“Le tre asset class su cui puntare nel 2020”
Azionario globale, bond emergenti e credito investment grade: le ricetta di M&G Investments per il nuovo anno
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C’è molta incertezza sull’esito delle elezioni presidenziali Usa, ma Wall Street è sostenuta dalla forza inossidabile dei titoli tech; in Europa, al netto di un euro forte che potrebbe provocare qualche problema, il Recovery fund ha già mutato la percezione del rischio dei Paesi periferici e ridotto il pericolo di break up; infine, la Cina, la prima a ripartire, rappresenta un buon investimento per i prossimi mesi, mentre punta tutto su consumi interni, ambiente e tecnologia. È un panorama sostanzialmente quello che si vede nel mondo del post Covid, secondo lo sguardo di Maria Paola Toschi, Market Strategist in Jp Morgan AM. Ecco la sintesi del suo outlook di mercato per la fine del 2020.
Partiamo dagli Usa, dove la fase di moderata ripresa è stata interrotta dalla recrudescenza del virus che obbliga a tenere in piedi ancora limitazioni soprattutto per la mobilità, con implicazioni sull’economia. Il Covid, intanto, ha condizionato anche l’esito delle elezioni Usa, alterando la percezione dello stato di salute dell’economia in maniera importante sia per repubblicani che per i democratici. “Per i primi, per esempio – dice Toschi – a gennaio oltre 80% si attendeva condizioni buone o eccellenti per l’economia, mentre oggi la percentuale è scesa al 37%. Quanto all’effetto sulle preferenze elettorali, la gestione della pandemia più efficiente oggi rispetto alla primavera ha fatto risalire Trump nei sondaggi nelle ultime settimane. Ma se si guarda agli stati indecisi (Wisconsin, Michigan, Pennsylvania, Arizona, North Carina e Florida) che sono stati cruciali nel 2016, Trump è in testa solo in Florida. I sondaggi si sono mostrati tuttavia molto poco affidabili anche nelle ultime elezioni. E un altro tema sono i cambiamenti demografici che si stanno materializzando in Usa rispetto al 2016, quando l’impatto dei boomer era molto più rilevante, mentre oggi la composizione degli elettori è molto più sbilanciata verso Millennial e Gen Z. Tutto ciò considerato, Biden è comunque in vantaggio di oltre 6 punti”, dice Toschi. Che sottolinea anche come sia cruciale la composizione del Congresso: la eventuale divisione tra Camera e Senato renderebbe più difficile l’attuazione del programma del presidente eletto.
“Per gli Usa un ulteriore tema importante è legato a stimoli fiscali, in particolare al sostegno del lavoro. Le misure sono state importanti – 600 dollari a settimana per i lavoratori che hanno perso il posto causa Covid – ma laddove sono scaduti si fa fatica a rinnovarli. Come conseguenza, innanzitutto, del fatto che il Congresso Usa sia diviso”.
“Anche se parte del programma è destinato comunque a mutare – dice la strategist di Jp Morgan Am – il tema delle tasse preoccupa i mercati, ma tagliarle è oggi difficile, se si guarda al budget federale. Biden inoltre, che vorrebbe ripristinare le tasse tagliate da Trump, spinge per un aumento del salario minimo e per investimenti infrastrutturali che dovrebbero spingere consumi”.
L’evoluzione dell’economia e dei mercati tuttavia dipenderà anche dalle strategie di politiche monetarie il cui obiettivo è cambiato e ora è basato sull’inflazione media. La Fed ha fornito stimoli fiscali eccezionali. E oggi
il bilancio è al limite: la Fed ha fatto capire che userà la forward guidance, molto potente, come il whatever it takes di Draghi. “Non ci sono dubbi che staremo in un ambiente lower for longer, che varrà per gli Usa come per l’Europa. La Bce è più attendista ma entro fine anno è possibile qualche iniziativa sui tassi, anche alla luce del fatto che la prima volta tramite il capoeconomista Philip Lane ha accennato all’euro forte come elemento di preoccupazione. Anche per la BoE ci sono aspettative che anche questa porti i tassi in territorio negativo”.
Il rally dei mercati durato fino a fine agosto è stato guidato “da una accelerazione di trend in essere legati all’esplosione dell’online in tanti settori, per cui è possibile distinguere tra vincitori, online retail, tech, healthcare e perdenti (office Reits, auto, department store, hotel). Ma siamo in una situazione molto diversa dalla bolla del 2000, anche se i big tech sono esposti e sono più soggetti a possibili ritracciamenti. Il valore tuttavia è testimoniato anche dall’aumento delle stime di utili: dunque il rally è guidato dai fondamentali, e il mercato si dimostra un buon anticipatore di driver. Pensiamo che i temi legati al primato della tecnologia e al social distancing continueranno ad alimentare divergenza tra settori. Solo con il vaccino che arriverà a primavera prossima, ci sarà un processo di ribilanciamento settoriale, per cui è importante oggi posizionarsi su un portafoglio diversificato, tenendo a mente che i tassi reali negativi spingono i titoli growth e alimentano un dollaro debole”, dice Toschi.
Per quanto riguarda l’Europa il Recovery fund sarà cruciale avendo cambiato la percezione del rischio nei paesi periferici, tra cui l’Italia, e ridotto il rischio di break up dell’Europa. “Questo sarà un tema su cui si giocherà la ripresa dell’attenzione degli investitori verso l’Europa che in questa fase di ripartenza è stata condizionata da due fattori: la sotto-rappresentazione dei titoli tech e la maggior esposizione al settore bancario/finanziario che resta preoccupante dal punto di vista dei fondamentali”, dice Toschi. L’euro forte che potrebbe essere un problema per quei Paesi, in particolare Germania e Italia, che hanno una forte propensione all’export, in alcuni periodi storici “ha significato più crescita e questo ha favorito i mercati – precisa la strategist – non è un tema univoco ma potrebbe essere usato dalla Bce per le prossime mosse per dare vita a un contesto valutario più favorevole. Le small cap sono una asset class su cui puntare in Europa e il lusso, con una ripartenza della Cina particolarmente vivace, può essere tra i settori vincenti nel Vecchio Continente, soprattutto se si lega al tema digital”.
Infine, la Cina. Secondo Jp Morgan Am, il dato da guardare è il Pmi del manifatturiero: l’ultimo dato di luglio del Markit si collocava a quota 53, “un segnale molto forte. Ci sono altri tre Paesi che sono a 50, Malesia, Singapore e Taiwan, a indicare l’uscita dell’Asia dalla crisi. La Cina è inoltre il Paese che ha avuto i minori stimoli monetari, come segnala la crescita della base monetaria che nel 2020 è ammontata del 5%, quindi la leva è ancora utilizzabile a differenza del mondo occidentale dove avrà affetti marginali sempre inferiori rispetto al passato”. Tutto questo indica che in Cina la ripresa procede a passo spedito. “Saranno favorite le azioni di categoria A, delle aziende domestiche per cui è prevista crescita degli utili anche per il 2020, un fenomeno che coinvolge anche Corea e Taiwan. In Cina sono ripartiti gli investimenti infrastrutturali e una domanda di materie prime. Ci sono state ripercussioni su alcuni settori più tradizionali. Ma il prossimo piano di sviluppo quinquennale si basa su consumi interni, ricerca e sviluppo (in particolare innovazione e ambiente): la novità è che non sono state fissate per la prima volta obiettivi di crescita il che indica una possibile transizione da quantità a qualità. E le tensioni con gli Usa, in particolare se emergesse Biden, potrebbero avere toni più moderati”.
