Lane (Bce): “Questa non è inflazione”
Per il capo economista Bce non c’è connessione con l’andamento di fondo dell’indice. Intanto l’Ocse segnala un rallentamento del Pil dell’area nel primo trimestre
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Incremento dei prezzi e inflazione. In genere sinonimi, questi due concetti sono ora più che mai da distinguere, anche se farlo non basta a regalare sonni tranquilli. Anzi, come sottolineano gli analisti di Eurizon nella loro view mensile di investimento, l’intreccio tra accelerazione macro, impatto sull’inflazione e reazione della Federal Reserve è il principale elemento di attenzione per il medio termine. In particolare, per gli investitori il punto è ora capire quanto dura la ‘transitorietà’, problema che, lungi da qualsiasi riflessione sulla natura umana, ha il cruciale il fine di prevedere le mosse di Jerome Powell.
Per gli esperti, lo scenario di riferimento appare favorevole, ma l’uscita dalla crisi economica non è lineare e le riaperture stanno causando rapide ripartenze dei settori interessati, generando colli di bottiglia che si traducono in fiammate sui prezzi. “Questo comporta un’alta volatilità dei dati economici e di inflazione, finora ben tollerata dai mercati grazie ad una interpretazione rassicurante da parte della Fed – si legge nel report -. L’economia Usa è vista su un sentiero di espansione stabile, ma ancora incompleto, e il rialzo dell’inflazione è giudicato temporaneo”.
Dall’altra parte dell’Oceano, invece, l’Eurozona risulta in ritardo rispetto agli Usa, ma anche qui si stanno registrando crescenti segnali di accelerazione macro ora che le economie si stanno gradualmente riaprendo. In Cina, infine, gli investitori hanno registrato l’avvenuto picco dell’accelerazione post-pandemia e considerano come centrale l’ipotesi di rallentamento controllato verso l’obiettivo di medio termine una crescita almeno del 6% annuo.
Insomma, la macchina globale sembra essere ripartita, ma come una spada di Damocle pesa sulla testa dei mercati l’inflazione: ad aprile negli Usa è salita al 4,2%, non accadeva dal 2008. E per ritrovare un’inflazione core al 3% bisogna tornare addirittura al 1996. “Di solito – spiegano gli analisti Eurizon – l’inflazione arriva nelle fasi finali del ciclo, quando l’economia viaggia a pieno impiego, avendo assorbito la disoccupazione e l’eccesso di capacità produttiva che si erano creati durante la recessione. Una fiammata di inflazione a poco più di un anno dal minimo della recessione appare davvero insolita”.
Ma quindi, è vera inflazione? “Sì, nella misura in cui il paniere dei prezzi al consumo è veramente il 4,2% più caro di un anno fa, quando peraltro i prezzi erano scesi a causa del primo lockdown. No, nel senso di inflazione autentica, quella da pieno impiego”, evidenziano gli esperti.
Se infatti il Pil americano è già tornato ai livelli pre-Covid, lo si deve allo straordinario sforzo di politica fiscale che ha riempito il buco creato dalla pandemia. Ma gli Usa sono ancora lontani dal pieno impiego e rispetto ai livelli pre-pandemia, devono rientrare sul mercato del lavoro ancora ben 8 milioni di lavoratori. “L’inflazione che stiamo vedendo è in larga parte dovuta alla anomalia della crisi che abbiamo vissuto – prosegue il report -. Non una recessione classica, ma una chiusura forzata di vari settori che, appena vengono riaperti, partono a razzo, creando colli di bottiglia e improvvise fiammate sui prezzi. Da questo punto di vista questa è un’inflazione vera solo nei numeri, ma non nella sostanza”.
E non è un caso infatti se l’aggettivo più spesso associato alla fiammata di inflazione è ‘transitorio’. Solo che il punto per gli investitori è capire quanto durerà la transitorietà. “Al momento le stime di consenso – affermano da Eurizon – sembrano intendere ‘transitorio’ come breve, ipotizzando un rapido rientro a livelli più bassi. Non si può però escludere che ‘transitorio’ possa durare più del previsto. Dipenderà da quanti e quali colli di bottiglia si verranno a generare man mano che tutti i settori riapriranno. Una transitorietà lunga, con inflazione core vicina ai livelli attuali per il resto dell’anno, se non in ulteriore rialzo, accenderebbe il faro sulle decisioni della Fed. Fino a quando la Banca Centrale sarà convinta delle temporaneità del fenomeno, non avrà ragione di combatterlo, per non rischiare di danneggiare prematuramente il ritorno alla normalità economica”.
Solo che con nuovi dati di inflazione superiori alle attese, Jerome Powell e colleghi dovranno essere convinti e convincenti nella loro interpretazione di fiammata temporanea. “Per ora i mercati si fidano della Fed – avverano gli esperti -. La Banca Centrale ha ribadito che terrà i tassi di interesse fermi fino a tutto il 2023 e i futures sui tassi Fed sono piuttosto allineati, prezzando un primo rialzo a luglio 2023, appena sei mesi prima dei piani. Sarà questo, nei prossimi mesi, il barometro utile per seguire gli sviluppi dell’intreccio colli di bottiglia, inflazione, Fed e mercati”.
Come muoversi dunque nel frattempo? Per gli analisti Eurizon lo scenario di medio periodo appare favorevole, ma la volatilità dei dati economici e di inflazione resta motivo di attenzione. “Si conferma l’approccio a bassa esposizione direzionale adottato il mese scorso, con posizionamenti neutrali sulle principali attività ed esposizione pro-ciclica sull’Eurozona (sottopeso Bund, sovrappeso relativo sulle borse) dove si individuano residui spazi per sorprese positive”, scrivono. Per quanto riguarda i titoli di Stato, il giudizio è neutrale sulla duration Usa, negativo su Germania e Paesi quasi core. Giudizio neutrale, poi, sui titoli governativi periferici dell’Eurozona, sulle obbligazioni a spread e sulle azioni. Giudizio positivo, infine, sulle valute emergenti.
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