A Milano l’evento Internazionale sulla Corporate Governance
Investitori istituzionali e asset manager di tutto il mondo si riuniscono dal 25 al 28 giugno in Italia per l’ICGN Annual Conference, evento ospitato da Assogestioni
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |

Quest’anno per la prima volta l’Italia ospiterà in una quattro giorni l’evento annuale dell’ICGN (International Corporate Governance Network). Un appuntamento che inizierà il 25 giugno e che riunirà la comunità degli investitori istituzionali e degli asset manager di tutto il mondo per confrontarsi su temi di corporate governance. “Come Assogestioni ci fa piacere aver contribuito a organizzare questo evento – spiega Tommaso Corcos, Presidente dell’Associazione – L’ICGN ha sempre svolto nel corso degli ultimi anni un ruolo importante nell’indirizzare investitori e Regulator in un dibattito costruttivo per lavorare sullo sviluppo di regole e best practice, seguendo il principio dell’autodisciplina”.
Che importanza riveste questo evento per l’Italia?
È molto importante, anche perché ci aspettiamo una grande presenza di investitori istituzionali da tutto il mondo. Questi investitori rappresentano masse in gestione nell’ordine dei 30-35mila miliardi di dollari. Numeri davvero rilevanti. Inoltre, una giornata intera dell’ICGN sarà dedicata all’Italia e quindi ai sistemi di governance tricolori. Un’occasione per far emergere quanto siano avanzati i nostri sistemi. La qualità degli speaker, poi, è notevole. Abbiamo già avuto la conferma della presenza del neo Presidente della Consob, Mario Nava, dell’Ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, e del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Saranno presenti anche Patrizia Grieco, Presidente del Comitato per la Corporate Governance di Borsa italiana, Jean Pierre Mustier, Amministratore Delegato di Unicredit, e Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo. Sarà una quattro giorni ricca di contenuti. Sapevamo che per Assogestioni sarebbe stato un compito oneroso, per tempo e fatica, ma sapevamo anche che per il Paese sarebbe stata una finestra straordinaria per raccontare tutti gli sviluppi che ci sono stati.
Quale ruolo hanno gli amministratori nominati dagli investitori anche alla luce dell’evoluzione dell’attività di corporate governance degli attori del mercato?
Un tema che mi preme sottolineare è il fatto che nel corso degli ultimi anni abbiamo lavorato sempre di più per rafforzare il processo di trasparenza nella selezione dei consiglieri indipendenti presentati poi dal Comitato dei Gestori. Gli amministratori nominati dagli investitori sono a tutti gli effetti componenti dei consigli di amministrazione e partecipano alle dinamiche dell’organo collegiale. Sono indipendenti nei confronti delle società in cui vengono eletti e sono anche indipendenti dai soggetti che li eleggono. Questa garanzia di indipendenza è un elemento rafforzativo per il mercato. Esercitano il loro ruolo nell’interesse della società e di tutti gli azionisti.
L’attività degli azionisti in Italia e più in generale in Europa e nel mondo sui temi della Corporate Governance sta crescendo. Quali sono i benefici di una ulteriore crescita?
Siamo molto contenti di questo maggior impegno da parte degli azionisti, perché credo che sia giusto che la nostra industria si assuma delle responsabilità crescenti. In tal senso, c’è un invito anche da parte dei Regulator a essere più attivi. Come testimonia la Shareholder Rights Directive, che sottolinea in particolar modo quelli che sono i doveri degli azionisti. Tra questi viene citato il maggior engagement degli investitori nei confronti delle società presenti nei loro portafogli, soprattutto su tematiche relative alla corporate governance. Il contenuto della direttiva ricorda molto i Principi italiani di Stewardship adottati da Assogestioni. Abbiamo anticipato lo spirito della direttiva, impegnandoci a svolgere questo ruolo di engagement nelle società in cui investiamo. Vedo molti benefici da questa attività, per il risparmiatore finale e per il mercato.
L’attenzione verso tematiche di governance, ambientali e sociali sta assumendo un peso sempre più rilevante. Criteri ESG, investimento sul capitale umano, sviluppo dei talenti, varietà di genere sono alcuni elementi intangibili che concorrono al valore e alla reputazione di un’impresa. Che peso hanno nelle decisioni di investimento dei gestori?
Le masse gestite secondo criteri ESG sono state protagoniste di una crescita significativa negli ultimi anni, raggiungendo a livello globale un patrimonio complessivo di 23mila miliardi di dollari. Una crescita che conferma la sempre maggiore rilevanza delle tematiche ESG. E ne è una testimonianza anche la direttiva sulle informazioni non finanziarie, che fornisce agli investitori una rappresentazione multidimensionale su tutti quelli che sono i rischi sulle tematiche di sostenibilità. Questioni che a volte vengono erroneamente trascurate, salvo poi rendersi conto che hanno un impatto significativo sulla valutazione delle aziende e sulla redditività dell’investimento. È per questo che le scelte finanziarie sono sempre più orientate alla sostenibilità. Il risparmiatore si sente socialmente più responsabile e con lui anche le società. Un’interazione che porta a un circolo virtuoso. Quello che dobbiamo ricordare è che, accanto a queste masse che stanno crescendo in maniera significativa, bisogna mantenere la massima cura allo sviluppo di metodologie sempre più accurate e di banche dati sempre più ricche per consentire l’analisi di fattori che andranno a incidere sul giudizio complessivo delle singole aziende.
La nostra industria ha sempre promosso un dialogo costruttivo con le aziende non solo sulla corporate governance ma anche sugli aspetti sociali e ambientali.
Anche noi al nostro interno come Assogestioni abbiamo promosso il progetto “ICU – Il tuo Capitale Umano” (quest’anno alla sua seconda edizione, ndr) con l’obiettivo di far conoscere di più l’industria del risparmio gestito presso le università italiane. Abbiamo girato l’Italia per selezionare talenti tra le nuove generazioni di laureati da inserire nell’organico delle società di gestione. Il fine ultimo? Favorire lo sviluppo e apportare all’interno dell’industria la linfa vitale di giovani capaci, che tra l’altro sono sempre più attenti proprio alle tematiche ESG.
