Da Temenos alla compagnia aerea Wizz Air, ecco dove investe l’asset manager: “Ora siamo alla ricerca di un entry-point su 3 o 4 nuove idee di investimento”
Eva Fornadi, gestore del fondo Comgest Growth Europe Opportunities
“Cerchiamo aziende che possano crescere attraverso innovazione, diversificazione e differenziazione dei servizi senza ricorrere a operazioni di M&A”. Eva Fornadi gestisce sin dal primo giorno il Comgest Growth Europe Opportunities e ha le idee chiare su quali titoli mettere in portafoglio.
Mentre l’indice di riferimento, il MSCI Europe, quota sotto i livelli di inizio anno di almeno 15 punti, il fondo ha una performance positiva del 3,2% a fine maggio. Dal lancio la performance è altrettanto degna di nota, parliamo di un +9,68% annualizzato. Per la rubrica “Alla ricerca di Alpha” di questo lunedì, l’asset manager di Comgest ci spiega come ha vinto la crisi dei mercati e su quali titoli ha puntato.
Come vi siete comportati durante il crash dei mercati dovuto al coronavirus fra febbraio e marzo?
Durante questa fase il Growth Europe Opportunities si è dimostrato un portafoglio difensivo. Nelle prime due-tre settimane di febbraio ci siamo resi conto che il virus poteva arrivare in Europa e abbiamo cercato di valutare i possibili impatti sulle posizioni in portafoglio. Fin da subito sapevamo che questa non sarebbe stata una crisi come le altre e che anche i settori più difensivi sarebbero stati impattati. Quello che abbiamo cercato di fare è rimanere concentrati sui fondamentali delle aziende.
Vale a dire?
Sapendo che tutte le aziende avrebbero dovuto sospendere le proprie attività per un periodo non precisato di mesi, il team del Comgest Growth Europe Opportunities ha deciso di rimanere focalizzati solo su quelle società che avessero dei bilanci solidi e delle risorse che gli permettessero di poter affrontare un periodo di almeno due o tre mesi di chiusura totale, senza generare fatturato e quindi flussi di cassa. In genere quindi, abbiamo mantenuto le posizioni su tutte le società con un alto livello di liquidità e non troppo indebitate.
Oggi la strategia sovrappesa i settori farmaceutico e tecnologico, prevedete di mantenere questi pesi anche nel secondo semestre?
Il posizionamento della strategia rispetto a settori e/o aree geografiche è il risultato del processo di selezione bottom-up che seguiamo, ma non deriva da scelte strategiche che facciamo a priori. Sulla base di quando ho spiegato prima, abbiamo cercato aziende in grado di sopravvivere in un ambiente in cui la maggior parte delle attività è stato sottoposto alle misure restrittive del lockdown. La maggior parte di questi titoli di aziende farmaceutiche o tecnologiche erano già nel nostro portafoglio perché è in questi settori che vediamo dei trend secolari di forte crescita. Quindi, volendo semplificare, anche nei prossimi mesi rimarremo esposti sui titoli delle aziende che operano in questi settori, per il semplice fatto che queste aziende lavorano su dei trend che vediamo in crescita nel futuro come, per esempio, l’invecchiamento della popolazione, la ricerca di nuovi farmaci per malattie da curare (Covid è solo l’esempio più recente).
Quali sono gli indicatori di bilancio più utilizzati e di quali altri fattori tenete conto nelle vostre analisi?
Siamo molto attenti ai livelli di liquidità e di indebitamento dell’azienda. In termini di indicatori guardiamo ovviamente la redditività del capitale proprio (Return on equity, Roe). Quello che ci fa capire se un’azienda è davvero solida o meno, a mio avviso, è il modo in cui si finanzia. A noi piacciono le società che sono in grado di ‘autofinanziare’ il business attraverso la crescita organica orientata al lungo termine, senza ricorrere necessariamente ad ulteriore indebitamento e/o alla crescita per linee esterne.
Far crescere il proprio business solo comprando pezzi di fatturato da altre società a volte può creare distorsioni nelle valutazioni. Per questo motivo noi cerchiamo di evitarlo. Quindi cerchiamo aziende che possano crescere da sole attraverso l’innovazione (investimenti, ndr), diversificazione e differenziazione dei loro servizi.
Può fare un esempio di alcune aziende che hanno generato performance positive in questo periodo? Quali sono i punti di forza di queste aziende?
Un esempio virtuoso è la società Temenos che fornisce software bancari a quattro grandi realtà del mondo creditizio internazionale. Poi c’è la danese Ambu – che da inizio anno guadagna più del 90% – che produce apparecchiature polmonari per la broncoscopia. Questi sono i due esempi virtuosi dei settori che hanno beneficiato dalla crisi sanitaria-economica del primo trimestre. Dall’altro lato del portafoglio, invece, troviamo nomi di aziende che operano nei settori aperti al retail come i viaggi e il commercio al dettaglio.
Un nome che ha perso in Borsa ma che abbiamo deciso di mantenere in portafoglio è Wizz Air. Perché? A nostro avviso una volta che il blocco alla circolazione delle persone fra i Paesi dell’Europa continentale verrà rimosso le persone torneranno a viaggiare all’interno del continente e lo faranno scegliendo in primo luogo compagnie con tariffe low cost accessibili a tutti. Inoltre, guardando al bilancio della compagnia abbiamo notato che è stata in grado di non bruciare molta cassa durante i mesi del lockdown. Per questo abbiamo anche aumentato la nostra partecipazione al capitale dell’azienda.
Un’altra realtà che ha sofferto è la tedesca Grenke, un gruppo specializzato nelle prestazioni di servizi di leasing di apparecchiature informatiche da ufficio. Con la chiusura delle piccole e medie imprese nei suoi mercati di riferimento (Germania, Francia e Italia), il titolo di questa azienda ha sofferto e non pensiamo possa avere delle buone prospettive di recupero nei prossimi mesi. Per questo su questo titolo siamo gradualmente usciti dall’investimento.
Ci sono delle aziende su cui non siete investiti ma in cui state valutando un ingresso?
Certamente sì. Abbiamo una research pipeline ricca di nuove idee d’investimento per le quali siamo alla costante ricerca di un interessante entry-point sul mercato. Per il momento non posso espormi con dei nomi, ma ci sono 3 o 4 aziende europee davvero interessanti. Ogni anno ci sono nuove idee d’investimento che inseriamo nel portafoglio del Growth Europe Opportunities. Essere dinamici e alla costante ricerca di nuove idee è la base della nostra filosofia di investitori e gestori attivi.
Un insegnamento da trarre a valle di questa drammatica crisi?
Credo che ancora oggi l’ambiente in cui investiamo è caratterizzato da estrema incertezza. Dobbiamo quindi rimanere molto vigili per evitare che nuove ondate di volatilità vanifichino le performance ottenuto sino ad ora. Per questo motivo ora ci stiamo concentrando sul dialogo costante e costruttivo con i management delle società in cui siamo investiti per poter essere in grado di valutare in anticipo rispetto all’arrivo di un’altra crisi un’eventuale problematica del business.
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