(Quasi) tutti pazzi per i coronabond
L’emissione di eurobond per far fronte al disorientamento dei mercati è sulla bocca di tutti, ma i leader UE non trovano l’accordo. Il Mes potrebbe essere una soluzione, anche se non l’unica
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La pandemia di coronavirus comincia a rallentare il corso dei contagi e le Borse iniziano a tirare dei primi, parziali, sospiri di sollievo. Dai dati giunti nel fine settimana pare che la curva di contagi e decessi siano in diminuzione in alcune delle aree del pianeta più colpite dall’epidemia, (Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti). Per gli investitori, il ritorno dell’ottimismo si traduce in un aumento della propensione al rischio e con essa salgono i listini azionari.
Gli investitori soppesano il calo dei contagi COVID-19 e iniziano a intravedere uno spiraglio di luce nel tunnel della crisi sanitaria ed economica da coronavirus.
La settimana che anticipa la Pasqua inizia così con un marcato rialzo dei principali listini del Vecchio continente: il Dax di Francoforte la Borsa più tonica, in rialzo di quasi quattro punti a metà seduta, mentre Piazza Affari guadagna quasi tre punti.
A spingere al rialzo i mercati sono, fra le altre cose, anche i dati sugli ordini industriali in Germania che sono scesi dell’1,4%, meno delle stime, mentre già 2.500 società hanno chiesto aiuti al Governo per un totale di 10,6 miliardi di euro.
In questo quadro lo spread Btp-Bund cala a 193 punti base mentre gli occhi degli investitori sono puntati sull’Eurogruppo di domani nel quale i ministri delle finanze dell’Eurozona – riuniti in teleconferenza da remoto – discuteranno su misure delicate come Mes (fondo salvastati, ndr) ed Eurobond.
Il prossimo Consiglio Europeo, invece, si terrà dopo Pasqua, secondo quanto riportano le maggiori agenzie di stampa. In questo modo, scrive Ansa, la politica avrà più tempo per portare avanti tutte le misure in grado di tenere in piedi la zona euro: si parla di un piano da 1.000 miliardi di euro. Per ora ci sono i 100 miliardi del programma Sure della Commissione Europea; 200 miliardi di euro di garanzie della Banca Europea degli Investimenti; 240 miliardi di euro del Fondo Mes e 400 miliardi del fondo d’emergenza.
Il calo dei prezzi del petrolio tiene a bada l’entusiasmo sui titoli del comparto. In Italia ne risentono Eni e il resto della compagine di titoli petroliferi, che salgono ma meno dell’indice di riferimento.
Dopo il rally della scorsa settimana, il petrolio Brent è in calo di circa tre punti. Oggi si sarebbe dovuta tenere una riunione plenaria in teleconferenza fra i Paesi produttori di Opec + ma dopo l’offensiva diplomatica intercorsa nel fine settimana fra Russi e Arabia Saudita è stata posticipata a metà settimana, fra mercoledì e giovedì. In questo quadro il presidente americano Trump, per tutelare i produttori di shale oil americano, ha minacciato di imporre dazi sulle importazioni di petrolio dai Paesi del cartello.
