Tobagi (Invesco): “Banche centrali, nonostante le strette il contesto resta favorevole ai risky asset”
Luca Tobagi, Invesco: Eurozona e Giappone sull’azionario da preferire agli Stati Uniti e largo agli emergenti, equity e fixed income
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Dopo anni di decoupling, le politiche monetarie delle principali banche centrali al mondo stanno convergendo nel segno della normalizzazione.
Per mano del presidente Draghi la Bce ha dato il via al tapering (anche se il plenipotenziario dell’eurotower preferisce chiamarlo “ricalibratura delle misure di stimolo”). La Fed si appresta a varare il terzo aumento dei tassi di interesse dell’anno, con la chairwoman Janet Yellen che si prepara a lasciare la carica a Jerome Powell, che secondo i gestori di fondi non cambierà di molto la propria strategia monetaria ma avrà un approccio meno aggressivo sulla regolamentazione finanziaria. La Banca d’Inghilterra ha praticato la sua prima stretta in dieci anni e nel 2018 dovrebbe arrivarne una nuova.
Insomma, l’epoca delle politiche ultraespansive sembrerebbe al tramonto, anche se tutti i nuovi corsi di politica monetaria hanno in comune la progressività e la lentezza del ritmo di strette e rialzi dei tassi. “Un percorso graduale è la strategia migliore a disposizione per prolungare l’espansione”, ha dichiarato Loretta Mester, governatore della Federal Reserve di Cleveland che non è tra i membri con diritto di voto del Fomc.
Tra i fattori che la Fed tiene in conto ci sono anche i prezzi del petrolio, il cui rialzo per il momento non è motivo di preoccupazione: “Il punto chiave è domandarsi se incidono sulle aspettative d’inflazione”, ha detto Mester. Sull’outlook non inciderà, almeno per il momento, il piano fiscale del presidente Donald Trump, soprattutto perchè non è ancora chiaro cosa la legge conterrà una volta che le versioni di Camera e Senato saranno armonizzate.
La settimana che ci lasciamo alle spalle è trascorsa tranquilla, con le borse penalizzate dall’incertezza sulla riforma fiscale Usa, ma sostenute dai dati aziendali. La tendenza generale però è al ribasso: Dow Jones e S&P500 hanno terminato la settimana in calo e il Nasdaq ha inanellato tre ribassi di fila, ma tra gli operatori non c’è panico, solo attenta attesa. E questa settimana porterà i dati sull’inflazione da entrambe le sponde dell’Atlantico.
In un anno di forti performance azionarie e ulteriore restringimento degli spread tanto sui bond sovrani quanto su quelli a più alto rendimento dei paesi sviluppati, i fondi alternativi absolute return – strategie che vanno alla ricerca di un rendimento anche in condizioni di mercato avverse – stanno tirando un po’ il freno. Le vendite di fondi alternativi nel vecchio continente sono scese a soli 104 milioni di euro a settembre, peggior mese per la categoria dal novembre 2016 quando registrarono cali per 790 milioni (dati Morningstar Direct al 30 settembre 2017).
Ciononostante, il consenso di analisti e operatori per condizioni di mercato ancora benigne e positive a livello globale è incrinato da quanti mettono in guardia dal rischio di valutazioni gonfiate e mercati compiacenti. E il nuovo corso della politica monetaria europea potrebbe riservare qualche sorpresa e scuotere la volatilità dal suo torpore, scatenando movimenti di mercato.
Gianmarco Mondani, direttore investimenti del team azionario non direzionale di GAM e cogestore dei fondi azionari long e long/short europei della casa svizzera illustra a Focus Rispamio la sua strategia di gestione a ritorno assoluto, oltre a fornire la sua view sulla ripresa dell’economia del vecchio continente attraverso le indicazioni sull’asset allocation delle strategie European Alpha di cui è responsabile.
Alcune valutazioni oggi appaiono estreme e tra gli analisti c’è chi osserva che il nuovo presidente della Fed ne assumerà il comando in mezzo ai timori che l’azionario Usa sia vicino al punto di ebollizione. Qual è il suo giudizio sui livelli odierni delle valutazioni, e su quali settori puntate per generare alpha nel 2018?

