Regione che vai, risparmiatore che trovi
L’aggiornamento per il 2019 del report "I sottoscrittori di fondi comuni italiani" che Assogestioni cura da metà anni '90
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Investimenti congelati, ma più risparmi. Lo tsunami coronavirus, il conseguente lockdown e i tracolli dei mercati hanno spaventato gli italiani, che per questo hanno momentaneamente fermato le loro scelte di investimento, aumentando però gli accantonamenti percepiti ora più che mai come essenziali per fronteggiare l’incertezza economica. Una reazione più che giustificata, anche alla luce dei timori per il futuro del Paese che inevitabilmente questo inizio 2020 ha fatto aumentare. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio semestrale di Anima Sgr e Eumetra Mr.
L’analisi si è svolta nella settimana 11-18 marzo, dunque a lockdown avviato e con le curve di contagiati in salita, ed è stata condotta su un campione di 1.063 adulti “bancarizzati” (cioè titolari di un conto corrente bancario o libretto bancario/postale), con accesso al web, rappresentativo di circa 35 milioni di persone. All’interno di questo bacino il 50%, oltre ad essere “bancarizzato”, è anche investitore.
MENO OTTIMISMO SUL FUTURO DELL’ITALIA
Tornando al principale effetto del virus, l’indagine ha rivelato in particolare un peggioramento del sentimento degli italiani. Guardando alle aspettative sul futuro prossimo (tra un anno), tra i “bancarizzati” il 46% ritiene che la situazione economica e la solidità finanziaria del nostro Paese si aggraveranno (a ottobre 2019 si parlava del 35%) e tra gli “investitori” la visione pessimistica passa dal 30% al 43%.
CAMBIA LA SCALA DEI RISCHI PERCEPITI
Inevitabile che la pandemia abbia cambiato la percezione dei rischi più importanti nel medio termine per la vita delle persone. Una considerazione, questa, che vale sia per “bancarizzati” che per “investitori” con percentuali molto allineate. Infatti, le pandemie, insieme alle malattie infettive, balzano oggi al primo posto, alla luce delle forti implicazioni del Covid19 e del lockdown sulla situazione economica domestica, mentre al secondo posto c’è il rischio di recessione e disoccupazione. Gli shock finanziari sono in quarta posizione e i cambiamenti climatici solo al quinto posto.
PIU’ TIMORE PER L’ECONOMIA E I PROPRI INVESTIMENTI
Per il 61% del campione dei “bancarizzati” e per il 57% del sottoinsieme degli “investitori”, la vicenda del Coronavirus avrà un impatto negativo importante sulla situazione economica dell’Italia anche nel medio-lungo termine, soprattutto per il forte calo della domanda in molti ambiti dei consumi. Inoltre, gli effetti dell’epidemia, in particolare nella fase iniziale, si sono trasferiti anche ai mercati finanziari internazionali, comportando un’elevata volatilità e correzioni significative a causa dei timori legati alla crescita economica globale. Ecco perché il 43% si è dichiarato “molto preoccupato” per i propri investimenti.
MA I PROGETTI DI RISPARMIO DECOLLANO
In questo contesto va comunque detto che con il tempo gli investitori si dimostrano più resilienti di fronte a momenti di forte incertezza e volatilità. La reazione del campione degli investitori, del resto, è stata più ferma e composita rispetto alla crisi del 2008, che è stata appunto una crisi finanziaria a tutti gli effetti, a differenza di quella attuale provocata da un fattore esterno, il virus, a cui è seguito un successivo contagio dei mercati: il 56% ha risposto che “congelerà” i suoi investimenti. Il rinvio di una parte dei consumi non indispensabili dovrebbe contribuire ad aumentare la capacità di risparmio delle famiglie: la maggior parte del campione sia dei “bancarizzati” che degli “investitori” intende risparmiare di più, in particolare per i progetti di risparmio. Questi ultimi, infatti, oggi diventano ancora più importanti e, per farsi un’idea, basti pensare che a maggio del 2019 il 60% dichiarava di avere in cantiere progetti di risparmio, che oggi salgono al 67% del campione. E non stupisce, ovviamente, che sia per i “bancarizzati” che per il fronte degli “investitori” in cima alla classifica ci sia ancora una volta e a maggior ragione oggi, la volontà di risparmiare “per emergenze”.
LA CRISI SPINGE GLI INVESTIMENTI ESG
Non sto timori, però. L’indagine rileva infatti anche un’accresciuta sensibilità verso le tematiche legate alla sostenibilità sociale e in particolare alla sicurezza e salute pubblica della popolazione. In un certo senso, pertanto, la situazione eccezionale che si sta vivendo ha focalizzato i riflettori sulla “S” dei criteri Esg. Nel frattempo cresce, rispetto a sei mesi fa, la conoscenza (dichiarata) delle tematiche Esg. Nelle scelte di investimento, infine, anche all’interno del campione, ci sono persone più interessate a capire la qualità della sostenibilità dei fondi Esg e delle aziende in cui investono, rinunciando se necessario anche ad una parte del rendimento, e altre che invece restano più attente principalmente al risultato finanziario finale: si riscontrano così due frange opposte, seppur circoscritte, ovvero una nell’ordine del 10% che ha molto a cuore l’investimento sostenibile, accanto a una nell’ordine del 3% che privilegia il rendimento, per la quale i fattori di sostenibilità ambientale e sociale restano ancora secondari. Tuttavia, va segnalato che la stragrande maggioranza si colloca su posizioni più equilibrate, tenendo in considerazione sia il rendimento prospettico di un investimento sia la sua sostenibilità e responsabilità.
