanno costi di indebitamento in media superiori del 20%.
Esiste inoltre una correlazione positiva tra la performance finanziaria e le credenziali di sostenibilità. Secondo lo studio “The Impact of Corporate Sustainability on Organizational Processes and Performance” della Business School di Harvard, ogni dollaro investito in società altamente sostenibili nel 1993, nel 2010 valeva 22,6 dollari, contro i 15,4 dollari delle concorrenti meno attente ai criteri Esg. Infine, più è elevato il rating Esg di una società, meno è volatile l’andamento del corso azionario, soprattutto in periodi di turbolenza sui mercati.
Come includete i criteri Esg in un orizzonte temporale di lungo periodo nei fondi che gestite?
In termini di soluzioni di investimento l’inclusione di criteri di screening Esg a livello di analisi dei rischi nella valutazione aziendale è ormai realtà per la maggior parte delle nostre strategie – tanto azionarie quanto obbligazionarie – coadiuvati da numerose società partner, leader nelle analisi di sostenibilità (ISS, CSFRA, Sustainalytics, Ethos, etc). A partire infatti da un filtro di esclusione delle aziende il cui business risulti prevalentemente non etico (produttori di armi, tabacco, sfruttamento del carbone), i team di gestione prendono in considerazione il newsflow Esg e le analisi Esg in parallelo ai tradizionali criteri di valutazione dei fondamentali societari, includendo metriche Esg e commenti qualitativi nei report standard su base mensile, trimestrale, annuale.
Cosa si intende per «economia dematerializzata» e perché costituisce una delle principali (e, su base tendenziale, più profittevoli) frontiere degli investimenti Sri? Quali sono i principali esempi di aziende che rientrano in questa categoria?
La dematerializzazione dell’economia è uno degli aspetti più promettenti dell’evoluzione tecnologica, ed è una delle aree su cui si concentra maggiormente il comparto Global Environmental Opportunities. Un esempio concreto è dato dalle aziende impegnate nella virtualizzazione del design e del testing che permettono un notevole risparmio di materie prime, eliminando la necessità di prototipi fisici per tutte le fasi di sviluppo dei prodotti. Le conseguenze di natura economica ed ambientale sono evidenti. Sto parlando di aziende come Dassault System, in grado di creare simulazioni 3D riconosciute dalle autorità dei crash test di tutti i sistemi di trasporto. Con evidente risparmio economico e di utilizzo di materiali per le aziende.
Ci fa una breve panoramica dei fondi di Pictet che hanno incorporati nei loro processi di investimento i criteri Esg?
La nostra gamma prodotti comprende delle soluzioni di investimento Sri nel campo azionario, come il comparto European Sustainable Equities o il comparto Emerging Sustainable Equities, che si differenziano per il focus geografico e recentemente abbiamo ampliato la nostra offerta con il primo prodotto obbligazionario focalizzato sulla sostenibilità, denominato Global Sustainable Credit.
In senso più ampio l’integrazione dei criteri Esg nel processo di selezione titoli è invece parte integrante di tutte le nostre strategie tematiche, nonché del comparto Global Environmental Opportunities, un comparto azionario globale che intende beneficiare delle opportunità legate al tema ambientale con un forte accento sul ruolo che la tecnologia può svolgere in questo senso.
“Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
Le raccomandazioni degli esperti dell’High-Level Expert Group on Sustainable Finance alzano l’asticella dei requisiti di sostenibilità degli investimenti, uno dei pilastri della Capital Market Union. La Commissione le recepirà in un piano d’azione da presentare entro fine marzo.
Gli investimenti in energie pulite stanno passando dalla nicchia al mainstream attestandosi tra le aree dell’asset management che registrano la maggiore crescita sia tra i clienti privati che tra gli istituzionali.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio