5 min
Nella giornata inaugurale del Salone del Risparmio si è dibattuto su come i risparmiatori possano avere un migliore accesso agli asset illiquidi. Bassi (Commissione europea): “Ue al lavoro su revisione Aifmd e regolamento Eltif”
Un ponte tra il risparmio delle famiglie e la ripresa economica: da tempo ormai si parla dell’importante ruolo che possono assumere i cosiddetti investimenti alternativi, un mercato in costante crescita, per soddisfare da un lato le esigenze di finanziamento dell’economia reale, e, dall’altro, i bisogni di investimento dei risparmiatori in un contesto sempre più avaro di rendimenti. Il problema dibattuto nella giornata di apertura del Salone del Risparmio, nel corso della conferenza dal titolo “Il futuro degli investimenti alternativi” è proprio come avvicinare il pubblico retail a questo genere di strumenti.
“Abbiamo l’opportunità, forse addirittura l’obbligo, di riflettere su come favorire la ripresa dell’economia e in generale la ristrutturazione della nostra società con obiettivi conformi ai nostri tempi”, ha esordito Ugo Bassi, director of Financial Markets della Commisssione europea, che ha aperto i lavori della conferenza, parlando della necessità di investimenti significativi che possano beneficiare di mercati dei capitali europei forti, liquidi e integrati, un obiettivo verso il quale si indirizzano anche gli sforzi compiuti per la costruzione della Capital Markets Union. “A livello europeo, i fondi di investimento hanno svolto un ruolo strategico nella realizzazione della Capital Markets Union, e oggi hanno un ruolo importante nella stessa ripresa economica, non solo nella necessità di assicurare accesso a fonti di investimento alternative a sostegno dell’economia reale, ma anche attraverso l’offerta di un più ampio spettro di prodotti agli investitori”.
In questo senso, prosegue Bassi, la Commissione intende individuare una serie di iniziative volte a favorire un accesso più diretto degli investitori ai mercati dei capitali privati. “Oggi ci stiamo concentrando in particolare sulla riforma della Direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (Aifmd) e del regolamento Eltif. L’obiettivo è quello di migliorare il quadro europeo relativo a questi investimenti, rispondendo alle problematiche emerse, in particolare con l’obiettivo di migliorare la trasparenza e armonizzare il regime che riguarda gli strumenti di gestione della liquidità”.
Il settore europeo dei fondi di investimenti è quasi triplicato dal 2008 a oggi, con cifre che sfiorano i 19 trilioni di euro di patrimonio gestito, e l’industria degli investimenti alternativi è stata solo leggermente colpita dalla pandemia e continua a crescere: “le masse gestite dei Fia ammontano a 7,3 trilioni di euro nel primo trimestre 2021 secondo le statistiche di Efama, e questo conferma l’orizzonte di investimento di lungo termine degli assicuratori e dei fondi pensione che sono i principali investitori di questi strumenti”, spiega Bassi. La Aifmd ha contribuito alla crescita di questa industria e allo sviluppo del mercato unico per i fondi di investimento alternativi, ma ha ancora qualche margine di miglioramento. Anche la revisione del regolamento Eltif mira a contribuire all’ulteriore sviluppo di un prodotto estremamente promettente, e per il quale c’è un grande interesse in Italia. “Stiamo lavorando alla revisione del veicolo Eltif anche per renderlo più idoneo all’investimento retail, e gli input del mercato sono fondamentali per il nostro processo decisionale”, sostiene Bassi.
Roberta D’Apice, Direttore affari legali di Assogestioni, ha sottolineato che “c’è un tema di educazione finanziaria, di conoscenza degli investitori di questi prodotti, e del ruolo importante dei consulenti finanziari che devono svolgere questa funzione di accompagnamento”. Gli spunti per avvicinare il retail agli investimenti illiquidi sono molti, e “nel Comitato fondi alternativi abbiamo parlato di introdurre una forma ibrida di fondi comuni di investimento a metà tra fondi aperti e fondi chiusi, con forme di flessibilità nelle modalità di rimborso. Qualche indicazione positiva proviene dall’Europa nell’ambito della discussione sulla revisione degli Eltif, come anche sul tema delle imprese di assicurazioni, per superare quelle limitazioni che creano un ostacolo agli investimenti nei fondi di investimento alternativi. Spazi e strumenti per promuovere l’avvicinamento degli investitori a questo mercato sicuramente ce ne sono tanti”.
