“Livelli pre crisi dopo il 2022” Commissione Ue a tinte foschissime
Seconda ondata frena ripresa: Pil Italia a -9,9%
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“A seguito del deciso recupero segnato nel terzo trimestre, i principali indicatori congiunturali sono tornati vicini ai livelli pre-crisi sanitaria. Ma le prospettive per i prossimi mesi appaiono incerte”. A suonare l’allarme nel primo giorno di lockdown sono i tecnici dell’Istat, che nella nota di aggiornamento sull’economia italiana sottolineano come la secondo andata potrebbe pesare con decisone sulla nostra economia. In ottobre, sottolineano gli esperti, gli indici di fiducia hanno fornito segnali discordanti: quello dei consumatori in lieve calo mentre quello delle imprese in miglioramento. Mentre in settembre, dunque prima della violenta risalita dei contagi, si è già registrata una prima frenata del commercio dopo la volata estiva.
Tornando al quarto trimestre, secondo l’istituto statistico, le informazioni disponibili su uno scenario caratterizzato dalla reintroduzione di alcune misure di fermo amministrativo dell’attività produttiva e di riduzione della mobilità a livello nazionale e internazionale, “evidenziano un quadro ancora parziale”. Tuttavia “il recente nuovo aumento dei contagi in quasi tutti i Paesi e le conseguenti misure di contenimento potrebbero incidere negativamente sulle prospettive economiche a breve termine”. In particolare, “a ottobre, l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato un lieve calo per effetto di un deterioramento di tutte le componenti: il clima economico e il clima futuro hanno registrato le riduzioni più marcate e anche le attese sulla disoccupazione hanno segnato un forte peggioramento”.
Con riferimento alle imprese, l’indice composito del clima di fiducia ha evidenziato un aumento nei settori dell’industria e del commercio al dettaglio, mentre i servizi di mercato hanno registrato un peggioramento, attribuibile, secondo gli esperti, soprattutto all'”andamento marcatamente negativo dei servizi turistici. Nell’industria manifatturiera le attese su ordini e produzione sono in lieve peggioramento mentre quelle sull’occupazione indicano un lieve miglioramento”. Le informazioni sulla fiducia, continua la nota, “sembrano segnalare una pausa nel processo di ripresa avviatosi a maggio, successivo al progressivo lockdown delle attività economiche iniziato a marzo e proseguito per tutto aprile”. La produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno raggiunto sia i livelli pre-crisi (febbraio 2020) sia quelli dell’anno precedente (rispettivamente -0,3% e +1,5% la variazione tendenziale ad agosto e settembre) mentre la fiducia di consumatori e imprese, le esportazioni e l’occupazione stanno ancora completando il processo di recupero.
Quanto ai dati di settembre, le vendite al dettaglio sono diminuite rispetto ad agosto dello 0,8% in valore e dello 0,4% in volume, mentre su base tendenziale c’è stato un aumento rispettivamente dell’1,3% e dell’1,5%. Ottimi invece i risultati del terzo trimestre 2020, in cui si è registrato un incremento congiunturale del 13,9% in valore e del 13,7% in volume, grazie alla forte crescita dei beni non alimentari (+28,8% in valore e +27,4% in volume). In leggera flessione, invece, i beni alimentari (-0,7% in valore e -0,4% in volume).
L’Istat sottolinea che il terzo trimestre si chiude con una variazione congiunturale “ampiamente positiva, grazie alla crescita delle vendite dei beni non alimentari, per i quali si registra un recupero, sebbene parziale, delle forti flessioni osservate nei primi due trimestri dell’anno. Su base annua, peraltro, il bilancio dei primi nove mesi dell’anno è ancora negativo, sia per i prodotti non alimentari sia per il totale delle vendite”. Entrando nel dettaglio, l’Istat rileva che rispetto ad agosto si è avuto a settembre un calo delle vendite dei beni non alimentari (-1,3% in valore e -0,7% in volume) mentre quelle dei beni alimentari sono sostanzialmente stazionarie (invariate in valore e in lieve crescita, +0,1%, in volume). Su base tendenziale, sempre a settembre, le vendite dei beni alimentari crescono sia in valore sia in volume (rispettivamente +3,8% e +2,6%), quelle dei beni non alimentari sono in calo in valore (-0,6%) e in aumento in volume (+0,8%).
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