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Negli anni con la liquidità facile e i tassi bassi le aziende si sono indebitate, forse un po’ più del dovuto, ora che i tassi salgono quel debito rischia di rivelarsi un macigno
“Sui mercati si sta insinuando un sospetto, uno di quelli subdoli, perché ha la capacità di autoavverarsi in quanto gran parte del credito si regge sulla fiducia. Il timore è che il rialzo dei tassi in Usa stia per scoperchiare alcune situazioni di stress, soprattutto sul fronte dei debiti corporate”. Questo è l’incipit dell’outlook per il 2019 di Aqa Capital, european investment management company.
“Il percorso logico – mettono in guardia gli esperti – è semplice: negli anni con la liquidità facile e i tassi bassi le aziende si sono indebitate, forse un po’ più del dovuto, ora che i tassi salgono quel debito rischia di rivelarsi un macigno. Questo movimento riporta in luce un altro fattore: senza la possibilità di indebitarsi come prima, caleranno gli investimenti e dunque la crescita”.
“I mercati però – sottolineano gli analisti – sono abituati a districarsi tra visioni fosche (poche si realizzano) e ottimismo eccessivo. Per restare con i piedi per terra, gli investitori seguiranno da vicino l’incontro al G20 in Argentina tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Da quel fronte è più facile che arrivino buone notizie in grado di stemperare la situazione”.
E poi c’è un ulteriore rovescio della medaglia: “Se bond e oil diventano un problema, l’inflazione non lo sarà più e le banche centrali potranno applicare una politica monetaria meno restrittiva”, concludono gli economisti di Aqa Capital.