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Con un aumento del 10% di tutte le tariffe mondiali la crescita globale si ridurrebbe dell’1%, quella degli Stati Uniti del 2 e il commercio globale del 2,5 per cento
“Il 2018 potrebbe anche essere l’anno che segna l’inizio di una vera e propria guerra commerciale. Tuttavia non siamo ancora a quel punto se prendiamo in considerazioni due aspetti: al momento è una contrapposizione degli Stati Uniti con il resto del mondo e l’aumento delle tariffe non ha ancora raggiunto i livelli delle precedenti guerre commerciali. Tuttavia ci sono già segnali che destano preoccupazione, accentuati dall’impressione che D. Trump non si fermerà qui”. Gli esperti di Amundi analizzano l’eventuale impatto di un’effettiva guerra dei dazi sull’economia mondiale.
“Con un aumento del 10% di tutte le tariffe mondiali – calcolano gli economisti – la crescita globale si ridurrebbe dell’1%, la crescita degli Stati Uniti del 2% e il commercio globale del 2,5%. Le perdite potrebbero ammontare a 3 o 4 punti del Pil (negli Stati Uniti, in Cina e in Europa) se la situazione attuale dovesse evolvere in una guerra commerciale classica (segnata da un forte aumento di tutte le tariffe, con livelli simili a quelli raggiunti durante precedenti guerre commerciali), con un impatto significativo sui mercati finanziari e sulla fiducia degli investitori”.
Insomma, per gli esperti di Amundi“le conseguenze sarebbero simili a quelle della Grande Recessione del 2008-2009 e potrebbero essere persino peggiori per le economie più aperte. Qualcuno potrebbe addirittura temere la scomparsa della World Trade Organization (WTO), ovvero l’Organizzazione mondiale del commercio, come potenziale danno collaterale di un’intensa guerra commerciale”.