Nel corso del dibattito, il managing director di Caia, Keith Black, ha parlato della regolamentazione Sec che riguarda i fondi americani, e ha portato l’esempio di due specifiche tipologie di fondi alternativi aperti al retail, gli interval funds e i tender offer funds, la cui funzione è quella di consentire un canale di collegamento tra risparmio privato ed economia reale garantendo proprio forme flessibili di gestione della liquidità: in entrambi i casi, infatti, il gestore può lanciare offerte di riacquisto delle quote del fondo consentendo agli investitori di non restare vincolati. Nel primo caso questo avviene su base regolare e predefinita, nel secondo invece avviene a discrezione del gestore alla luce della liquidità del fondo.
Giampiero Schiavo, amministratore delegato di Castello Sgr, ha fatto una panoramica dei fondi alternativi, ascrivibili a tre mondi principali – private equity, real estate e credito – tutti con diversi gradi di sviluppo ma tutti ancora monopolizzati dagli investitori istituzionali, con scarso accesso da parte del pubblico retail. Ma con ampi margini di sviluppo su questo fronte: per esempio sul direct lending, “riteniamo che prossimamente ci possa essere una crescita importante” e sull’immobiliare, in grande fermento “non solo alla luce della fame dei rendimenti, ma anche perché da una parte le banche stanno vivendo una fase di grande contrazione del credito e di deleveraging, ma anche perché vediamo un effetto importantissimo che arriverà dal PNRR, che secondo le stime porterà 60-70 miliardi di euro su infrastrutture, alberghi, riqualificazione urbana”.
Silvana Chilelli, amministratore delegato e direttore generale di Eurizon Capital Real Asset, ha fatto notare che sebbene gli istituzionali siano più consapevoli dei vantaggi in termini di rischio/rendimento dell’introduzione di una quota di asset illiquidi, le loro quote di investimento in questi prodotti sono al di sotto delle potenzialità. “Sicuramente per migliorare questa situazione ci deve essere uno sforzo dell’industria di maggiore trasparenza. Un altro punto riguarda la liquidabilità degli illiquidi, che è molto difficile ma può essere favorita da un mercato secondario sviluppato”. E ovviamente saranno necessari degli sforzi anche in termini di educazione finanziaria, perché è pur vero che i risparmiatori italiani tendono a sovrastimare il loro bisogno di liquidità. In ogni caso, anche per Chilelli l’accesso al retail è essenziale. “Per decenni le strategie e i ritorni interessanti offerti dai private market sono stati disponibili solo per pochi investitori. Ora, grazie alle novità introdotte dalla regolamentazione, anche i risparmiatori privati italiani si possono costruire portafogli alternativi diversificati e sostenibili”, aggiunge Chilelli. Leggermente fuori dal coro l’opinione invece di Alessandro Gandolfi, country head Italy di Pimco, secondo il quale il discorso sulla liquidabilità appare fuorviante. “Illiquido è tale perché non è liquidabile. Nel momento in cui aumento il livello di liquidabilità, normalmente rinuncio a una parte del rendimento, di cui non necessariamente conosco la fonte”.
Mauro Sbroggiò, ceo di Finint Sgr, è convinto che il nostro futuro si gioca sul doppio binario dei fondi che arriveranno dal PNRR e la capacità di indirizzare i risparmi verso l’economia reale. “Sono d’accordo sul fatto che ci sia un problema psicologico e di deficit formativo del risparmiatore italiano, che cerca la liquidità a volte anche in maniera poco sensata, anche a costo di perdere fette di rendimento importanti”. In ogni caso, “bisogna pensare a fondi in cui si può scegliere se prendere una classe più o meno liquida; a livello regolamentare ci sono diverse soluzioni possibili che sono state proposte, per esempio con la creazione di figure intermedie tra investitori professionali e retail”, afferma Broggiò.
Carmine Di Noia, commissario Consob, ha sottolineato l’importanza dell’incrocio di domanda e offerta di investimento. “Regolamentazione e vigilanza possono fare molto, ma non è la regolamentazione che crea il mercato”, ha detto Di Noia, ricordando la proliferazione dell’offerta di fondi di investimento nei 40 anni dopo l’introduzione di regole in materia. “Il dibattito sui fondi alternativi tocca un tema di politica di investimento da un lato e aspetti più tecnici legati alle modalità di rimborso delle quote dall’altro, e in tutti gli interventi ascoltati nel corso di questa conferenza è emerso in modo abbastanza chiaro che tutte le soluzioni hanno pro e contro”. Per Di Noia, serve un cambio di pensiero e cambio di passo, per capire i diversi profili di rischio/rendimento legato a queste forme di investimento, e il ruolo degli asset manager è importante per far capire che non ci sono “pasti gratis”. “Da ultimo, dobbiamo promuovere la domanda ma liberare anche una maggiore offerta, nell’interesse degli investitori, perché non esiste tutela se non esiste un mercato sottostante”, spiega Di Noia.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.