Schroders taglia le stime sull’Eurozona. Colpa dei dazi
La crescita del Pil 2018 rivista dal 2,4 al 2%. È il secondo downgrade consecutivo
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Matt Miller, Economista politico di Capital Group, fa il punto sulle ripercussioni della guerra commerciale in atto: “L’annuncio iniziale dei dazi statunitensi ha preceduto la prima correzione di mercato dal 2016. Da allora, le azioni si sono spesso mosse in linea con le notizie sul commercio globale. I mercati hanno registrato fortissimi rimbalzi quando nella prima settimana di aprile si è assistito a una serie di crescenti minacce tra gli Usa e la Cina”.
“Con l’affievolirsi delle notizie sul commercio – prosegue l’analista – gli investitori sono tornati agli asset più rischiosi. I mercati hanno visto movimenti al rialzo fino a fine giugno, quando gli Stati Uniti hanno minacciato dazi per 200 miliardi di dollari sui beni cinesi, spingendo nuovamente i mercati al ribasso”
Secondo Matt Miller “la situazione è ancora in divenire. Soltanto la scorsa settimana, gli Usa sono passati dal prospettare possibili dazi nel settore automobilistico a rilasciare una dichiarazione congiunta con il presidente della Commissione europea che annuncia l’intenzione di lavorare per “abbattere tutti i dazi, le barriere e i sussidi”.
Quindi “gran parte della volatilità è imputabile al tentativo degli investitori di interpretare in quale misura le minacce si sarebbero concretizzate. Finora ciò è avvenuto limitatamente, sebbene la situazione sia in continua evoluzione”.
Per l’esperto di Capital Group “anche se la battaglia entra nel vivo, non bisogna dare per scontato che lo stile di negoziazione insolito e aggressivo del presidente Trump preceda un’impetuosa guerra commerciale che sarebbe dannosa per entrambe le parti. Mentre ciascuna delle parti studia l’altra e ne mette alla prova la tempra e i veri obiettivi, è probabile che attraverseremo un periodo destabilizzante con uno ‘scambio di fendenti’ che potrebbe innervosire i mercati e le società coinvolte nel fuoco incrociato”.
