Fondi pensione Ue, asset in crescita a quota 2.939 miliardi
Più 168 miliardi nel secondo trimestre. In testa le partecipazioni nei fondi di investimento, seguite dalle obbligazioni e, a distanza, dalle azioni
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Con la pandemia sale l’insicurezza pensionistica. Riduzione dei contributi, minori rendimenti degli investimenti e debito pubblico più elevato contribuiranno infatti a far aumentare la pressione sui sistemi pensionistici di tutto il mondo, già provati a causa dei cambiamenti demografici e sistemici a cui ogni Paese sta da tempo cercando di rispondere. E’ questa in sintesi la conclusione più evidente del 12° indice annuale Mercer, condotto quest’anno con CFA Institute.
“La recessione economica causata dalla crisi sanitaria globale ha portato a minori contributi pensionistici, minori rendimenti degli investimenti e maggiore debito pubblico nella maggior parte dei paesi – spiega Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia -. Inevitabilmente, ciò avrà un impatto sulle pensioni future. Alcuni saranno chiamati a lavorare più a lungo; altri dovranno accontentarsi di un tenore di vita inferiore in pensione. La ricerca intende come ogni anno portare alla luce best-practice condivisibili, senza dimenticare che ogni Paese ha caratteristiche diverse nell’impostazione di base del sistema. È tuttavia critico che i governi riflettano sui punti di forza e di debolezza dei loro sistemi per garantire un futuro sostenibile alle generazioni più anziane”.
“Anche prima di Covid-19, il problema del bilanciamento tra investimenti implementati e rendimenti attesi per la platea dei beneficiari era cruciale per molti sistemi pensionistici – sottolinea Luca De Biasi, wealth business leader Mercer Italia – . Molti governi in tutto il mondo hanno risposto alla pandemia con uno stimolo fiscale sostanziale e le banche centrali hanno adottato politiche monetarie non convenzionali e particolarmente accomodanti. Adesso l’era dei tassi bassi, dei premi al rischio molto compressi pone delle sfide importanti nell’ambito della sostenibilità delle pensioni future, il tutto aggravato dalla crisi economica globale generata dalla pandemia. Elementi che vanno aggiungendosi alle normali sfide della gestione del rischio in un portafoglio pensionistico. Penso per l’Italia ai Fondi pensione ed alle Casse di previdenza”.
Un sistema, quello italiano, il cui risparmio complessivo è stato quantificato davanti alla Commissione bicamerale di controllo sugli Enti previdenziali dal presidente Covip, Mario Padula, in oltre i 280 miliardi di euro, specificando che “riguarda oltre 10 milioni di soggetti, fra iscritti e pensionati”, di cui oltre 8 milioni associati ai fondi pensione e i restanti alle Casse di previdenza private dei professionisti.
“La ricerca Mercer riflette da anni sull’efficacia dei sistemi pensionistici, sui punti di forza e debolezza delle diverse impostazioni e, sebbene non esista un modello pensionistico “universale” il Global Pension Index fornisce informazioni comparative che possono aiutare ogni Paese a valorizzare le specificità del proprio sistema. Come CFA Institute siamo entusiasti di sponsorizzare il Global Pension Index di quest’anno e non vediamo l’ora di potere, attraverso questo sforzo di collaborazione, attivare un dialogo con la società civile e la Pubblica Amministrazione, che ponga sotto i riflettori i punti di attenzione evidenziati per il sistema-Paese” sottolinea Giancarlo Sandrin, Presidente di CFA Society Italy.
E anche quest’anno l’Italia non svetta nel Global Pension Index di Mercer, che aggrega i dati basati su oltre 40 indicatori, relativi a diversi Paesi, suddivisi in tre macro-aree: Adeguatezza, Sostenibilità e Integrità. I punteggi più alti sono stati attribuiti ai Paesi Bassi per l’adeguatezza (81,5), alla Danimarca per la sostenibilità (82,6) e alla Finlandia per l’integrità (93,5). I punteggi più bassi sono stati attribuiti, invece, al Messico per l’adeguatezza (36,5), all’Italia ancora una volta per la sostenibilità (18,8) e alle Filippine per l’integrità (34,8).