Nonostante il nostro focus sulle revisioni delle stime, teniamo sempre in considerazione l’angolo valutativo e ci troviamo a ridurre le posizioni long quando le valutazioni diventano troppo ricche, e di converso a ridurre le posizioni short quando diventano troppo basse. Al momento, le valutazioni di mercato sono molto alte, ed è per questo che favoriamo, nel long book, titoli che offrono opportunità di ripresa ma sono ancora a buon mercato (banche, costruzioni, difesa, packaging) o quelle società che garantiscono comunque tassi di crescita molto superiori alla media (lusso, tecnologia, health care). Riteniamo invece che molti titoli industriali globali abbiano valutazioni eccessive, dovute all’ottimismo universale sul ciclo, e siamo quindi esposti a diversi short in quest’area.
Ci guidi attraverso l’allocazione delle strategie European Alpha. Come si caratterizza l’esposizione della parte lunga del portafoglio?
Nella parte long ci stiamo posizionando su titoli la cui crescita strutturale sorpassa la media di mercato ed è in grado di sorprendere positivamente. Tra gli esempi, alcune società del lusso produttrici di abbigliamento sportivo e per il tempo libero, in Italia ed in Francia, le quali hanno dimostrato tassi di crescita sopra le attese in seguito al riposizionamento del brand. Stiamo vedendo simili opportunità anche in selezionate società nei servizi sanitari e delle spedizioni. Fra le nostre top ten holdings, titoli come DS Smith, Wirecard, ING e Lonza sono allineati con i precedenti temi di investimento.
Abbiamo inoltre identificato molti titoli con opportunità di crescita organica in settori tecnologici, come quello dei semiconduttori. Mentre la maggior parte dei leader tecnologici sono quotati negli Stati Uniti, troviamo alcune storie uniche in Europa, in grado di produrre una crescita elevata e superiori al consenso delle aspettative.
Un’altra area del long book si sta invece concentrando sulle banche europee che hanno ora un bilancio in salute e la possibilità di produrre una crescita degli impieghi superiore al consenso. Infine è interessante il settore delle costruzioni, in cui stiamo vedendo ottimi trend nelle attività in concessione.
E per quanto concerne lo short book?
Nella parte short ci concentriamo su aree con grossi problemi strutturali. Un esempio è l’area del retail di vestiari e i supermercati, dove Amazon e i cambiamenti imposti da internet provocano una contrazione dei ricavi. Un’altra area è quella dei satelliti, dove c’è un forte eccesso di offerta, o dei servizi postali. Infine abbiamo identificato short tra alcuni titoli britannici che troveranno difficile passare ai consumatori l’inflazione importata.
Prevede modifiche al posizionamento del fondo per il 2018?
Non prevediamo di modificare la nostra allocazione significativamente. Pensiamo però che se, come è logico attendersi, i tassi europei cominciassero a salire, la nostra posizione sul settore bancario diventerà ancora più costruttiva.
Un fund selector intervistato di recente da Focus Risparmio ha spiegato che, alla luce del contesto macroeconomico favorevole, non vede molte ragioni per investire oggi in fondi long/short, aggiungendo che di fronte a un aumento dell’incertezza la soluzione potrebbe essere un aumento del cuscinetto offerto dalla liquidità. Cosa risponde a quest’osservazione?
È certamente un punto di vista che ha pagato per coloro che lo hanno seguito. Ma la nostra lunga esperienza nel settore ci dice di diffidare delle capacità dei più di indovinare la direzione di mercato. Siccome le valutazioni delle borse sono molto elevate, a causa dei tassi bassi, penso che gli investitori debbano tenersi pronti all’ipotesi di rialzo tassi che potrebbe portare una correzione severa. In tal senso penso sia raccomandabile avere una parte del patrimonio in fondi strutturati per guadagnare in ogni contesto di mercato.
Come si creano coperture per proteggere i vostri fondi dagli effetti di rotazione che hanno danneggiato l’asset class nel 2016, quando nonostante il recupero di petrolio e materie prime molti gestori le hanno conservate tra le posizioni corte?
La nostra è una strategia momentum e soffre quando ci sono forti rotazioni dovute a cambiamenti del ciclo economico, come nel 2009 e nel 2016. Dopo aver purtroppo perso nel 2016 quanto avevamo guadagnato l’anno precedente, abbiamo sviluppato due indicatori che ci consentiranno di capire meglio quando le strategie momentum appaiano troppo care o consensuali, e prevediamo che questo possa aiutarci meglio in tali situazioni.
“Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
