Il tapering Fed? Non prima del 2022
Secondo Pimco e Jp Morgan Am il balzo dell’inflazione è solo temporaneo e Powell continuerà ad avere pazienza
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Con un motto vagamente magrittiano, “Questa non è inflazione”, è il turno oggi di Pilippe Lane, capo economista della Banca centrale europea, rassicurare i mercati. Proprio come nel caso dello scollamento tra la realtà e la sua comunicazione sottolineato dal pittore surrealista, infatti, il più pragmatico banchiere irlandese ha voluto evidenziare la temporaneità dell’attuale innalzamento dei prezzi e la sua differenza dall’inflazione che conta, quella di fondo.
Per Lane i significativi rincari registrati in questo mese scontano un effetto di comparazione rispetto a un anno fa, quando le previsioni erano molto pessimiste, e non puntano a un nuovo contesto inflazionistico. “In generale, gran parte di quello che stiamo vedendo ora – ha chiarito nel corso della tavola rotonda organizzata dall’Institute of International & European Affairs – è un’inversione di quello che è successo lo scorso anno. La buona notizia è che la ripresa globale è più forte di quanto molte persone si aspettassero”.
“Vediamo che vari settori sono stati eccessivamente pessimisti – ha quindi evidenziato il capo economista della Bce – ad esempio per il rischio di carenza di semiconduttori. Se si verifica uno squilibrio imprevisto fra domanda e offerta questo porterà a un aumento dei prezzi. Ma questa non è inflazione”. Per Lane, insomma, non c’è “quasi nessuna connessione” tra gli attuali aumenti dei prezzi globali e l’andamento di fondo dell’indice dei prezzi. “Né negli Stati Uniti né nell’Eurozona – ha aggiunto – vi è la prospettiva di una ripresa rapidissima del mercato del lavoro. Semplicemente non vedo il mondo e l’area dell’euro in un contesto di inflazione persistente”. Le stime Bce, ha quindi concluso, prevedono che l’inflazione sia all’1,4% nel 2023, dunque ancora ben al di sotto del target di vicino ma sotto il 2%.
Lane ha anche parlato della necessità di una rapida ed efficace attuazione del Next Generation Eu per contribuire a trasformare il rimbalzo in atto dell’economia in crescita, ma a smorzare l’idea di rimbalzo sono arrivati i dati Ocse, che parlano di un rallentamento del Pil dei primi 37 Paesi industrializzati a livello globale nel primo trimestre del 2021.
La crescita dell’area ha registrato una frenata a +0,3%, dopo +1% nel precedente e +9,3% nel terzo trimestre 2020 e dopo la contrazione del 10,4% nel secondo, nel momento peggiore della crisi del Covid-19. A frenare l’attività nei primi tre mesi dell’anno sono state in particolare le nuove misure di contenimento della pandemia introdotte da alcuni Paesi.
Nelle economie del G7 il Pil ha registrato un aumento dello 0,4% in media, dopo +0,9% nel quarto trimestre del 2020, ma con traiettorie assai diverse tra i Paesi. La contrazione stata netta in Germania (-1,7%), Regno Unito (-1,5%) e Giappone (-1,3), in contrasto con la crescita registrata nel trimestre precedente (rispettivamente +0,5%, +1,3% e +2.8%). L’Italia ha segnato nuovamente un calo (-0,4%), ma decisamente meno pronunciato rispetto al precedente trimestre (-1,8%). La crescita è rimasta poi positiva in Canada e Usa (+1,6% per entrambi), dopo +2,3% e +1,1% rispettivamente, ed è tornata in territorio positivo la Francia, segnando +0,4% dopo -1,4% nel quarto trimestre del 2020.
Se si paragona il Pil del primo trimestre del 2021 con quello pre-pandemia, cioè con il quarto trimestre 2019, l’area Ocse resta ancora in difetto del 2,6%. La caduta maggiore rispetto all’ante-Covid e del Regno Unito (-8,7%), seguito dall’Italia (-6,9%), mentre la contrazione più contenuta è quella degli Usa (-0,9%). La Germania segna -4,9% e la Francia -4,4%. Al Pil canadese manca ancora all’appello l’1,7% e a quello giapponese il 2,3%.
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