I Paesi Bassi hanno registrato il valore più alto (82,6) e hanno mantenuto la prima posizione anche nella classifica generale, nonostante le significative riforme pensionistiche in atto; la Tailandia ha fatto registrare il valore dell’indice più basso (40,8).
Rispetto all’Italia, secondo Morelli il report suggerisce anche quest’anno di continuare ad aumentare la copertura del sistema pensionistico privato, sia in termini di partecipazione che di asset investiti a disposizione per pagare le prestazioni nel futuro, per garantire un elevato tasso di sostituzione tra reddito da lavoro e reddito da pensione. Ma sarebbe opportuno anche insistere nel far crescere il tasso di partecipazione al mondo del lavoro della popolazione di tutte le età, ed ampliando la partecipazione in età matura. Infine, necessario è per Morelli, alla luce dei dati, anche limitare l’accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento e ridurre l’ammontare del debito pubblico, per il suo impatto diretto sul primo pilastro pensionistico.
“Con un’aspettativa di vita sempre più lunga, un tasso di crescita economica globale e nazionale in potenziale contrazione e un alto livello del debito, il Report continua ad ammonire l’Italia rispetto ai punti deboli del sistema – argomenta De Biasi – Attraverso un approccio maggiormente diversificato al sistema pensionistico, che tenga conto di pilastri previdenziali costruiti anche a livello individuale, il sistema Paese garantirebbe maggiore sostenibilità del benessere finanziario per i singoli”.
Il valore di Adeguatezza è superiore alla media, con un punteggio di 66.7 (contro 60.9 punti di media) e rende l’Italia assimilabile alla Svezia (65.4 punti) e all’Austria (65.2 punti). Anche il valore dell’Integrità, di 74.4 punti, supera la media pari a 71.3 punti, ancora una volta rendendolo vicino al valore austriaco di 74.6 punti, e a quello dell’Irlanda – 76.5 punti. Diverso invece il risultato ottenuto nell’area delle Sostenibilità, dove l’Italia raggiunge 18.8 punti a confronto con una media di 50 punti, ottenendo così l’ultimo posto in classifica in questa area – una posizione a fondo scala che l’Italia ricopre sin dall’ingresso nella classifica nel 2014. Quest’area, come detto, misura la capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione nel futuro, ed in tal senso mette in evidenza la debolezza di numerosi sistemi pensionistici. Assimilabili alla situazione italiana in questa area ci sono Austria con 22.1 punti, Spagna (27.5 punti), Turchia (24.9 punti) e Brasile (22.3 punti).
“È interessante notare che i sistemi pensionistici dei due paesi leader della ricerca, Paesi Bassi e Danimarca, non hanno consentito l’accesso anticipato per i singoli al patrimonio pensionistico, nonostante il risparmio pensionistico totale sia in entrambi i casi superiore al 150% del Pil del paese”, segnala Sandrin.
“L’attuazione di riforme nell’ambito più vasto dei sistemi pensionistici rimane un tema chiave, e non solo in Italia. La curva demografica di molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, impatterà altresì sulla spesa per il welfare, con impatti diretti sui sistemi previdenziale e sanitario. Non prendere in considerazione il segnale di attenzione che dal 2014 il Report ci invia sarebbe un errore: la vera area di miglioramento, per l’Italia, ha a che fare con la mancanza di un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico. In una prospettiva di medio-lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, sia per le generazioni anziane, che potrebbero ancora voler contribuire al benessere più ampio del sistema Paese, sia per le giovani generazioni, che rischiano di dover pagare un conto insopportabile”, continua Morelli.
“Sebbene l’adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più che soddisfacente, il valore della macro area sostenibilità ci dice che questo in futuro potrebbe non essere più vero. Le ragioni sono da ricercarsi nella minima adesione a piani pensionistici privati e nel conseguente livello di attività delle pensioni private, rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati”, conclude De Biasi, invitando singoli e collettività a porre questo tema sotto la lente, per una riflessione pacata con prospettive di lungo termine.
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