Mazzoleni (Assogestioni): “Trasparenza e dovere fiduciario, il futuro dei fondi è sempre più sostenibile”
In dieci anni gli asset Sri gestiti in Italia sono quadruplicati, e il regolatore europeo punta sempre più su questi strumenti.
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L’Europa avanza a vele spiegate verso la finanza sostenibile. La realizzazione di una strategia europea che consenta di indirizzare il flusso dei capitali verso investimenti sostenibile e identificare le azioni da intraprendere per proteggere il sistema finanziario dai rischi di sostenibilità è una delle priorità della Capital Markets Union, nonché uno dei passaggi fondamentali verso l’attuazione degli accordi di Parigi, obiettivi a cui l’anno in corso può imprimere una svolta decisiva.
Il dibattito tra gli operatori sta entrando nel vivo. Dopo la chiusura, a fine gennaio, della consultazione pubblica sui doveri degli investitori istituzionali e dei gestori patrimoniali in materia di sostenibilità, di cui è attesa la pubblicazione delle principali conclusioni, la Commissione europea ha pubblicato la versione finale del Final Report 2018 dell’High-Level Expert Group on Sustainable Finance (HLEG), task force composta da 20 membri in rappresentanza di istituzioni finanziarie, asset manager e mondo accademico, che hanno stilato una serie di raccomandazioni volte a favorire l’ulteriore integrazione dei principi Esg (Environmental, social and governance) nelle decisioni di investimento e a sensibilizzare gli operatori verso un maggior impiego di risorse in iniziative di finanza sostenibile.
Questo documento avrà un forte impatto sul futuro dei fondi sostenibili, dal momento che come già spiegato da Manuela Mazzoleni, direttore operations e mercati di Assogestioni, in un incontro della settimana Sri lo scorso novembre, sia il piano Juncker sia, successivamente, le linee di azione che definiranno l’operatività del Mercato unico dei capitali (Capital Market Union) conterranno molti elementi che saranno mutuati dalle conclusioni di questo gruppo di esperti.
Tra le raccomandazioni rivolte dal gruppo di esperti alla Commissione europea, sono di primaria importanza:
Il rapporto sottolinea anche l’importanza di rafforzare, in un’ottica di corporate governance, i doveri di manager e amministratori in materia di sostenibilità. A tal proposito, nel processo di nomina del consiglio di amministrazione, lo HLEG suggerisce di introdurre dei “test di adeguatezza” che includano una valutazione delle capacità individuali e collettive dei componenti degli organi direttivi di affrontare i rischi di sostenibilità e di tenere conto delle preferenze e degli obiettivi dei clienti in termini di sostenibilità delle scelte di investimento, oltreché di bilanciamento delle componenti di rischio e rendimento.
Principi che hanno come base di partenza l’accordo di Parigi del dicembre 2015, che per la prima volta ha esplicitamente riconosciuto il ruolo chiave che il settore finanziario deve svolgere nel mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Per raggiungere gli obiettivi per il 2030 concordati a Parigi, tra cui un taglio del 40% delle emissioni di gas serra, “occorrono circa 180 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi all’anno” sottolineano nel report i due vicepresidenti dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis e Jyrki Katainen. “L’entità degli investimenti va ben oltre la capacità del solo settore pubblico di vincere questa sfida”, proseguono. “Il settore finanziario ha un ruolo chiave nel raggiungimento di tali obiettivi, in quanto è in grado di incanalare grandi quantità di capitale privato negli investimenti sostenibili. La Commissione è determinata a guidare il lavoro globale in questo settore e aiutare gli investitori attenti alla sostenibilità a scegliere progetti e aziende adeguati”.
La presentazione del piano d’azione della Commissione per lo sviluppo della finanza sostenibile che recepisca le raccomandazioni è attesa per inizio marzo. Sia i risultati della relazione che il piano d’azione della Commissione saranno discussi in una conferenza che si terrà il 22 marzo a Bruxelles.
“La sostenibilità è il tema del nostro tempo e il sistema finanziario ha un ruolo chiave da svolgere per realizzare questa serie di obiettivi e ambizioni”, scrive nel rapporto il presidente dello HLEG Christian Thimann, membro del comitato esecutivo e head of strategy di AXA. “Il nostro modello economico non funziona come dovrebbe. L’attuale gap di investimenti richiede una ridistribuzione di capitale rapida e sostanziale verso attività sostenibili che favoriscano l’occupazione, la produttività e la competitività dell’economia UE”.
Green bond, un’asset class in espansione
Tra gli strumenti più in voga per investire in tali attività i green bond rientrano a pieno titolo. Per l’agenzia di rating Standard & Poor’s, il mercato delle obbligazioni per finanziare progetti sostenibili dovrebbe aumentare di oltre il 30% quest’anno e raggiungere i 200 miliardi di dollari a livello globale. L’Europa è già all’avanguardia su questo fronte: nel 2017 il 61% delle emissioni è stato effettuato da imprese del vecchio continente, secondo i dati del Green Bond Report 2017 di HSBC.
Di fronte a un trend sempre più consolidato, il gruppo di esperti HLEG ha raccomandato nel suo report alla Commissione di sviluppare standard e “etichette di sostenibilità” ufficiali a livello comunitario. “Stabilire la tassonomia è tra le principali priorità volte a garantire la coerenza del mercato”, spiega Thimann.
Come primo passo, il gruppo propone l’introduzione dell’EU Green Bond Standard per approdare, una volta definita la cornice normativa, al lancio di una vera e propria etichetta EU Green Bond, per ottenere la quale “i fondi dovranno essere utilizzati esclusivamente per finanziare o rifinanziare progetti sostenibili in linea con la nuova tassonomia”. Le raccomandazioni dello HLEG prevedono anche una fase di controllo di conformità dei prodotti da parte di un revisore esterno “indipendente e accreditato”.
