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Bankitalia: tra il 2021 e il 2022 la spesa è salita a 530 milioni. Progetti in aumento, istituti di credito principali investitori. E i maggiori benefici sono per le famiglie
Il fintech italiano corre veloce. Lo dimostra la spesa dell’industria finanziaria tricolore, che nel biennio 2021-2022 tocca quota 530 milioni di euro, in aumento rispetto ai 456 milioni dei due anni precedenti. Una rivoluzione inarrestabile, come emerge chiaramente dalla terza indagine targata Banca d’Italia, condotta nel primo semestre del 2021 su 59 gruppi bancari, 53 banche non appartenenti a gruppi e 51 intermediari non bancari.
Il Covid non ferma la rivoluzione fintech
Stando ai numeri di via Nazionale, aumento gli intermediari investitori, che passano da 77 a 96, e i progetti, da 267 a 329. A partire dal 2023 e fino alla messa in produzione, si legge nel report, i progetti censiti comporteranno ulteriori spese per 281 milioni di euro. E l’epidemia di Covid-19 non ha inciso sostanzialmente sullo stato di avanzamento dei progetti, determinando una rimodulazione degli investimenti soltanto in 39 casi, pari all’11% del totale.
A rallentare o impedire gli investimenti sono soprattutto fattori di ordine economico: insufficiente domanda attesa per i prodotti e i servizi generati dagli investimenti (16%), costo finanziario dell’investimento (12%), reperimento del personale (11%). Ma anche ragioni di tipo tecnologico: scarsa interoperabilità tra vecchi e nuovi sistemi, complessità nel controllo dei rischi per la sicurezza informatica (30%).
Banche protagoniste
Le banche rappresentano ancora i principali soggetti investitori, forti del 76,5% della spesa complessiva. Spesa che resta ancora distribuita su un limitato numero di intermediari, in ulteriore concentrazione: i primi dieci investitori pesano per l’84,7% degli investimenti totali, circa 5 punti in più rispetto alla precedente indagine. Tra questi, banche di piccole e medie dimensioni e intermediari creditizi non bancari. Per il biennio 2019-2020 la spesa fintech del sistema bancario ha rappresentato il 3,1% di quella per l’acquisto di software, hardware e impianti tecnologici e per il funzionamento dei sistemi It, contro l’1,5% del biennio precedente.
Per quanto riguarda le modalità dei progetti di investimento in ambito fintech, il 46% degli intermediari ha stretto almeno un rapporto di collaborazione con società e istituzioni terze, oppure ha affidato a queste ultime l’intero ciclo di realizzazione del progetto: un modello che risponde all’esigenza di assicurarsi tecnologie avanzate altrimenti non disponibili al proprio interno e di accelerare i tempi. L’analisi ha rilevato 330 accordi di partnership riferibili a 199 imprese, di cui circa i due terzi con sede legale in Italia (tre quarti si trovano in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna). I rapporti con le imprese sono quasi sempre esclusivi, pochi i casi di collaborazione con più di un intermediario. Un’altra opzione percorsa è stata la partecipazione diretta in imprese: Bankitalia ha stimato un valore di 204 milioni di euro, riferibile a 28 intermediari
Fintech, per le famiglie i maggiori benefici
A beneficiare delle innovazioni dovute agli investimenti in ambito fintech sono in oltre la metà dei casi le famiglie consumatrici, per un quarto le imprese. Secondo l’analisi Bankitalia, gli ambiti in cui sono attesi i maggiori miglioramenti riguardano l’informativa precontrattuale, contrattuale e periodica. La “customer experience” degli utenti migliorerà grazie alla dematerializzazione della documentazione , che consentirà alla clientela di consultare più facilmente le informazioni rilevanti relative al prodotto acquistato, grazie alla firma digitale e agli strumenti di assistenza automatica. Più in generale le interazioni con la clientela dovrebbero beneficiare degli investimenti per migliorare la navigabilità delle app e dei siti internet.
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