Secondo il manager concentrarsi su prodotti che investono su temi ben individuati e circoscritti può mitigare la componente emotiva generata dal dovere illustrare ai clienti le diverse voci di costo
Matthieu David, Head of italian branch di Candriam Investors Group
Il 17 febbraio scorso è partito ufficialmente il periodo di revisione della direttiva europea sui servizi finanziari (Mifid 2). La commissione Europea raccoglierà i pareri fino al 20 aprile 2020 per poi procedere alla valutazione delle proposte di modifica.
Cosa cambierà? Cosa rimarrà uguale? Per capirlo, è prima necessario fare un passo indietro e guardare a come sono andati i primi due anni di applicazione della normativa. Abbiamo provato a fare questo percorso a ritroso nel tempo con Matthieu David, Head of italian branch di Candriam Investors Group. Ecco cosa ha detto a FocusRisparmio.
Quali sono stati, secondo lei, i veri impatti di Mifid 2 sul mondo del risparmio gestito e della consulenza?
La verità è che la Mifid 2 non ha portato i grandi stravolgimenti che prometteva. Mi ricordo che, prima che entrasse in vigore e venisse recepita, in Italia si cercava di prevedere la direzione che il mercato avrebbe preso, se verso un modello di consulenza fee only oppure una versione più ibrida. Alla fine, invece, non sembra esserci stata una rottura rispetto allo status quo delle cose. Non c’è stato un cambiamento radicale nei comportamenti. Il cambiamento è arrivato, invece, dal punto di vista degli economics del modello di business, con margini più bassi. Da quando la Mifid 2 è entrata in vigore tutti gli operatori, e i distributori in particolare, sono andati nella medesima direzione, in previsione del primo rendiconto alla clientela: contenere o almeno rivedere i costi, e capire se fossero veramente giustificabili.
Come evolverà la situazione, secondo lei?
È chiaro che con l’abbassamento dei margini diventa fondamentale ripensare alla capacità di investire su sé stessi, sulle proprie risorse, sui sistemi e sulla ricerca. È una domanda a cui è difficile dare una risposta, perché non sappiamo come continuerà a evolversi lo scenario. La normativa è in vigore da appena due anni, e siamo in attesa di vedere quale sarà l’assetto definitivo.
Di cosa c’è bisogno per trovare l’assetto giusto?
L’ educazione finanziaria rimane un tema centrale. Ad esempio, se consideriamo il cliente finale, dobbiamo chiederci quale impatto abbiano avuto le rendicontazioni, e se siano state veramente comprese, anche perché si tratta di documenti che possono essere lunghi 15-20 pagine. Dobbiamo quindi domandarci se il cliente, che poi dovrebbe essere il vero beneficiario della nuova normativa, adesso sia veramente più informato e consapevole di quanto vale il servizio che compra. Se tutti i cambiamenti si fermano a livello di offerta, ma poi per il cliente è cambiato poco, non è stata colta l’opportunità offerta dalla Mifid 2 per fare un passo verso una maggiore educazione e, quindi, una migliore pianificazione finanziaria.
La revisione di Mifid 2 potrebbe andare in questa direzione?
Potrebbe essere utile fissare delle linee guida che definiscano il numero massimo di pagine e fissino gli elementi minimi che la documentazione deve contenere.
Come possono le Sgr recuperare margini?
Creando valore. Bisogna fare emergere – o se non emerge crearlo – il valore perché solo il valore giustifica un prezzo più elevato. Il valore, inoltre, può mitigare la componente emotiva generata dal dovere illustrare ai clienti le diverse voci di costo, che porta a pensare di dovere abbassare i prezzi per anticipare eventuali giudizi negativi. Come asset manager dobbiamo concentrarci sul valore aggiunto che possiamo portare al distributore.
Candriam come lo fa?
Secondo noi le strategie devono essere molto focalizzate. Ad esempio, abbiamo da poco festeggiato il primo anno dal lancio di un fondo che investe nel settore dell’oncologia, per il quale mettiamo in campo delle expertise di gestori e analisti che vanno in profondità su un tema ben individuato e circoscritto, e aggiungiamo a questo la possibilità di devolvere una parte dei nostri proventi alla ricerca. Ecco, questo è quello che io intendo quando parlo di valore, perché offriamo veramente una conoscenza e una expertise forte, facendo capire anche al cliente che investendo in una determinata strategia è in grado di contribuire anche alla ricerca e al miglioramento di un tema sanitario molto sentito.
Un altro esempio è la formazione. Sulla sostenibilità abbiamo lanciato una Academy online che permette sia ai clienti sia ai consulenti di farsi una cultura sul tema, senza parlare di prodotto, ma semplicemente spiegando che cos’è, quali sono le opportunità ed eventualmente anche i rischi.
Gli italiani detengono ancora molta liquidità. Come convincerli a investirla?
Secondo me prima di tutto vanno sensibilizzati sull’importanza di risparmiare, anche se gli italiani sono già abbastanza ferrati, e sul modo di allineare gli investimenti con gli obiettivi finanziari delle persone. Penso al tema fondamentale della pensione: l’attuale trend demografico di invecchiamento della popolazione avrà effetti sempre maggiori sul sistema previdenziale pubblico. È quindi necessario pensare in fretta a un piano previdenziale complementare. In questo la consulenza finanziaria ha ampi spazi per sensibilizzare e educare. I consulenti sono i veri depositari del rapporto fiduciario con i risparmiatori, rapporto che è difficile trovare allo sportello.
In secondo luogo, si dice che in Italia si investa molto anche nel mattone, anche se la crisi di 10 anni fa ha un po’ smantellato la credenza che il mattone fosse più sicuro dei mercati. Probabilmente oggi gli italiani sono ancora un po’ sbilanciati su questa asset class, quindi ci sarebbe bisogno di una maggior diversificazione. Un maggior equilibrio fra asset reali e finanziari.
Poi chiaramente c’è la questione della crescita del Paese: se non c’è crescita sufficiente perché la popolazione possa arricchirsi è chiaro che la capacità e la propensione a risparmiare rimarranno ferme. Gli incentivi fiscali all’investimento possono essere una via, ma la priorità deve rimanere la crescita dell’economia e quindi della ricchezza del Paese.
“Penso che la raccolta dei Pir nel 2020 possa andar bene perché è un prodotto che si è appena riaperto e con le performance che ha avuto la Borsa è abbastanza facile”, spiega Loser (Arca Fondi Sgr)
“Quest’anno prevediamo di inviare le rendicontazioni ai clienti all’inizio del secondo trimestre, indicativamente nel corso del mese di aprile”, spiega Di Muro a FocusRisparmio
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