I mercati snobbano la Corea. Azioni ancora in forza
In settimana si attendono alcuni dati macro, in Cina e nell’area euro, che dovrebbero confermare l’attuale quadro di ripresa economica.
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Dopo aver generato solide performance negli anni fino al 2016, quasi tutti i gestori di fondi azionari long/short hanno perso denaro l’anno scorso con un rendimento medio pari a -4,66% per l’asset class nei dodici mesi tra gennaio e dicembre 2016, secondo i dati di FE Financial Express.
A risentirne, come sempre in questi casi e nonostante i continui richiami dei gestori a valutare i fondi sul lungo periodo, sono stati gli afflussi. Tra il 2015 e i primi mesi del 2016, quando i gestori long/short equity riportavano performance positive, questi comparti hanno registrato una serie di entrate record (tabella sotto) sospinti da investitori attratti dai rendimenti costanti e dai vantaggi che questi fondi offrono in termini di diversificazione. Successivamente, quando le prestazioni hanno cominciato a deteriorarsi, l’asset class ha subito un periodo di deflussi che si è protratto per 10 mesi, interrompendosi lo scorso aprile.
FONDI LONG/SHORT EQUITY, AFFLUSSI NETTI (IN MILIARDI DI EURO)

Fonte: FE Financial Express
“Nel 2016 le performance dei gestori long/short hanno subito l’impatto di rotazioni settoriali estreme sui mercati azionari e dal passaggio dai titoli di qualità a quelli growth/value”, spiega un fund selector di una banca privata attiva in Lussemburgo dietro condizione di anonimato. “I fondi long/short erano quasi tutti lunghi sui titoli di qualità e corti sui settori growth – in particolare le materie prime – all’inizio del 2016. Questo ha zavorrato le performance nel momento in cui le azioni value hanno intrapreso un notevole rally, e tutti i fondi che seguiamo hanno lasciato molto rendimento sul terreno. A oggi non possediamo alcun fondo azionario puramente long/short in portafoglio”, dice il fund selector.

“L’anno scorso tanti gestori hanno fatto l’errore di affidarsi a previsioni troppo precise, sottostimando le reazioni dei mercati a eventi politici imprevedibili” osserva Ivan Kralj, assistant fund manager del fondo Jupiter Global Absolute Return SICAV. “Nel 2015 nessuno si sarebbe aspettato che la Gran Bretagna avrebbe votato per la Brexit, o che Trump sarebbe stato eletto presidente degli Stati Uniti. Tanti gestori hanno fatto l’errore di non avere ampie vedute, mentre il compito numero uno dei gestori long/short è quello di non perdere soldi”.
Tenuto conto di queste sviste, che per circa un anno hanno allontanato gli investitori europei dall’asset class, cosa dovrebbero fare diversamente i gestori azionai long/short per prevenire un ripetersi della debacle del 2016? Secondo il fund selector lussemburghese dovrebbero prestare maggiore attenzione alle valutazioni. “Se determinati settori, indici o titoli si avvicinano ai massimi di lungo periodo, il fenomeno della mean reversion (la tendenza dei prezzi azionari ad essere attratti verso il loro valore medio di lungo termine, ndr) entrerà in gioco. I gestori potrebbero essere più attivi nel cambiare l’esposizione del fondo quando le valutazioni raggiungono determinati picchi”.
Il gestore di Jupiter si dice sostanzialmente d’accordo. “La nostra strategia si distingue per il vantaggio competitivo che pensiamo di avere nello shorting” delle singole azioni. L’approccio, prosegue Kralj presentando l’attuale posizionamento del fondo, è basato “su una ricerca attiva delle posizioni da shortare in ogni settore che analizziamo, con un’attenzione particolare alle compagnie che ci appaiono sopravvalutate.
“In particolare, oggi siamo short sui mercati azionari statunitensi, dove troviamo tantissime azioni sopravvalutate di compagnie che hanno aumentato considerevolmente l’indebitamento, che hanno cash flow deteriorati o una contabilità sospetta. Teniamo quindi sotto controllo le cosiddette azioni FANG (acronimo che identifica quattro tra le aziende tech con le migliori performance di mercato degli ultimi anni, ovverosia Facebook, Amazon, Netflix e Google – oggi Alphabet, ndr). Gli investitori stanno probabilmente sopravvalutando i rendimenti che quelle compagnie riusciranno a garantire nei prossimi anni”.
Allo stesso tempo, il fund selector si dice deluso dalla risposta che i gestori long/short hanno dato finora. “I fund manager che seguiamo non hanno modificato per nulla il loro approccio di investimento. Da un lato è un bene che rimangono attaccati al loro stile di gestione perché questo mostra che hanno una forte convinzione nella propria strategia di lungo periodo, ma resta il fatto che dovrebbero predisporre degli hedge per coprire i fondi da rotazioni subitanee”.
Kralj riconosce che i gestori long/short, che pure fanno della decorrelazione uno dei punti di forza di questo tipo di strategie alternative, tendono a muoversi ‘all’unisono’. Creando opportunità per chi decide di non seguire il trend. “Il nostro approccio è duplice: aspettiamo il momento giusto prima di andare short, e correggiamo gli errori quando diventa necessario”, spiega il gestore. “Nel momento in cui sei short ma capisci che l’investment case sta andando contro di te, devi essere pronto a chiudere subito la posizione. Negli ultimi anni quasi tutto l’alpha creato con il nostro fondo è derivato dallo short book”.
Ciononostante, alla luce di quello che definisce uno scenario macroeconomico “benigno, all’insegna della crescita”, il fund selector spiega di non trovare un vero e proprio motivo per investire in fondi long/short nei prossimi mesi. “Stiamo investendo solo a lungo quest’anno. Riteniamo che l’azionario sia posizionato per avere una buona performance quest’anno dal momento che non ci sono serie minacce all’orizzonte”. E qualora l’incertezza dovesse aumentare, spiega l’investitore istituzionale, “aumenterò il buffer di liquidità del portafoglio”.
In questo caso, il fund manager di Jupiter non è sicuro della lungimiranza strategica di questa scelta e chiama in causa la storia dei mercati finanziari per mettere in guardia da una simile allocazione, a trent’anni esatti dal Black Monday che affossò Wall Street il 19 ottobre 1987 – una ricorrenza che ha acuito il dibattito intorno alla lunga corsa dei listini statunitensi, che a molti osservatori appaiono sempre più maturi per una poderosa correzione.
“Nel giorno del cosiddetto lunedì nero del 1987 nessuno ha avuto il tempo di allocare in cash o in fondi long/short: la correzione è capitata tutto in un giorno, con i mercati in calo del 22,6%”, ricorda Kralj. “Cavalcare il mercato azionario per uscire ai massimi è molto difficile. Secondo noi ha più senso posizionarsi prima di possibili problemi. L’errore che tanti investitori commettono è di affidarsi alla tranquillità e alla bassa volatilità dei mercati dandola per scontata nel prossimo futuro”.
A differenza del fund selector, il gestore spiega di vedere “tante fragilità in giro per il mondo, dall’indebitamento a livello globale – più alto che ai tempi della crisi di otto anni fa – alle elevate valutazioni del mercato azionario slegate dai fondamentali delle aziende, senza dimenticare gli effetti delle possibili crisi geopolitiche. Detto questo, gestendo un fondo di fondi ha sempre senso posizionare un minimo di oro o liquidità o long/short, avere un minimo di protezione e assicurazione perché è difficile prevedere gli esiti di eventi che possono portare gravi shock sui mercati”, conclude Kralj.
