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È il messaggio chiave del convegno organizzato da PensionsEurope a Bruxelles. Nel dibattito è emersa una generale richiesta alle istituzioni di occuparsi del problema dell’adeguatezza delle pensioni
Come assicurare pensioni adeguate ai cittadini europei, in un mondo in cui cambia la fisionomia del lavoro e si vive sempre più a lungo? Il tema è stato al centro di “The Future of Work”, convegno di PensionsEurope, l’organismo che riunisce le associazioni dei fondi pensione e le istituzioni delle pensioni professionali, che si è tenuto a Bruxelles il 6 e 7 giugno.
Stijn Broecke, senior economist Ocse, ha identificato tre mega trend che ridisegneranno il mercato di lavoro, e di cui sarà necessario tenere conto nel dibattito per adeguare il mondo pensionistico alle nuove esigenze dei lavoratori: l’automazione, l’integrazione tra economie e la senescenza della popolazione. «Arrivano i robot e i lavori sono a rischio di automazione, o comunque di forti cambiamenti», ha detto Broecke, aggiungendo tuttavia che «per ora ci sono poche prove di una disoccupazione dovuta alla tecnologizzazione del lavoro, quindi questa è una buona notizia». L’automazione sta però portando anche a una maggiore polarizzazione tra i lavori, tra quelli che richiedono competenze professionali elevate e i lavori low skills, con conseguenze anche sui salari, visto che per i lavori migliori sarà sempre più difficile trovare i profili adatti. Un altro aspetto che definisce questa epoca di cambiamento sono le nuove forme di lavoro, dai contratti temporanei – anche solo di uno, due o tre mesi – alla gig economy. E la crescita del lavoro part time: «questa da un lato è una buona notizia, perché in parte corrisponde per esempio a un maggiore convolgimento delle donne nel mercato del lavoro; ma ci sono anche dei fattori preoccupanti a monte del fenomeno, come la diffusione di forme di lavoro a chiamata e il fatto che spesso le persone lavorino per un minor di numero di ore di quanto vorrebbero», aggiunge Broecke. Sul fronte del lavoro indipendente, i segnali sono invece misti: diminuisce in alcuni ambiti come l’agricoltura, cresce in altri, e spesso nasconde forme di lavoro subordinato. In tutti i casi appena descritti, argomenta l’economista, i lavoratori rischiano di non avere sufficienti contributi previdenziali per ottenere una pensione decorosa. «Molti lavoratori atipici sfuggono alla rete di protezione sociale, con il mancato accesso per esempio ai sussidi di disoccupazione e dei sussidi di maternità». Quindi, ha concluso Broecke, «chiediamo ai policy maker: cosa fate sulla social protection, state ampliando i parametri per l’accesso?».
Nel convegno è emersa una generale richiesta alle istituzioni di occuparsi del problema dell’adeguatezza delle pensioni. Janwillem Bouma, presidente di PensionsEurope, ha sottolineato che tra le raccomandazioni dell’organo di settore per la prossima Commissione sarà l’istituzione di un registro Ue di istituzioni pensionistiche riconosciute, o in alternativa la condivisione dei registri fiscali nazionali. Pensions Europe solleciterà anche interventi per promuovere l’adesione alle pensioni private, l’educazione finanziaria, gli investimenti azionari dei fondi pensione. Bouma ha sottolineato che «sono necessarie nuove soluzioni innovative, per assicurare a tutti una pensione adeguata». L’impegno riguarda le istituzioni e i Paesi Ue. Pensions Europe ha ribadito che, «considerando che le pensioni pubbliche produrrano redditi più bassi per i cittadini Ue negli anni a venire, è importante che gli stati membri incrementino le coperture e garantiscano un livello di contribuzione adeguata per le pensioni supplementari. Sollecitiamo gli stati membri a facilitare l’accesso a schemi pensionistici integrativi di alta qualità, sicuri e con efficienza di costi».
A Bruxelles ci si sta muovendo. Fausto Parente di Eiopa, l’autorità di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni, ha dichiarato in apertura dell’evento che fintech e sostenibilità finanziaria saranno prioritarie anche per la prossima Commissione, che si insedierà nel 2019. Ana Carla Pereira, head of unit modernisation of social protection systems della DG Employment della Commissione europea, ha illustrato i risultati del Pensions Adequacy Report 2019, in cui si segnalano alcuni aspetti positivi (come la diminuzione del tasso di povertà tra gli anziani e il miglioramento del replacement ratio nelle pensioni), ma anche che ci sono ancora molte sfide da affrontare per garantire adeguatezza delle pensioni e sostenibilità finanziaria dei sistemi previdenziali. Anche Pereira ha sottolineato che l’elevata percentuale (oggi il 40%) di lavoratori freelance e di contratti temporanei pongono un rischio futuro di povertà ed esclusione sociale. «In alcuni casi i lavoratori indipendenti non percepiscono la necessità di accumulare contributi per le pensioni, pertanto produrremo raccomandazioni per future iniziative in relazione alle pensioni integrative», ha detto Pereira. La funzionaria Ue ha ricordato inoltre che esiste ancora un forte gap pensionistico tra uomini e donne, dovuto non a patologie dei sistemi pensionistici ma alle perduranti disparità di genere nel mercato del lavoro: nella Ue una donna su cinque sopra i 65 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale.
Nel convegno è emersa le necessità di un sistema pensionistico “multi-pilastro”, con soluzioni innovative e un preciso impegno da parte degli stati membri a garantire l’accesso a formule integrative. L’europarlamentare Sophie in t’Veld ha dichiarato che in Europa «abbiamo bisogno di solidità nel primo e secondo pilastro (il secondo, legato alle pensioni professionali, in Italia non esiste, ndr)». In questo quadro i Pepp (Pan-European personal pension product), cioè gli schemi pensionistici volontari paneuropei, secondo in t’Veld sono «non solo “la” soluzione, ma contribuiscono a trovare una soluzione». Liina Carr, segretario confederale di Etuc, ha messo in luce che non solo i lavori atipici e flessibili di solito equivalgono a minori contributi versati (spesso perché questi lavoratori guadagnano appena per la sopravvivenza, quindi non riescono a risparmiare), ma anche che «se guardiamo alle evoluzioni del mercato, con i salari che stagnano e il costo della vita che sale, l’adeguatezza delle pensioni scompare e oggi i sistemi pensionistici non sono adatti a gestire questi fenomeni». Gli stati devono quindi muoversi, supportando le pensioni tradizionali e promuovendo i Pepp e le pensioni del terzo pilastro, secondo Carr. Per Guillaume Cravero dell’associazione Business Europe «è necessario che in Europa ci si coordini, per evitare le difficoltà legate all’attuale estrema varietà di contratti e soluzioni, e che si trovino modi per garantire miglioramenti sull’accumulazione». Secondo PensionsEurope gli stati devono identificare e rimuovere le barriere per l’accesso equo a pensioni pubbliche e private ed essere lasciati liberi di scegliere le coperture (in tema di ricorso a pensioni pubbliche e private, eventuali obblighi di contribuzione, incentivi finanziari e aspetti fiscali).