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Sostenibilità, inflazione e tassi alti. Per difendere il portfolio una buona soluzione può essere investire in utility e infrastrutture, due asset class che creano flusso di reddito.
Lo scenario è noto: l’attenzione ai criteri Esg diventa più specifica grazie all’operato dell’Unione Europea, l’inflazione dilaga sui mercati e le banche centrali rispondono a Occidente con politiche monetarie restrittive e a Oriente maggiormente accomodanti. Per questo “l’osservazione macroeconomica rimane cruciale per comprendere i driver di investimento nel medio e lungo periodo”, afferma Maria Municchi, fund manager di M&G durante il Funds in Focus Forum.
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Aghi nel pagliaio
In questo scenario, particolare attenzione va alle politiche delle singole banche centrali per individuare la giusta strategia di investimento. “Il rialzo dei tassi sta avvenendo a livelli diversi da Paese a Paese” afferma Municchi, “in Regno Unito e Usa si tratta di un rialzo più importante, rispetto a Giappone e Cina dove le banche centrali, a gennaio, hanno ancora preferito un approccio accomodante”.

La discussione sull’inflazione è centrale, anche nell’ambito di investimenti sostenibili, ma risente di una percezione a breve termine. La previsione è che questo rincaro sia transitorio e che per fine anno possa essere riassorbita. “Ogni banca centrale ha allora un compito difficile” afferma Municchi, “cioè osservare i dati che continuano a evolvere e che sono influenzati ancora da strascichi importanti della pandemia”.
In un paesaggio economico frastagliato come quello appena descritto, ci sono delle asset class da prediligere. Quello della transizione energetica sarà un “trend che nei decenni a venire può portare a flussi di crescita interessanti”, afferma Municchi che suggerisce di prediligere asset class che abbiano già scontato alcuni rischi. “Ad esempio i bond governativi dei mercati emergenti: l’anno scorso, appena emessi, hanno scontato il rialzo dei tassi in oriente” specifica Municchi, “oggi, invece, offrono valutazioni interessanti”. Sul lungo periodo quindi meglio guardare alla sostenibilità non come un trend passeggero, ma come un cambiamento di visione da parte delle aziende che “indipendentemente dal settore e dal mercato, hanno il dovere di capire il peso delle loro emissioni”, conclude Municchi.
Sulle spalle delle infrastrutture
“Il mercato delle infrastrutture” dichiara Alex Araujo, gestore di M&G (Lux) Global Listed Infrastructure Fund, “ha dimostrato di essere un mercato resiliente. Storicamente, meno voltatile e con un rendimento del dividendo superiore”. A questo si aggiunge di recente un crescente interesse in direzione delle infrastrutture, prima di tutto a causa dell’emergenza pandemica che ne ha evidenziato l’importanza, dall’altro a causa degli investitori che “hanno scoperto lo spazio delle infrastrutture quotate”. “La maggior parte delle aziende che crescono più del 10% in termini di dividendi sono nel settore utility” specifica Araujo, “durante la pandemia, questo settore è stato in grado di far crescere gli utili e il flusso reddituale”.

Si tratta dell’altro grande tema che sarà protagonista del mondo degli investimenti nel futuro, nemmeno troppo lontano. Solo in Italia, nel 2021, il mercato delle costruzioni ha superato i 200 miliardi di euro, contribuendo al 10% del Pil del Paese. Di questo risultato, il 20% è legato alle infrastrutture.
Europa, Usa, Cina, hanno già varato e approvato piani di crescita e sviluppo nei quali le infrastrutture fanno da protagoniste. Ognuna di queste economie gestisce la propria ripresa in modo differente. “Gli Stati Uniti” continua Alex Araujo, “sono un grande focus della nostra strategia”. E questo a causa del gap sulle infrastrutture legate all’energia rinnovabile, ad esempio. “C’è un grande problema nel settore. L’Usa è indietro di anni rispetto all’Europa. Basti pensare che solo negli ultimi anni sono nati i primi parchi eolici e solari”, spiega Araujo. Questo deficit però crea un’opportunità di investimento, perché anche “le aziende come la Coca e la Pepsi vogliono avere un mix energetico green alle spalle. Per farlo dovranno firmare accordi ppa [Power Purchase Agreement, accordo di forniture energetica, ndr] per poter controbilanciare la loro impronta di carbonio”. Così come l’obiettivo della Cina di diventare leader economico e sostenibile sarà un’ulteriore opportunità di investimento a lungo termine. Il discorso del ritorno alla normalità con ingenti investimenti da parte degli Stati in infrastrutture (utility, connettività, sanità) non vale, però, per ogni settore. “Gli aeroporti” spiega Araujo, “potrebbero a lungo andare uscire dal radar delle aziende”. La connettività potrebbe sostituire l’esigenza di viaggiare.
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