Fornadi (Comgest): “Crediamo nelle aziende che si tengono in piedi da sole”
Da Temenos alla compagnia aerea Wizz Air, ecco dove investe l’asset manager: “Ora siamo alla ricerca di un entry-point su 3 o 4 nuove idee di investimento”
3 min

Stéphane Monier ci racconta le prospettive di Banque Lombard Odier, di cui è chief investment officer, per affrontare al meglio una possibile seconda ondata pandemica ma, soprattutto, il riaccendersi della dialettica fra Stati Uniti e Cina sul fronte geopolitico.
“Leggera sottoesposizione all’azionario e strumenti di protezioni del portafoglio, come yen, oro e – quando opportuno – opzioni put sugli indici azionari”: questa la ricetta basica per posizionare i portafogli in tutta sicurezza per il cliente.
Se da un lato la pandemia potrà considerarsi finita solo quando verrà scoperta una soluzione in campo medico, dall’altro gli strumenti per gestire un nuovo incremento dei contagi sono decisamente migliori rispetto a quelli a disposizione tre mesi fa (test e tracciamento, contenimento dei cluster, mascherine, distanziamento sociale). La Cina ha utilizzato questi strumenti sin dall’insorgenza della pandemia e adesso sta lavorando per controllare l’ondata di nuove infezioni a Pechino. Ogni nuovo focolaio dovrà essere monitorato attentamente per garantire che una seconda ondata sia contenuta e che la ripresa economica prosegua il suo corso. Vale la pena sottolineare che la maggior parte delle restrizioni di viaggio persistono, e quindi non crediamo che ci sia il potenziale per una più vasta diffusione delle infezioni. Gli investitori devono tenere presente che i timori legati a una seconda ondata innescata da nuovi contagi – come i recenti cluster di Pechino citati in precedenza e quelli in Germania – continueranno a condizionare il panorama degli investimenti, soprattutto considerando che alcuni paesi hanno risposto in ritardo all’emergenza sanitari – in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni paesi dell’America Latina.
Quando si tratta di gestire la volatilità del mercato in periodi di crisi di profonda, come lo shock innescato dalla diffusione del Covid-19, riteniamo che la resilienza del portafoglio sia un elemento chiave. Per ottenere un portafoglio solido bisogna concentrarsi sulla qualità degli asset, sulla liquidità e sulla garanzia di un adeguato mix di asset di rischio e di protezione del portafoglio. Gli investitori possono raggiungere questo obiettivo detenendo strumenti altamente liquidi in tutta la gamma di asset class e trovando un giusto equilibrio tra una leggera sottoesposizione all’azionario e gli strumenti di protezioni del portafoglio, come yen, oro e, quando opportuno, opzioni put sugli indici azionari.
In qualità di investitori, monitoriamo queste tensioni in un quadro più ampio, ovvero quello di una lotta a lungo termine per la leadership globale tra Stati Uniti e Cina. Questa disputa è multidimensionale e riguarda il dominio geostrategico, il commercio, la leadership in ambito tecnologico e le ideologie politiche. Le mosse della Cina per imporre una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong hanno costituito l’ennesima fonte di attrito tra le due maggiori economie del mondo, aggravando anche le tensioni di lunga data in merito a Taiwan, la cui sovranità non è riconosciuta dalla Cina, che invece considera il paese come una provincia. Ovviamente questa rappresenta la più importante rivalità geopolitica del mondo. È una questione che definirà lo scenario negli gli anni a venire. Nel breve periodo, anche se l’attuale tregua commerciale con l’amministrazione Trump dovesse durare, non ci aspettiamo un significativo miglioramento delle relazioni tra i due paesi, e quindi non possiamo escludere l’acuirsi delle tensioni tra la Cina e i paesi limitrofi. Gli investitori devono necessariamente comprendere come questa situazione possa influenzare le prospettive macroeconomiche e le opportunità di investimento a lungo termine, indipendentemente da chi vincerà la corsa alla Casa Bianca.
Secondo la nostra analisi basata sui big data, l’economia cinese adesso sta trainando la fase di ripresa, avendo recuperato circa il 91% della normale attività economica (misurata come media annuale di attività nel 2017, 2018 e 2019), visto che il paese è stato il primo a imporre il lockdown e, di conseguenza, anche il primo ad aver allentato le misure di contenimento. Si tratta di una forte ripresa – da noi stimata intorno al 40% – rispetto ai minimi toccati durante la crisi. L’attività economica si sta riprendendo più velocemente rispetto a quella dei consumatori. Le attività di import-export hanno superato le medie pre-Covid, e le transazioni immobiliari e le vendite di auto hanno già raggiunto i livelli registrati prima della pandemia. Alla fine di maggio la spesa in ambito retail era di circa il 10% al di sotto della media dell’anno precedente, mentre la spesa per ristoranti e hotel è rimasta significativamente inferiore, rispettivamente al 70% e al 50% rispetto ai livelli del 2019. Questi dati sono in linea con le nostre attese di una ripresa a forma di radice quadrata, a due fasi, con un primo periodo in cui la ripresa sarà rapida, seguito da una fase più lunga, in quanto alcuni settori, come quello dei viaggi e il turismo, resteranno in difficoltà più a lungo. Ci aspettiamo che l’economia globale esca dalla recessione nel terzo trimestre del 2020 e che l’attività dei consumatori cinesi si riprenda entro la fine del 2021/inizio del 2022.
Il risparmio delle famiglie cinesi rappresenta il 40% del reddito disponibile, rispetto al 10-15% di quello dell’Unione Europea. Tuttavia, anche se i risparmi sono abbondanti, viene preso in considerazione solo un numero esiguo di soluzioni di investimento a medio-lungo termine, in quanto i cittadini tendono a indirizzarsi verso il settore immobiliare.
